Si intensifica ulteriormente la battaglia sul prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 (QFP), in vista della proposta di un nuovo documento negoziale da parte della presidenza irlandese del Consiglio UE, che dovrebbe essere diffuso sabato 10 ottobre. L’obiettivo della presidenza irlandese è trovare un compromesso tra i Paesi UE entro la fine del 2026, prima che le elezioni nazionali previste in alcuni dei principali Stati membri possano alterare gli equilibri politici e complicare ulteriormente la trattativa.

Il quadro finanziario pluriennale è il programma di bilancio settennale dell’UE e vale circa l’1% del reddito nazionale lordo dell’Unione europea. Stabilisce i tetti di spesa e assegna i finanziamenti ai principali settori politici del blocco, tra cui coesione, agricoltura, competitività, azione esterna, migrazione, sicurezza e amministrazione. Il prossimo quadro sostituirà l’attuale bilancio 2021-2027 e definirà la capacità finanziaria dell’UE per gran parte del prossimo decennio.

Con ormai tre mesi a disposizione prima della scadenza, la sfida è colmare la distanza tra un gruppo di Paesi del Nord, i cosiddetti “frugali” guidati dalla Germania, che spingono per tagliare di centinaia di miliardi la proposta della Commissione europea da quasi 2.000 miliardi di euro, e un blocco rivale di Paesi del Sud e dell’Est, i cosiddetti “amici della coesione”, che chiedono un aumento complessivo dei sussidi agricoli e dei trasferimenti alle regioni.

Nel corso del dibattito di mercoledì alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, ha affermato che il nuovo testo di compromesso cercherà di riflettere “nel modo più accurato possibile” l’equilibrio delle posizioni tra le 27 capitali nazionali.

“Trovare un equilibrio implica decisioni difficili”, ha affermato Byrne. “Non possiamo accontentare tutti. Speriamo, tuttavia, che ognuno possa trovare qualcosa di utile in questo compromesso”.

La presidenza irlandese sta inoltre spingendo per nuove entrate europee, le cosiddette “risorse proprie”, come parte di un compromesso. In merito, Byrne ha affermato che qualsiasi pacchetto deve raccogliere fondi consistenti, ottenere il sostegno unanime di tutti gli Stati membri ed essere pronto a entrare in vigore entro il 2028. L’introduzione di nuove risorse proprie è uno degli elementi più delicati dei negoziati sul bilancio.

Nella sua proposta iniziale, la Commissione ha articolato il bilancio in quattro grandi categorie: agricoltura e coesione, competitività e sicurezza, aiuti esteri e costi di funzionamento delle istituzioni UE. I governi restano tuttavia divisi su quante risorse assegnare a ciascuna area. La proposta della Commissione prevede inoltre cinque nuove risorse proprie basate su ETS, CBAM, rifiuti elettronici non raccolti, accise sul tabacco e un contributo delle grandi imprese con fatturato superiore a 100 milioni di euro. Secondo la Commissione, queste nuove fonti genererebbero circa 58,5 miliardi di euro all’anno a prezzi correnti; a prezzi 2025, le stime delle cinque voci ammontano complessivamente a circa 44 miliardi l’anno.

A fine settembre i “frugali”, guidati dalla Germania, hanno messo nero su bianco in una lettera indirizzata alla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE le loro principali linee rosse: un taglio di centinaia di miliardi alla proposta della Commissione da circa 2.000 miliardi; no a un ulteriore aumento del bilancio UE per finanziare le nuove priorità; più risorse a difesa, competitività e innovazione; riduzione del peso di PAC e fondi di coesione; no a nuovo debito comune europeo; forte cautela sulle nuove risorse proprie.

Alle linee rosse dei “frugali” ha risposto pochi giorni dopo il gruppo degli “Amici della coesione” (che vede come guida Italia e Romania) che a sua volta ha inviato alla presidenza irlandese del Consiglio una lettera con la richiesta di preservare come priorità l’agricoltura e la politica di coesione, contestando l’idea di una “modernizzazione” del bilancio 2028-2034 concentrata soltanto su competitività, ricerca e difesa.

Durante il dibattito al Parlamento europeo, il commissario al Bilancio, Piotr Serafin, ha sottolineato che “alcune capitali continuano a considerare il bilancio dell’UE come i contabili considerano i bilanci: quanto metto dentro e quanto ne ricavo. Questo approccio era fuorviante in passato, ma con il nostro bilancio moderno è del tutto inadeguato”. Il bilancio dell’UE affronta sfide comuni che non possono essere affrontate da un singolo Stato membro o che probabilmente sarebbero molto più costose se gli Stati tentassero di farlo da soli, in isolamento, ha aggiunto.

In questo quadro entra in gioco la posizione del Parlamento europeo, che ha già formulato la sua proposta la scorsa primavera, chiedendo un bilancio di circa il 10% superiore rispetto alla proposta dell’esecutivo UE. Per quanto riguarda le risorse proprie, l’Eurocamera chiede nuove entrate per almeno 60 miliardi di euro all’anno, aprendo anche a prelievi sui servizi digitali, sul gioco online e sulle cripto-attività. Il bilancio rappresenta uno degli ambiti in cui il Parlamento europeo dispone dei poteri più incisivi: sul QFP l’Eurocamera non può modificare il testo finale concordato dai governi, ma deve concedere il proprio consenso e può quindi bloccarne l’adozione.

Durante il dibattito, i due relatori sul QFP e i rappresentanti della maggior parte dei gruppi politici hanno ribadito la posizione adottata lo scorso aprile. Il correlatore per il PPE, Siegfried Mureșan, ha avvertito che “qualsiasi taglio al bilancio che indebolisca l’Europa nei prossimi anni non sarà accettato dal Parlamento”. L’eurodeputato rumeno ha aggiunto che il Parlamento UE “non approverà un bilancio che non ci permetta di raggiungere i nostri obiettivi o che comprometta la nostra capacità di reagire in caso di crisi o eventi imprevisti”.

Mureșan ha affermato che la Commissione ha proposto un bilancio per il periodo 2028-2034 allo stesso livello dell’attuale bilancio 2021-2027, nonostante le crescenti difficoltà. La proposta della Commissione rappresenta l’1,15% del reddito nazionale lordo degli Stati membri, mentre l’attuale quadro finanziario pluriennale, al momento della sua presentazione, corrispondeva all’1,14% del RNL degli Stati membri. “Qualsiasi ulteriore riduzione al di sotto della proposta della Commissione indebolirebbe l’Europa”, ha insistito. Mureșan ha sottolineato che, mentre i bilanci nazionali sono cresciuti del 68% negli ultimi sette anni in termini assoluti, il bilancio dell’UE non ha tenuto il passo; la percezione di un bilancio UE in continua crescita è semplicemente errata.

Da parte sua, la correlatrice del gruppo dei Socialisti e Democratici, Carla Tavares, ha osservato che l’UE non si trova più ad affrontare semplici crisi temporanee, ma “sfide strutturali”. In questo contesto, la risposta “deve essere altrettanto strutturale e ambiziosa”. Parlando della posizione del Parlamento, ha aggiunto: “Non chiediamo ‘più soldi’. Chiediamo risorse commisurate alle responsabilità assegnate all’UE”.

Tutti concordano, ha osservato Tavares, sul fatto che l’Europa abbia bisogno di un bilancio più consistente per realizzare priorità quali la competitività, l’indipendenza energetica, la sicurezza, il clima, l’istruzione e la sanità, mentre alcuni membri del Consiglio chiedono un bilancio più ridotto e rifiutano nuove risorse proprie. “Questo significa volere un’Europa di prima classe con un bilancio di seconda classe! Non è ambizione, è una contraddizione! E finirà per danneggiare gli europei”, ha avvertito.

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