Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto e la presidente del Comitato europeo delle regioni, Kata Tüttö, hanno inaugurato oggi a Bruxelles la 24esima Settimana europea delle regioni e delle città, che proseguirà fino al 14 ottobre. Nel corso della conferenza stampa di apertura, i due hanno delineato visioni differenti sul futuro della politica di coesione nel prossimo quadro finanziario pluriennale. Fitto ha difeso la proposta della Commissione, sostenendo che mantiene risorse comparabili a quelle attuali, seppure attraverso un modello diverso. Tüttö ha invece lanciato un avvertimento: se gli Stati membri accetteranno di relegare la coesione a una delle priorità dei piani nazionali, alla prossima discussione sul bilancio “non ci sarà più una politica di coesione”.
Il confronto arriva a pochi giorni dal Consiglio europeo del 15 ottobre. In vista dell’appuntamento, la presidenza irlandese ha aggiornato la negotiating box, il documento che raccoglie le opzioni negoziali sul bilancio, con l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine del 2026. Alla domanda sul testo circolato nel fine settimana, Fitto ha risposto che la Commissione è al lavoro sulla sua analisi e continuerà il confronto con la presidenza, i governi nazionali, il Parlamento europeo e il presidente del Consiglio europeo, senza entrare nei dettagli.
QFP, si alza lo scontro in vista della “negotiating box” della presidenza irlandese del Consiglio UE
Risorse, architettura e governance del bilancio
Come possono le regioni restare forti se vengono meno i finanziamenti? Rispondendo a questa domanda, Fitto ha contestato l’idea che la proposta europea comporti una riduzione delle risorse disponibili. I finanziamenti previsti, ha spiegato, sono comparabili a quelli degli attuali programmi: “Abbiamo un metodo diverso ma non meno risorse”. La riforma punta inoltre a semplificare l’attuale sistema, sostituendo oltre 500 programmi con 27 piani nazionali e regionali di partenariato. Fitto ha ricordato che il regolamento mantiene sia le tre categorie di regioni sia il principio della coesione.
Tüttö ha invece articolato le sue obiezioni attorno a tre questioni: dimensione del bilancio, architettura degli strumenti e governance. Sul primo punto, ha osservato che il bilancio comune dell’Ue ammonta a circa 250 miliardi di euro l’anno, una cifra paragonabile al Pil annuale del Lazio. Quanto all’architettura, ha denunciato il passaggio da politiche costruite sulle specificità dei territori a strumenti place-blind, meno legati ai contesti locali e maggiormente orientati al principio dell’eccellenza.
A sostegno della sua posizione, ha richiamato uno studio pubblicato ad agosto secondo cui, a parità di spesa, gli investimenti basati sui territori (place-based) generano un Pil quasi equivalente a quello prodotto da investimenti guidati da missioni come Horizon, ma creano un numero di posti di lavoro tre volte superiore.
Il terzo nodo riguarda la governance. Secondo Tüttö, la riforma concentra maggiormente il controllo nelle mani della Commissione, sia per la parte del bilancio gestita direttamente a livello europeo sia per l’introduzione di un sistema basato su traguardi e obiettivi, modellato sul Dispositivo per la ripresa e la resilienza. La presidente del Comitato ha inoltre avvertito che l’eliminazione delle barriere nel mercato unico potrebbe intensificare la concorrenza tra territori europei. Senza strumenti di compensazione, ha sostenuto, il risultato rischia di essere un’Unione “più fragile e meno coesa”.
Regioni orientali di confine e flessibilità dei fondi
Un giornalista di Radio Romania ha chiesto se i finanziamenti destinati alle regioni orientali di confine saranno protetti da eventuali tagli e vincolati all’interno dei piani nazionali. La domanda richiamava una dichiarazione rilasciata da Tüttö un mese prima, quando la presidente aveva sostenuto che le risorse per la sicurezza dovessero aggiungersi ai fondi esistenti, anziché essere sottratte alla politica di coesione.
Fitto non ha fornito garanzie su un vincolo specifico. Ha ricordato che, nell’ambito della revisione intermedia dei programmi di coesione, 12 miliardi dei circa 35 miliardi di euro riallocati sono stati destinati alla difesa. La riprogrammazione, ha spiegato, è avvenuta su richiesta di Paesi baltici, Finlandia e altri Stati di confine, anche attraverso investimenti a duplice uso civile e militare. Fitto ha aggiunto che le strategie territoriali serviranno da riferimento per la preparazione dei futuri piani, mentre le decisioni finali spetteranno al Consiglio e al Parlamento europeo.
Tüttö ha ribadito la richiesta di una politica di coesione europea “autonoma e forte”. Un vincolo di destinazione, ha spiegato, contribuirebbe a evitare che le diverse priorità entrino in competizione tra loro, soprattutto in un sistema in cui molte scelte vengono trasferite dal livello europeo a quello nazionale.
La presidente ha paragonato la preparazione dei piani a un “sudoku” e descritto la competizione per le risorse come una sorta di Hunger Games tra sicurezza alimentare, coesione sociale, politiche abitative, gestione dell’acqua, migrazione e sostegno alle regioni di confine. Ha inoltre osservato che le scadenze elettorali spingono i governi nazionali a privilegiare sempre più spesso obiettivi di breve periodo.
Un’altra domanda, posta da una giornalista croata, ha riguardato i possibili tagli agli strumenti di flessibilità e alle riserve di bilancio. Fitto non ha affrontato direttamente la questione. Tüttö ha invece sottolineato che gli enti locali hanno bisogno di finanziamenti prevedibili e disponibili nel lungo periodo, sostenendo che una riduzione della coesione si tradurrebbe anche in minori investimenti a favore della competitività.
Il ruolo delle regioni e il programma della settimana
Interpellato da un giornalista sul clima di incertezza che circonda il futuro della politica di coesione, Fitto ha insistito sulla necessità di mantenere aperto il dialogo con le regioni, precisando che il loro ruolo dovrà essere adeguato al nuovo assetto. Le competenze regionali, ha osservato, variano sensibilmente da uno Stato membro all’altro: in alcuni Paesi le regioni dispongono di poteri costituzionali e gestiscono direttamente i programmi. In questi casi, ha affermato, il loro ruolo “va ridisegnato”.
Tüttö ha riferito che le preoccupazioni non riguardano soltanto i territori dell’Europa centrale e orientale, ma anche le regioni tedesche, austriache, spagnole e italiane. Le rassicurazioni ricevute finora non sono sufficienti a dissipare i timori, ha sostenuto, pur riconoscendo l’impegno di Fitto a favore della politica di coesione.
Presentando il programma della settimana, la presidente del Comitato delle regioni ha annunciato oltre 4.800 partecipanti, 80 sessioni e il coinvolgimento di 121 regioni, a cui si aggiungono circa 100 appuntamenti organizzati negli Stati membri. Fitto ha invece richiamato il lavoro in corso sulla strategia sul diritto a restare e sulle iniziative per la competitività. Ha ricordato, in particolare, che la revisione intermedia ha consentito di destinare 15 miliardi di euro alla competitività e oltre 3 miliardi agli alloggi. L’Italia ha riprogrammato circa 7 miliardi di euro.
Il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale resta segnato dalle divergenze tra i Paesi più attenti al contenimento della spesa comune e gli Amici della coesione, il gruppo di Stati che chiede di preservare il peso della politica di coesione. La proposta negoziale presentata dalla presidenza cipriota a giugno prevedeva un taglio del 2% rispetto alla proposta della Commissione, a conferma delle tensioni ancora aperte sulla distribuzione delle risorse europee.

