Diciassette Stati membri del gruppo degli “Amici della coesione” hanno inviato alla presidenza irlandese del Consiglio una lettera in cui chiedono che agricoltura e politica di coesione restino tra le priorità del bilancio pluriennale dell’Unione 2028-2034. Il testo, reso noto il 2 ottobre, arriva pochi giorni dopo l’iniziativa opposta dei sei Paesi cosiddetti frugali, che chiedono tagli per diverse centinaia di miliardi di euro, e poco prima della proposta di compromesso che la presidenza di Dublino dovrebbe presentare.
L’iniziativa è stata promossa dall’Italia e dalla Romania. Sul suo profilo X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto di aver riunito insieme al presidente romeno Nicusor Dan i 17 Stati attorno all’obiettivo di “mantenere l’agricoltura e la coesione tra le priorità centrali” del prossimo bilancio. La lettera è indirizzata al primo ministro irlandese Micheál Martin, la cui presidenza di turno sta preparando il testo negoziale. I firmatari, sempre secondo Dire, sono Italia, Romania, Bulgaria, Cipro, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Spagna.
Cosa chiedono i 17 Paesi
Secondo Agence Europe, i firmatari contestano l’idea di una “modernizzazione” del bilancio 2028-2034 concentrata soltanto su competitività, ricerca e difesa. Sostengono che i fondi per la coesione e per la Politica agricola comune vadano preservati nel loro complesso, perché già la proposta iniziale della Commissione del luglio 2025 comporta per queste politiche una riduzione in termini reali, pur a fronte di un aumento del bilancio complessivo.
Le nuove esigenze in materia di sicurezza e difesa, competitività, connettività ed energia, non devono andare a scapito delle politiche previste dai Trattati. Il volume complessivo del quadro negoziale della presidenza cipriota, precedente a quella irlandese, viene indicato come base di riferimento per rispondere a tutte queste esigenze, e il testo aggiunge che “non è il momento, per l’Europa, di ridimensionare le proprie ambizioni”.
Per sostenere le nuove priorità senza intaccare Pac e coesione, i 17 Paesi chiedono di individuare “risorse aggiuntive” che alleggeriscano la pressione sui bilanci nazionali e sostengono l’ipotesi di “strumenti di debito europei mirati” per finanziare priorità strategiche chiaramente identificate. Chiedono inoltre di escludere dal prossimo bilancio il sistema delle correzioni sui contributi nazionali, i cosiddetti rebate, di cui beneficiano alcuni Paesi contributori netti.
Il fronte dei “frugali”
La lettera risponde a un’iniziativa di segno opposto. Il 28 settembre i leader di Germania, Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia hanno scritto a Martin chiedendo che la proposta della Commissione venga ridotta di “diverse centinaia di miliardi di euro” e che tutte le voci di spesa contribuiscano ai risparmi. I sei firmatari sostengono, come riportato da dpa, di finanziare da soli quasi il 40% dei contributi degli Stati membri e che i contributori netti, pur essendo minoranza, sopportano circa tre quarti dell’onere complessivo.
Il bilancio proposto dalla Commissione, di poco inferiore ai 2.000 miliardi di euro, rappresenterebbe un aumento nominale del 60% rispetto a quello in vigore, un livello che i sei Paesi definiscono “non realistico”. Secondo il Financial Times, citato dallo stesso giornale, un diplomatico di uno dei sei Paesi avrebbe affermato che quest’anno non ci sarà un accordo senza tagli di centinaia di miliardi. I frugali chiedono anche di orientare la spesa verso difesa e sicurezza, innovazione e contrasto alla migrazione irregolare.
I firmatari della lettera sulla coesione sono in larga parte Paesi beneficiari netti, tra cui Romania, Ungheria e Portogallo, ma comprendono anche l’Italia, che è contributore netto, nota Rapporteur. Il gruppo rappresenta la maggioranza degli Stati membri.
La presidenza irlandese presenterà un nuovo testo negoziale, il cosiddetto negotiating box, che Rapporteur colloca a pochi giorni dalla pubblicazione della lettera e che precederebbe il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. I negoziati sono entrati in una fase decisiva, con l’obiettivo di un accordo entro la fine dell’anno.
La lettera costituisce una presa di posizione politica rilevante ma non modifica il bilancio europeo né aumenta automaticamente le risorse della Pac. Il bilancio pluriennale richiede l’approvazione di tutti i 27 Stati membri.

