La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea prova a trovare un compromesso tra i Paesi membri sul Quadro finanziario pluriennale (QFP), proponendo un taglio dell’8% rispetto alla proposta della Commissione UE del 2025. La pressione per raggiungere un accordo sul bilancio pluriennale dell’UE è in aumento in vista della scadenza dell’obiettivo del 2026, fortemente richiesto dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nel timore che le elezioni del 2027 in Francia, Polonia e Italia possano far deragliare i negoziati.

La proposta negoziale è stata illustrata sabato, 10 ottobre, ai giornalisti a Bruxelles dal ministro irlandese per gli Affari europei e la Difesa, Thomas Byrne. Nello specifico, l’Irlanda propone di tagliare circa 159 miliardi di euro dal progetto di bilancio della Commissione europea, che ammonta a quasi 2.000 miliardi di euro, mentre i Paesi dell’UE rimangono profondamente divisi su quanto il blocco dovrebbe spendere e a chi dovrebbero essere destinati i fondi.

Secondo Byrne, il taglio proposto rappresenterebbe un “importante passo avanti”, ammettendo che il lavoro è tutt’altro che concluso. “La proposta negoziale che presentiamo oggi non è il risultato finale”, ha dichiarato sabato il politico irlandese ai giornalisti. Dovrebbe invece fungere da “catalizzatore” per raggiungere un accordo entro Natale, ha suggerito.

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Cosa prevede la proposta irlandese

L’Irlanda propone un bilancio di 1.830 miliardi di euro per il ciclo 2028-2034 a prezzi correnti, con una riduzione dell’8% rispetto alla proposta dell’esecutivo europeo e di circa il 6,3% della proposta di “nego box” fatta lo scorso giugno dalla presidenza cipriota che ammontava a circa 1,730 miliardi di euro. Nella proposta irlandese a subire i maggiori tagli sono i fondi destinati a industria e ricerca. La proposta irlandese prevede infatti una riduzione del 13% delle risorse destinate alla competitività, alla ricerca e alla difesa, che passerebbero, a prezzi correnti, da 590 a 515 miliardi di euro, con un taglio di 75 miliardi. Ancora più marcata, in termini percentuali, la riduzione prevista per la rubrica dedicata all’azione esterna dell’Unione, che perderebbe 38 miliardi di euro, pari al 17% della dotazione iniziale, scendendo a 177 miliardi.

La nuova proposta irlandese manda un messaggio anche al gruppo degli “amici della coesione” – formato da 17 Paesi con Italia e Romania tra i più attivi – mantenendo sostanzialmente intatte le risorse preassegnate agli Stati membri per la Politica agricola comune e la Coesione, confermando le modifiche introdotte dalla presidenza cipriota a giugno.

Nello specifico, la presidenza irlandese ha sostanzialmente salvaguardato PAC e Coesione, ma solo nelle loro dotazioni nazionali, concentrando invece i tagli sugli strumenti europei di riserva e su altri programmi: la dotazione della cosiddetta EU Facility viene ridotta del 49,3%, mentre la riserva destinata a fronteggiare le crisi dei mercati agricoli subisce una contrazione del 30% rispetto alla proposta originaria della Commissione, passando da 900 a 630 milioni di euro annui. Un’ulteriore riduzione del 13% interessa i finanziamenti per salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia previsti nel Fondo europeo per la competitività.

Al pari della proposta cipriota, anche quella irlandese non ha suscitato gli entusiasmi sperati. Tra i cosiddetti “frugali” – Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia – si sono già sollevati forti critiche. In un messaggio su X, la ministra svedese per gli Affari europei, Jessica Rosencrantz, ha espresso una netta contrarietà alla nuova proposta irlandese. “La nuova nego box sul QFP è irragionevole. Il volume complessivo deve diminuire significativamente. Le cifre presentate rappresentano ancora un aumento del tutto insostenibile e siamo quindi ancora molto lontani da un accordo”, ha affermato.

“I Paesi Bassi non possono accettare questa proposta”, ha dichiarato il ministro delle Finanze olandese, Eelco Heinen, mettendo in dubbio la tempistica fissata dal Consiglio di raggiungere entro il 2026 un accordo. “Di questo passo, non si raggiungerà alcun accordo entro la fine dell’anno”.

Anche la ministra austriaca per gli Affari europei, Claudia Bauer, ha respinto la bozza. “La nuova proposta di bilancio è ancora lontana dall’ottenere l’approvazione dell’Austria”, ha affermato, pur riconoscendo che i tagli alla voce amministrativa rappresentano “un passo nella giusta direzione”.

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Il nodo risorse proprie

Il dibattito interno ai Paesi UE va oltre all’entità complessiva e alla distribuzione dei fondi, allargandosi anche alle modalità di finanziamento del bilancio europeo, le cosiddette “risorse proprie”, che sarà probabilmente uno dei temi al centro dei colloqui del prossimo Consiglio europeo del 15 ottobre.

La bozza irlandese include ancora tutte e cinque le proposte della Commissione. Tuttavia, esclude le proposte del Parlamento europeo ovvero il prelievo sui servizi digitali, un’imposizione sul gioco d’azzardo online e una risorsa collegata alle cripto-attività. Inoltre, rivede al ribasso la stima delle entrate dell’esecutivo UE.

Nella sua proposta la Commissione aveva introdotto cinque nuove risorse proprie basate su ETS, CBAM, rifiuti elettronici non raccolti, accise sul tabacco e un contributo delle grandi imprese con fatturato superiore a 100 milioni di euro. Secondo la Commissione, queste nuove fonti avrebbero generato circa 58,5 miliardi di euro all’anno a prezzi correnti.

Nella proposta di “nego box” irlandese per quanto riguarda la CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il 90% delle entrate viene destinato all’UE, contro il 75% inizialmente proposto dalla Commissione. In merito al sistema ETS, la proposta di Dublino propone che il 30% dei proventi sia destinato al bilancio UE, con una possibile introduzione graduale per alcuni Stati. Per quanto riguarda il CORE (Corporate Resource for Europe), la presidenza irlandese ha sostanzialmente mantenuto l’impostazione della Commissione europea, già confermata dalla presidenza cipriota a giugno, prevedendo un contributo da da 100.000 a 750.000 euro per imprese con fatturato netto superiore a 100 milioni. Anche il TEDOR (Tobacco Excise Duty Own Resource) viene mantenuto nella negotiating box irlandese senza modifiche sostanziali segnalate rispetto alla proposta originaria della Commissione europea e alla versione cipriota di giugno, prevedendo un’aliquota del 15% come parametro per il contributo nazionale. La misura resta tuttavia subordinata al raggiungimento dell’unanimità tra gli Stati membri.

Dublino ha mantenuto anche la nuova risorsa propria sui rifiuti elettronici, già prevista dalla Commissione e confermata da Cipro, che introduce un contributo nazionale di 2 euro per ogni chilogrammo di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche non raccolti. La misura, ancora oggetto di negoziato tra gli Stati membri, mira a incentivare il miglioramento dei sistemi nazionali di raccolta e a contribuire al finanziamento del bilancio europeo.

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