Israele ha riconosciuto ufficialmente lo sterminio degli armeni cristiani avvenuto tra il 1915 e 1916 come genocidio, compiuto per mano dell’allora Impero Ottomano. Il governo israeliano ha votato domenica 28 giugno all’unanimità per approvare il riconoscimento, dichiarando fosse giunto il momento per Israele, in quanto Stato ebraico, di accettare formalmente questa posizione. “È opinione diffusa che l’Impero Ottomano abbia commesso crimini assimilabili al genocidio in modo sistematico, con l’obiettivo di distruggere il popolo armeno” ha affermato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar durante una riunione di gabinetto.
Secondo diverse stime, nel genocidio sarebbero morti fino a 1,2 milioni di armeni a causa di massacri, uccisioni individuali, maltrattamenti sistematici e fame. Attualmente sono 32 gli Stati che hanno riconosciuto il genocidio degli Armeni, tra cui l’Italia, la Francia e gli Stati Uniti. La Turchia non lo riconosce e, secondo il Genocide Education Project, afferma di non esserne responsabile e che non si possa applicare il termine “genocidio” in questo caso.
La definizione della Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio esplica che con “genocidio” si intende un atto commesso con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale. Il genocidio può prendere la forma dell’uccisione dei membri di un gruppo, del trasferimento forzato dei bambini di tale gruppo a un altro, dell’imposizione di misure volte a prevenire le nascite, dell’inflizione di condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione fisica, totale o parziale.
Sul perché Israele non abbia adottato prima questa decisione, secondo quanto affermato dal quotidiano israeliano Times of Israel in occasione del centenario del genocidio degli armeni, “l’unicità dell’Olocausto ha impedito a Israele di definire la situazione armena un genocidio (…) Seguendo questa logica distorta, riconoscere il genocidio di un altro popolo in qualche modo sminuirebbe la propria tragica storia”. In merito a questo, Sa’ar ha sottolineato che “non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta”.
Il deterioramento delle relazioni con la Turchia
Secondo euronews, la decisione di Israele di riconoscere il genocidio degli armeni giunge in un contesto di deterioramento delle relazioni con la Turchia, già tese dallo scoppio della guerra di Gaza nell’ottobre del 2023. Tuttavia, Sa’ar ha affermato che non si tratta di un “atto di rappresaglia per l’aperta ostilità, la terribile retorica e le azioni ostili della Turchia, sotto la guida di Erdogan nei confronti di Israele”. “Il fatto che la Turchia promuova narrazioni false contro Israele non la esenta dalle verità storiche”, spiega l’analisi.
La guerra a Gaza iniziata il 7 ottobre 2023, dopo l’attacco terroristico di Hamas contro civili israeliani, ha causato la morte di oltre 73.000 palestinesi secondo l’agenzia delle Nazioni Unite UNRWA (United Nations relief and Works Agency) e la Turchia accusa da tempo Israele di genocidio a Gaza. Lo stesso presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha affermato più volte di ritenere Israele e il suo primo ministro Benjamin Netanyahu colpevoli di questo crimine. “Non credo che si possa spiegare in altro modo. Si tratta a tutti gli effetti di un genocidio” ha dichiarato Erdogan a settembre 2025 a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
La scelta del governo israeliano ha scatenato una forte reazione da parte di Ankara, dove il ministero degli Esteri ha condannato la decisione. “Il governo israeliano, che perseguita sistematicamente il popolo palestinese sotto gli occhi del mondo e che è sotto processo presso la Corte Internazionale di Giustizia per aver commesso un genocidio contro il popolo di Gaza, mira a insabbiare i propri crimini con questa decisione politica riguardante gli eventi del 1915”, si legge in una dichiarazione rilasciata dal ministero degli affari esteri turco.
“Questi sono tentativi di insabbiare i propri crimini”, ha dichiarato da parte sua vicepresidente Cevdet Yılmaz rilanciato dai media turchi, aggiungendo che quanto sta accadendo a Gaza si svolge sotto gli occhi del mondo intero e che questi eventi sono passati alla storia e non saranno dimenticati.
La condanna dell’Azerbaigian
Yılmaz ha inoltre affermato che questa iniziativa potrebbe essere considerata una provocazione che avrebbe ripercussioni negative non solo sulla Turchia, ma anche sul processo di normalizzazione e di pace tra Armenia e Azerbaigian.
Infatti, quest’oggi è arrivata la condanna nei confronti della decisione di Israele anche da parte dell’Azerbaigian, alleato di Israele, che ha definito l’azione israeliana come una “distorsione dei fatti storici”, chiedendo al governo israeliano di riconsiderare la sua decisione. Il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian ha dichiarato che “tali azioni acuiscono le divisioni esistenti e minano gli sforzi per raggiungere una pace e una stabilità duratura nella regione”, condannando Israele nonostante il rafforzamento dei legami tra i due Paesi in materia di accordi sugli armamenti, Iran e cooperazione strategica. Secondo arab news, infatti, “l’Azerbaigian e Israele sono alleati, ma il partner straniero più stretto di Baku è la Turchia”.
L’accusa di genocidio di Israele a Gaza
Attualmente, Israele è stato accusato di Genocidio formalmente da parte del Sudafrica, che ha citato in giudizio Israele presso la Corte di Giustizia Internazionale a novembre 2023. La Corte non ha ancora definito de Israele sia colpevole o meno, ma ha stabilito che le accuse del Sudafrica sono plausibili, invitando Israele a fermare le operazioni per prevenire che si possa arrivare a un genocidio.
In quanto norma di ius cogens, la prevenzione dell’atto di genocidio è un obbligo nei confronti di tutti i membri della comunità internazionale. Infatti, sono diversi i Paesi che si sono uniti alla causa del Sudafrica, tra cui il Belgio, l’Irlanda e la Spagna. Al contempo, a novembre 2024, la Corte Penale Internazionale ha emesso dei mandati di arresto per Netanyahu, il generale israeliano Yoav Gallant e un comandante di Hamas come colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Articolo scritto da Maria Vittoria Braschi.

