Serve un’“Unione dentro l’Unione” per impedire che l’Europa resti ostaggio dei veti nazionali e perda definitivamente la capacità di agire come potenza autonoma in un mondo dominato da grandi blocchi continentali. È l’appello lanciato dal Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa e sottoscritto da 29 firmatari, tra cui ex capi di Stato e di governo, eurodeputati ed ex eurodeputati, accademici, ex commissari europei ed esponenti dei movimenti federalisti ed europeisti.
Nel testo, intitolato “Abbiamo bisogno di un’Unione dentro l’Unione”, i promotori sostengono che l’UE, pur avendo garantito oltre settant’anni di pace e prosperità, non sia stata concepita per operare in un sistema internazionale segnato dal ritorno della competizione tra potenze continentali, dal crollo dell’ordine multilaterale, dalla minaccia russa e dalla crescente inaffidabilità degli Stati Uniti come garante della sicurezza europea. Da qui la richiesta di creare un’avanguardia federale di Stati membri disposti a condividere sovranità su economia, fiscalità, difesa, politica estera e investimenti strategici, superando il ricatto dell’unanimità e dei veti nazionali.
Di seguito proponiamo il testo integrale dell’appello del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa
L’Unione europea ha garantito oltre settant’anni di pace e prosperità. Tuttavia, non è stata progettata per operare in un mondo dominato da imperi continentali. Deve ora emergere un nucleo più forte dell’Unione. L’Europa è un continente che invecchia, in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina in termini di crescita e produttività, caratterizzato da bassi investimenti e in difficoltà nel sostenere il proprio modello sociale. Allo stesso tempo, si trova di fronte a un profondo cambiamento geopolitico: la Russia minaccia la sua sicurezza da Est, mentre il suo alleato tradizionale, gli Stati Uniti, sta diventando nel migliore dei casi un partner inaffidabile e nel peggiore una potenza ostile.
Con appena il 5 per cento della popolazione mondiale e una quota (finora) in calo dell’economia globale, solo un’Europa più unita — economicamente e politicamente, capace di garantire la propria sicurezza e difesa — può affrontare efficacemente le tre potenze continentali che cercano di dividere il mondo in sfere di influenza nel contesto del crollo dell’ordine multilaterale. Eppure, anche dopo l’aggressione contro l’Ucraina e le minacce di Trump sulla Groenlandia, i leader europei non hanno lanciato alcuna iniziativa coraggiosa per rafforzare l’Unione.
Il problema non è la mancanza di piani, ma la mancanza di consenso tra i ventisette Stati membri. Letta e Draghi hanno proposto un importante pacchetto di politiche per rilanciare crescita e competitività: completare il mercato unico e mobilitare investimenti pubblici e privati in settori strategici. Questo dovrebbe essere ovvio. Eliminare le barriere nazionali nei servizi finanziari, nelle telecomunicazioni, nei mercati digitali e nell’energia darebbe un forte impulso all’economia dell’UE. Lo stesso vale per l’armonizzazione delle normative fallimentari e del diritto societario.
Dobbiamo inoltre completare l’Unione dei mercati dei capitali e l’Unione bancaria per trattenere il risparmio europeo e investirlo all’interno dell’Europa. Un simile programma economico non solo rilancerebbe la prosperità e migliorerebbe il tenore di vita, ma fornirebbe anche la base tecnologica e finanziaria necessaria per proiettare potenza a livello globale in difesa dei nostri valori e interessi.
Tuttavia, questo non basta. L’Europa deve costruire un proprio sistema di difesa, data l’inaffidabilità degli Stati Uniti — e quindi della NATO — e deve essere in grado di prendere decisioni a maggioranza in politica estera. Il Trattato di Lisbona offre già strumenti per entrambi gli obiettivi, inclusa la possibilità di riforma. Eppure non si registrano progressi.
Gli eventi recenti mostrano l’urgenza della situazione. La guerra in Iran, il blocco dello Stretto di Hormuz e i bombardamenti in Libano hanno dimostrato come persino l’adozione di una dichiarazione congiunta possa essere paralizzata dal veto di un singolo Stato membro. In precedenza, l’ultimo veto di Orbán — che ha bloccato un prestito da 90 miliardi di euro finanziato tramite eurobond a favore dell’Ucraina e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia — ha messo a rischio la sicurezza dell’intero continente, nonostante l’Ungheria rappresenti appena l’1 per cento del PIL dell’UE e il 2 per cento della sua popolazione.
Inoltre, il Consiglio non è ancora riuscito a concordare un’autorità unica di regolamentazione per i servizi digitali, le telecomunicazioni e i servizi finanziari — essenziale per un vero mercato interno — né un sistema europeo di assicurazione dei depositi, per non parlare dell’armonizzazione fiscale. Potenti interessi nazionali continuano a difendere le barriere transfrontaliere e hanno di fatto catturato i propri governi, formando minoranze di blocco. Nel frattempo, il Consiglio applica spesso l’unanimità anche dove non sarebbe legalmente necessaria.
Esiste una via d’uscita? Per alcune riforme del mercato unico, il Consiglio può deliberare a maggioranza qualificata. Tuttavia, le grandi iniziative in materia fiscale, di debito, politica estera e difesa continueranno probabilmente a essere bloccate dai veti nazionali. Pertanto, a meno che non si voglia accettare lo status quo — e mettere a rischio il futuro dell’Europa come attore indipendente — è giunto il momento di creare un’avanguardia federale di Stati membri volenterosi. È così che abbiamo creato Schengen e la moneta unica.
Questa avanguardia completerebbe il mercato interno; condividerebbe la sovranità sull’euro, sulla fiscalità e sui grandi investimenti in tecnologia, politica climatica, indipendenza energetica basata sulle energie rinnovabili e prodotti per la difesa. Istituirebbe un Consiglio europeo di sicurezza e un Sistema di difesa con capacità civili e una propria catena di comando, adottando un processo decisionale a maggioranza in tutti gli ambiti, inclusi politica estera, difesa, fiscalità e finanza. Questa “Unione dentro l’Unione” potrebbe essere istituita attraverso una combinazione di cooperazioni rafforzate con una membership omogenea, sostenuta da un trattato strumentale per regolamentare le modalità decisionali e garantire la responsabilità democratica.
In un mondo così pericoloso, in cui la nostra sicurezza e la nostra sopravvivenza sono chiaramente in gioco, non possiamo accettare che una singola capitale tenga tutti gli altri in ostaggio. Siamo convinti che, se alcuni governi prenderanno l’iniziativa nel proporre questa Unione 2.0 — aperta a tutti — essa agirà come un potente magnete per gli altri Stati membri che finora si sono mostrati riluttanti a sostenere le riforme necessarie.
Invitiamo pertanto i cittadini a mobilitarsi e i leader europei ad agire nello spirito innovativo della Dichiarazione del 9 maggio 1950.
A nome del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa:
- Guy Verhofstadt, Presidente del Movimento Europeo Internazionale ed ex Primo Ministro del Belgio.
- Domènec Ruiz Devesa, Presidente dell’Unione dei Federalisti Europei ed ex Membro del Parlamento europeo, Spagna.
- Moritz Hergl, Presidente dei Giovani Federalisti Europei, Germania.
- Mercedes Bresso, ex Presidente del Comitato delle Regioni, ex Europarlamentare.
- Rosen Plevneliev, ex Presidente della Bulgaria.
- Petre Roman, ex Primo Ministro della Romania.
- Danuta Hübner, ex Commissaria europea, ex Europarlamentare, Polonia.
- Josep Borrell, Presidente del CIDOB ed ex Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Spagna.
- Nicola Schmit, Presidente della FEPS, ex Commissario europeo, Lussemburgo.
- Willy Claes, ex Segretario Generale della NATO, Belgio.
- Andrea Wechsler, Membro del Parlamento europeo, Gruppo Spinelli, Germania.
- Monica Frassoni, ex Co-Presidente del Partito Verde Europeo, Italia e Belgio.
- Thijs Reuten, Membro del Parlamento europeo, Gruppo Spinelli, Paesi Bassi.
- Luca Visentini, ex Presidente Confederazione Europea di Sindacati.
- Jo Leinen, ex membro del Parlamento europeo, ex presidente del Movimento Europeo, Germania
- Sandro Gozi, ex Sottosegretario agli Affari Europei, Gruppo Spinelli, Membro del Parlamento europeo, Italia e Francia.
- Pierre Larrouturou, ex Membro del Parlamento europeo, Francia.
- Brando Benifei, Membro del Parlamento Europeo, Gruppo Spinelli, Italia.
- Richard Corbett, ex Membro del Parlamento europeo, Regno Unito.
- Patrizia Toia, ex Membro del Parlamento europeo, Italia.
- Andrew Duff, ex Membro del Parlamento europeo, ex presidente dell´Unione dei Federalisti Europei, Regno Unito.
- Christelle Savall, ex Presidente dei Giovani Federalisti Europei, Presidente UEF Lussemburgo.
- Luisa Trumellini, Presidente del Movimento Federalista Europeo, Italia.
- Roberto Castaldi, Professore e Segretario del Movimento Federalista Europeo, Italia.
- Giulia Rossolillo, Professoressa e Vicepresidente dell´Unione dei Federalisti Europei, Italia.
- Francisco Aldecoa, Professore e Presidente del Movimento Europeo di Spagna.
- Lieven Taillie, Presidente Onorario Associazione Europea di Giornalisti, Belgio.
- Michele Fiorillo, filosofo, Civico Europa, Italia.
- Eric Pestel, Consigliere del Presidente dell’Association Jean Monnet, Francia.

