Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha replicato dopo che domenica il governo israeliano ha riconosciuto lo sterminio degli armeni come genocidio. “Non prestiamo la minima attenzione alle calunnie sul nostro Paese provenienti dalla rete di assassini che ha sulle mani il sangue di 73.000 gazawi, la maggior parte dei quali bambini e donne” ha affermato martedì 30 giugno il presidente turco in un discorso televisivo al termine di una riunione di gabinetto. “Nella nostra storia non c’è genocidio, né massacro, né oppressione, né colonialismo (…) nella nostra storia c’è la virtù di proteggere coloro che fuggono dalle persecuzioni” ha aggiunto, ricordando l’inquisizione spagnola e gli eventi nazisti.
Domenica scorsa, infatti, Israele ha riconosciuto come genocidio lo sterminio degli armeni cristiani per mano dell’Impero Ottomano avvenuto tra il 1915 e 1916. La misura necessita ancora dell’approvazione del Parlamento. In risposta, Erdoğan ha accusato Israele di voler con questa decisione distogliere l’attenzione dal genocidio che il Paese sta compiendo a Gaza, affermando di non tollerare minimamente “le parole della rete criminale che ha le mani sporche del sangue di innocenti gazawi”.
Lo scoppio della guerra a Gaza aveva dato inizio a un deterioramento delle relazioni tra Tel Aviv e Ankara, che adesso giunge ad un nuovo punto critico, come riporta Politico. Già lunedì, la risposta del Ministero degli Esteri turco era arrivata prontamente, evidenziando che Israele “mira a insabbiare i propri crimini con questa decisione politica riguardante gli eventi del 1915”. Infatti, fin dal 7 ottobre 2023, la Turchia ha ripetutamente accusato Israele di genocidio. “Non credo che si possa spiegare in altro modo. Si tratta a tutti gli effetti di un genocidio” aveva dichiarato Erdogan a settembre 2025 a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Si delinea un contesto di crescente tensione, soprattutto dopo che, a novembre 2024, la Corte Penale Internazionale ha emesso dei mandati di arresto per Netanyahu, il generale israeliano Yoav Gallant e un comandante di Hamas come colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Allo stesso tempo, durante un’intervista televisiva, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è detto preoccupato per la retorica della Turchia, sottolineando che “le cose che Erdogan dice mi fanno dimenticare che i 400 anni di dominio ottomano sono finiti. (…) Sarebbe saggio da parte sua calmarsi”.
Genocidio armeno, Israele rompe il tabù: dura reazione di Turchia e Azerbaigian
La risposta dell’Armenia
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha risposto freddamente alla decisione di Israele, suggerendo che essa sia stata politicamente motivata nel contesto della tensione tra Israele e la Turchia, come riportato dal Times of Israel. “Riteniamo che non entrare nel merito della strumentalizzazione del genocidio armeno sia nell’interesse della Repubblica d’Armenia. Pertanto, non vediamo la necessità di una risposta”, ha dichiarato Pashinyan ai giornalisti Pashinyan a seguito di una riunione del consiglio direttivo del partito Contratto Civile.
Negli scorsi giorni, anche l’Azerbaigian si è unito alla critica nei confronti del suo alleato Israele. Baku ha definito l’azione israeliana come una “distorsione dei fatti storici”, chiedendo al governo israeliano di riconsiderare la sua decisione.
Storicamente, la Turchia ha esercitato forti pressioni per impedire ai Paesi di riconoscere ufficialmente come genocidio le stragi degli armeni, nonostante gli armeni stessi avessero auspicato tale riconoscimento. Le stime riportano che nel genocidio degli armeni sarebbero morti fino a 1,2 milioni di armeni a causa di massacri, uccisioni individuali, maltrattamenti sistematici e fame. Ad oggi sono 32 i paesi che riconoscono il crimine, tra cui anche l’Italia.
Articolo scritto da Maria Vittoria Braschi

