Sei Paesi europei, Austria, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia e Portogallo, hanno chiesto alla Commissione di attivare una procedura di acquisto congiunto per il vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) prodotto da Moderna. L’esecutivo comunitario ha firmato giovedì 9 luglio il relativo contratto quadro con l’azienda statunitense, che garantisce l’accesso a un massimo di 24 milioni di dosi di mRESVIA®, il vaccino a mRNA autorizzato nell’Unione per la prevenzione delle malattie polmonari da RSV negli adulti, come bronchite e polmonite. L’intesa non prevede un numero minimo di dosi da acquistare e resterà in vigore fino a quattro anni, coprendo quindi più stagioni invernali oltre a quella 2026-2027 per cui è stata attivata.
Il titolo Moderna ha reagito positivamente all’annuncio, guadagnando oltre il 2% in borsa. Per l’azienda si tratta di un mercato potenzialmente rilevante dopo un avvio di commercializzazione finora modesto: le vendite di mRESVIA sono rimaste sotto i 25 milioni di dollari nell’ultimo anno, ben al di sotto dei concorrenti a tecnologia proteica ricombinante, l’Arexvy di GSK e l’Abrysvo di Pfizer, che hanno generato rispettivamente circa 800 milioni e oltre un miliardo di dollari di ricavi.
Un meccanismo già rodato per la COVID-19
Il contratto per l’RSV non è il primo accordo di questo tipo tra Bruxelles e Moderna. A gennaio 2025 la Commissione, attraverso l’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA), aveva firmato un contratto analogo per il vaccino a mRNA contro la COVID-19, che ha coperto fino a 146 milioni di dosi per conto di 17 Paesi partecipanti. Lo strumento giuridico è lo stesso in entrambi i casi: l’Accordo di procurement congiunto, il meccanismo su base volontaria e flessibile che consente agli Stati membri e ad alcuni Paesi terzi di acquistare collettivamente contromisure mediche, rafforzando così la capacità di risposta dell’Unione alle crisi sanitarie. A luglio 2026 hanno aderito all’accordo 39 Paesi.
La scelta di procedere con un acquisto congiunto risponde a una logica di potere negoziale e di sicurezza dell’approvvigionamento più che di emergenza immediata: il vaccino contro l’RSV è già disponibile sul mercato dal 2024, ma i Paesi richiedenti puntano a garantirsi condizioni di accesso più favorevoli in vista dei picchi epidemiologici invernali, quando la domanda di dosi tende a impennarsi insieme a quella di altri vaccini stagionali.
Il peso dell’RSV sui sistemi sanitari
L’RSV è un virus respiratorio molto diffuso che nella maggior parte dei casi provoca sintomi lievi, simili a quelli di un comune raffreddore, destinati a risolversi in circa una settimana senza bisogno di cure mediche. Nei soggetti più fragili, in particolare negli anziani, può però causare forme gravi con conseguenze letali: in Europa l’infezione provoca ogni anno oltre 156.000 ricoveri ospedalieri tra gli adulti, con una stima di circa 19.500 decessi.
Secondo la Commissione, un accesso più ampio al vaccino può contribuire ad alleggerire la pressione sui servizi sanitari nei mesi invernali, quando i sistemi pubblici sono già sotto stress per la concomitanza di più virus stagionali, e ridurre al tempo stesso il consumo di antibiotici prescritti in modo non necessario o puramente precauzionale, un obiettivo che rientra nella più ampia strategia comunitaria di contrasto alla resistenza antimicrobica.
Una linea diversa da quella americana
L’iniziativa di Bruxelles si muove in controtendenza rispetto agli Stati Uniti, dove l’amministrazione ha ridotto in modo significativo i finanziamenti federali ai programmi di vaccini a mRNA, inclusi oltre 760 milioni di dollari in contratti per il vaccino antinfluenzale di Moderna, nel quadro di una linea più scettica verso questa tecnologia promossa dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration ha comunque ampliato nel corso dell’ultimo anno le indicazioni di mRESVIA a tutti gli adulti a maggior rischio di malattia da RSV, senza però estenderla all’intera popolazione adulta indipendentemente dal profilo di rischio.
La commissaria europea per l’Uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha commentato la firma del contratto sottolineando che l’obiettivo è aiutare gli Stati membri a rafforzare la preparazione contro il virus prima della prossima stagione invernale, proteggendo i soggetti più vulnerabili e riducendo la pressione sugli ospedali.

