L’ex presidente della Banca centrale europea (BCE) ed ex premier italiano, Mario Draghi, ha rinnovato il suo appello a mettere in pratica le raccomandazioni del suo rapporto sulla competitività europea per rilanciare la crescita dell’Ue ed evitare una spirale che renderebbe i debiti pubblici insostenibili. “Le riforme sovranazionali sono diventate la leva più importante per la crescita. Un piano dettagliato per l’attuazione di tali riforme è stato delineato nella relazione sulla competitività dell’Europa, e gran parte di esso è contenuto nella roadmap dell’Ue. La prima cosa che dobbiamo fare è attuare tale tabella di marcia”, ha affermato Draghi intervenendo alla decima Karl Brunner Distinguished Lecture, organizzata il primo ottobre a Zurigo dalla Banca nazionale svizzera.
Nel suo intervento, Draghi ha affrontato in profondità il rapporto tra crescita, costo del debito e indipendenza della banca centrale. “La condizione di Brunner rimane valida: una banca centrale può mantenere la stabilità monetaria solo se i governi tengono sotto controllo il proprio debito”, ha spiegato Draghi. Ma, ha aggiunto, “ciò che è cambiato è il modo in cui tale condizione può essere soddisfatta. Un quadro di politica fiscale non può farcela da solo quando la crescita è debole”.
Secondo Draghi, il problema nasce dall’evoluzione del rapporto tra interessi e crescita. “I tassi di interesse a lungo termine nell’area dell’euro stanno aumentando, e sempre più per ragioni che esulano dal controllo dell’Europa”, ha osservato l’ex presidente della BCE, sottolineando che negli ultimi mesi hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi quindici anni e si stanno muovendo sempre più in sintonia con i rendimenti dei Treasury statunitensi.
Draghi: l’Europa può avere l’IA senza oligarchi, ma deve conquistare la sovranità tecnologica
Allo stesso tempo, “la crescita nell’area dell’euro è rimasta indietro rispetto al tasso di interesse che ora deve affrontare a livello globale”. Secondo Draghi, l’Europa si trova così in una posizione particolarmente sfavorevole: “subisce integralmente l’aumento dei tassi, ma solo una frazione della crescita”.
Per l’ex presidente della BCR sarebbe proprio questo squilibrio a rendere insufficiente una strategia fondata soltanto sul risanamento dei conti pubblici. Se i governi dovessero finanziare le nuove necessità di spesa senza adottare ulteriori misure di consolidamento o riforme, ha avvertito Draghi, il rapporto medio tra debito e Pil in Europa potrebbe raggiungere il 130% entro il 2040 e salire al 155% se ponderato per la dimensione delle economie.
“Un certo risanamento di bilancio nel medio termine è inevitabile”, ha avvertito Draghi che lo scorso agosto ha fondato il nuovo forum politico Rhine Group. Ma, sempre secondo l’ex presidente della BCE, se questo processo dovesse basarsi esclusivamente su tagli alla spesa e aumenti delle tasse, è “improbabile che produca i risultati necessari”.
Nel suo intervento, Draghi ha fatto notare che negli ultimi trent’anni i tipici episodi di consolidamento in Europa hanno prodotto un aggiustamento complessivo pari al 3-4% del Pil, mentre oggi i Paesi che necessitano di un intervento dovrebbero migliorare i propri saldi primari di circa il 6-7% del Pil. Per Draghi, quindi, il nodo diventa inevitabilmente la crescita. “La capacità dei governi di attuare il risanamento dipende quindi dalla crescita”, ha spiegato. E tra le due variabili che determinano la dinamica del debito, “il tasso di interesse è sempre più fissato al di fuori dell’Europa”, mentre “la crescita è una variabile sulla quale l’Europa conserva ancora una certa influenza”.
Un aumento di mezzo punto percentuale della crescita ogni anno, mantenuto fino al 2040 e accompagnato dall’accantonamento di una parte delle maggiori entrate, consentirebbe secondo Draghi di coprire circa un terzo del percorso necessario per riportare il debito su una traiettoria sostenibile.
Draghi crea il Rhine Group per accelerare le riforme sulla competitività europea
Una crescita aggiuntiva che, secondo l’ex presidente della BCE, non è fuori portata. “La rapida adozione dell’intelligenza artificiale potrebbe aumentare la crescita della produttività totale dei fattori fino a 0,4 punti percentuali nel prossimo decennio”, mentre le riforme nazionali e quelle del mercato unico potrebbero aggiungere complessivamente circa mezzo punto percentuale l’anno.
Ma è proprio sulla scala delle trasformazioni tecnologiche che, secondo Draghi, emerge il limite dell’azione dei singoli Stati. “Il principale motore della crescita nel lungo periodo, ovvero lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie, sfugge all’influenza di qualsiasi banca centrale”, ha spiegato. Per questo “la crescita dovrebbe diventare un obiettivo esplicito condiviso da tutti i governi”.
Le sole riforme nazionali, tuttavia, non bastano. Il livello degli investimenti richiesto dalle nuove tecnologie, dall’energia e dalla difesa impone, nel ragionamento di Draghi, un salto di scala. Da qui la centralità dell’integrazione europea e delle raccomandazioni contenute nel rapporto sulla competitività.
L’intelligenza artificiale rappresenta uno degli esempi più evidenti. “L’UE ospita meno del 5% della capacità di calcolo mondiale per l’IA”, ha ricordato Draghi ribadendo quanto già affermato in questi mesi in diverse occasioni. Portare questa quota al 15% entro il 2030 richiederebbe investimenti per circa 1.300 miliardi di euro. La componente pubblica necessaria a ridurre il rischio dell’investimento ammonterebbe a circa 100 miliardi.
“La quota di intervento pubblico necessaria a ridurre il rischio di questi investimenti, stimata in circa 100 miliardi di euro, si presta particolarmente a essere finanziata attraverso il bilancio dell’Ue”, ha spiegato Draghi, osservando che l’intera cifra equivarrebbe a circa il 5% del prossimo bilancio europeo e consentirebbe di alleggerire la pressione sui bilanci nazionali.
Il nesso tra integrazione, crescita e sostenibilità del debito porta infine direttamente alla politica monetaria. “Quanto più avanza l’integrazione, tanto più saldamente la crescita può rimanere al di sopra dei tassi d’interesse e tanto più la banca centrale sarà protetta dalle pressioni politiche. Crescita e indipendenza si rafforzano così a vicenda”, ha affermato Draghi.
L’ex presidente della BCE ha quindi richiamato l’architettura costruita con Maastricht. “Una generazione fa l’Europa si è data una costituzione monetaria che ha retto a ogni crisi da allora. Poggia su una banca centrale indipendente con una chiara priorità per la stabilità dei prezzi e sulla disciplina di bilancio. Quel quadro resta quello giusto”.
Ma oggi, ha poi concluso Draghi, quella costruzione ha bisogno di una nuova componente: una responsabilità politica esplicita sulla crescita. “Perché la costituzione duri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi pienamente la responsabilità della crescita come obiettivo dell’Unione. Se lo faranno, metteranno l’Europa sulla strada del rinnovamento”.
[a cura di Simone Cantarini]

