Il Parlamento europeo ha presentato giovedì primo ottobre i sei candidati al Premio Sakharov per la libertà di pensiero 2026, il più alto riconoscimento dell’Unione per l’impegno nella difesa dei diritti umani. Le candidature sono state illustrate in una riunione congiunta delle commissioni Affari esteri e Sviluppo e della sottocommissione Diritti umani a Bruxelles. La votazione per selezionare i tre finalisti si terrà il 19 ottobre a Strasburgo, mentre la Conferenza dei presidenti deciderà il vincitore il 22 ottobre.

Il Premio Sakharov, dotato di 50mila euro, viene assegnato dal Parlamento europeo dal 1988, quando fu conferito per la prima volta a Nelson Mandela. Nel 2025 i vincitori sono stati il giornalista e attivista della minoranza polacca in Bielorussia Andrzej Poczobut e la giornalista georgiana Mzia Amaglobeli, prima prigioniera politica donna in Georgia dall’indipendenza del Paese. Le nomination dei gruppi politici possono generare controversie: nel 2024 Patriots for Europe ed Europa delle Nazioni Sovrane avevano candidato Elon Musk, che non era poi riuscito a entrare nella rosa dei tre finalisti scelta dalle commissioni parlamentari.

Verdi e Sinistra (GUE/NGL) hanno candidato il pediatra palestinese Hussam Abu Safiya, ex direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, detenuto in Israele senza processo dal dicembre 2024 dopo essersi rifiutato di eseguire l’ordine israeliano di evacuare la struttura. Secondo quanto riportato da The Left, il gruppo lo ha definito “un simbolo della distruzione di un sistema sanitario usato come arma di genocidio”.

Popolari (PPE) e Conservatori e Riformisti (ECR) hanno candidato insieme l’avvocato tanzaniano Tundu Lissu, leader dell’opposizione e sopravvissuto a un attentato nel 2017, in carcere dal 2025 con l’accusa di alto tradimento dopo una manifestazione politica, reato per cui rischia la pena di morte. Secondo Rapporteur, la sua nomina arriva dopo mesi in cui gli eurodeputati hanno fatto pressione sulla Commissione europea perché assumesse una linea più dura verso il governo tanzaniano, chiedendo la sospensione di un pacchetto di finanziamenti allo sviluppo superiore a 150 milioni di euro dopo la repressione seguita alle contestate elezioni del 2025.

I Socialisti e Democratici (S&D) hanno candidato la Corte penale internazionale e i suoi funzionari, sostenendo che “l’Europa deve difendere la giustizia internazionale” e che il gruppo “non arretrerà in questa battaglia, nonostante le pressioni degli Stati Uniti”. Renew Europe ha candidato Standing Together, movimento israeliano che riunisce cittadini ebrei e arabi a favore della pace e della coesistenza tra Israele e uno Stato palestinese, definendolo “il più grande movimento di base ebraico-arabo in Israele”. I Patriots for Europe hanno candidato le attiviste iraniane Taraneh e Romina Rahimi. Il gruppo di estrema destra Europa delle Nazioni Sovrane (ESN) ha infine candidato il presidente di El Salvador Nayib Bukele, per la sua dura repressione delle bande criminali nel Paese, descritto dal gruppo come colui che “ha difeso il suo popolo e spezzato la legge della paura”.

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