I lettoni si recheranno domani (3 ottobre) alle urne, in un periodo segnato da una crisi di governo, delle tensioni al confine e dei timori per la disinformazione russa. La Lista Unita (AS | ECR) del premier Andris Kulbergs è in testa ai sondaggi, ma con un numero elevato di indecisi e uno scenario politico frammentato sarà decisivo capire chi riuscirà a costruire la prossima coalizione.
La Lettonia eleggerà 100 deputati del Parlamento unicamerale, il Saeima. Le elezioni sono precedute da un cambio di governo. A maggio la premier Evika Siliņa, di Nuova Unità (JV | PPE), si è dimessa dopo il ritiro dalla coalizione del partito socialdemocratico dei Progressisti (PRO | Greens). Il punto di rottura è stata la destituzione del ministro della Difesa Andris Sprūds, appartenente ai PRO, e il modo in cui il governo aveva reagito agli incidenti con droni che avevano violato lo spazio aereo lettone.
Il Parlamento ha quindi approvato la nomina di Andris Kulbergs a primo ministro. A sostenerlo è stata la Lista Unita, partito di centrodestra e conservatore sul piano ambientale formatasi prima delle elezioni parlamentari del 2022. La sua candidatura è stata approvata con 66 voti favorevoli e 25 contrari.
La crisi dei droni
La crisi che ha portato al cambio di premier è iniziata il 7 maggio. Quel giorno tre droni sono entrati nello spazio aereo lettone provenendo dalla Russia. Due si sono schiantati nella parte orientale del Paese, mentre uno è precipitato nell’area di un deposito petrolifero inutilizzato a Rēzekne. Secondo Reuters, si trattava molto probabilmente di velivoli ucraini impegnati in una missione d’attacco contro la Russia, il cui volo era stato disturbato dalle attività russe di guerra elettronica.
Il capo dell’esercito lettone ha ammesso che le forze armate non avevano rilevato i droni al momento del loro ingresso nel Paese. La premier Siliņa ha ritenuto che i sistemi di difesa aerea e antidroni non avessero reagito abbastanza rapidamente, ha attribuito la responsabilità al ministro della Difesa Sprūds e il 10 maggio lo ha rimosso dall’incarico. La decisione ha provocato la reazione dei Progressisti e ha portato a uno scontro tra i partner.
Il 13 maggio i Progressisti hanno ritirato il loro sostegno al governo. La coalizione ha perso 9 voti, rimanendo con 41 seggi nel Parlamento composto da 100 deputati. Ciò ha aperto alla Lista Unita dell’opposizione la strada per presentare una mozione di sfiducia. Il giorno successivo Siliņa si è dimessa. Dopo un periodo di transizione, il 28 maggio è stata approvata una nuova coalizione guidata da Kulbergs.
Quattro partiti e un problema di aritmetica
L’ultimo sondaggio di SKDS, condotto dal 4 al 16 settembre su un campione di oltre 2.000 cittadini, attribuisce alla Lista Unita (AS | ECR) di Kulbergs il 14,4% dei consensi. Al secondo posto si trova l’alleanza antisistema Potere Sovrano/Giovani Lettoni (SV/AJ | NI), che rappresenta gli elettori russofoni, con il 9,4%. Entrerebbero inoltre in Parlamento la populista Lettonia al Primo Posto (LPV | PfE) con il 9,2%, i Progressisti (PRO | Greens) con il 6,2% e l’Alleanza Nazionale (NA | ECR) con il 5,6%.
Al di sotto della soglia di sbarramento si trovano Nuova Unità (JV | PPE) con il 4,3%, l’Unione dei Verdi e degli Agricoltori (ZZS | NI) con il 3,3%, il centrista Per la Stabilità! (ST | NI) con il 2,8%, l’estrema destra di Noi Cambiamo le Regole (MMN | NI) con il 2,5%, e Per lo Sviluppo della Lettonia (LA | Renew) con il 2,4%.
Ben il 18,7% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 14,9% dichiara di non voler votare. Questo rende difficile prevedere la distribuzione finale dei seggi.
Due versioni del centrodestra
Sebbene la Lettonia, membro della NATO e dell’Unione europea confinante con Russia e Bielorussia, risenta direttamente delle conseguenze della guerra in Ucraina, la campagna elettorale si concentra più sull’economia che sulla politica estera.
Tra i temi principali figurano la situazione finanziaria della compagnia aerea nazionale airBaltic e i ritardi nella costruzione della Rail Baltica. Il premier ha fatto della supervisione su airBaltic e Rail Baltica uno degli elementi centrali del suo programma. Sostiene che i grandi progetti pubblici e le società partecipate dallo Stato necessitino di un maggiore controllo e debbano produrre benefici nazionali più evidenti.
Tomasz Otocki, giornalista del Przegląd Bałtycki ed esperto della scena politica lettone, descrive la campagna come caratterizzata da due direttrici. “Da una parte c’è il dibattito sulla sicurezza e sulla difesa, portato avanti dai partiti filolettone; dall’altra, quello sulle questioni sociali, le tasse e gli investimenti controversi”, osserva.
L’opposizione sfrutta questi temi, presentando l’establishment politico come dispendioso o inefficiente. Come sottolinea l’esperto, Per la Stabilità! e la coalizione di Julia Stepanenko, Potere Sovrano/Unione dei Giovani Lettoni, propongono un approccio radicalmente diverso.
“Entrambi i partiti si oppongono al sostegno finanziario all’Ucraina, sono favorevoli al commercio e alla cooperazione con Russia e Bielorussia e sollevano inoltre questioni relative ai diritti della minoranza russa e all’istruzione in lingua russa”, sottolinea.
Aggiunge che durante la campagna è emerso persino il tema del dispiegamento di armi nucleari della NATO, alimentato dal politico populista e filorusso Viačeslav Stepanenko. “Sebbene nessuno parli realmente di una simile soluzione, il tema ha iniziato a trovare spazio nella campagna elettorale”, osserva Otocki.
Il principale partito della coalizione di governo, la Lista Unita, pone invece l’accento sull’efficienza dello Stato e sulla spesa sociale, ma fa propri anche programmi a favore di una politica migratoria più restrittiva e di una maggiore attenzione alla coesione nazionale, alla sicurezza e alla difesa.
“I partiti pongono l’accento sul riarmo e sulla preparazione a possibili minacce ibride provenienti da Russia e Bielorussia. I gruppi che compongono il governo sono favorevoli ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del PIL e la Lettonia è già vicina a raggiungere questo obiettivo. I nazionalisti, un partito con un profilo decisamente antirusso e filolettone, chiedono persino stanziamenti più elevati”, spiega.
L’ombra della disinformazione
In vista delle elezioni, la NATO, su richiesta della Lettonia, ha temporaneamente dispiegato nella base di Lielvārde due coppie di caccia tedeschi Eurofighter. Gli osservatori considerano questa misura di deterrenza, particolarmente visibile, un segnale della pressione a cui è sottoposto il fianco orientale dell’Alleanza.
Dall’inizio del 2026, i servizi lettoni hanno impedito oltre 11.500 tentativi di attraversamento illegale del confine con la Bielorussia, a fronte di circa 12.000 nell’intero 2025. L’umore della popolazione rimane tuttavia tranquillo.
“In Lettonia non c’è panico né un’atmosfera nervosa. I lettoni sono abituati alle tensioni a Est, a partire dal 2014 e soprattutto dopo lo scoppio della guerra su vasta scala in Ucraina”, sottolinea Otocki. Secondo lui, la società lettone “sembra essere abituata alla situazione a Est e non si osserva una particolare tensione”.
Il Servizio per la sicurezza dello Stato lettone (VDD) avverte che la Russia potrebbe intensificare la disinformazione rivolta contro i politici che si oppongono alla sua guerra in Ucraina e sostengono Kyiv. I servizi non escludono inoltre possibili provocazioni da parte di Russia o Bielorussia, compresi incidenti volti ad attirare l’attenzione e influenzare la percezione delle elezioni.
Le misure precauzionali hanno interessato anche i seggi elettorali. Sono stati verificati quasi 6.000 membri del personale e una parte degli addetti nella parte orientale del Paese è stata sostituita a causa di dubbi relativi a viaggi in Russia o Bielorussia e alla diffusione di messaggi filocremlini. Il VDD ha invitato la popolazione a segnalare eventuali casi di compravendita di voti o di propaganda illegale nei pressi dei seggi.
La pressione migratoria rimane un altro problema lungo il confine con Bielorussia e Russia. Dopo il rafforzamento del confine orientale da parte della Polonia, alcuni dei principali percorsi migratori si sono spostati verso la Lettonia. Secondo la Guardia di frontiera lettone, nel 2026 sono stati impediti 11.212 tentativi di attraversamento illegale della frontiera statale.
Otocki ritiene che “la Lettonia si trovi alle prese con due vicini difficili e subisca una pressione al confine con la Bielorussia simile, se non maggiore, a quella che si registra in Polonia o in Lituania”.
La divisione linguistica e il “cordone sanitario”
I sondaggi disponibili non indicano un cambiamento radicale dell’assetto politico e, di conseguenza, neppure una svolta evidente nella politica lettone nei confronti dell’Ucraina. Resta invece da capire quanto il prossimo governo sarà determinato nel realizzare gli investimenti nella difesa, proteggere i confini e introdurre restrizioni riguardanti i media e le reti politiche russofone.
Gli elettori preoccupati per i prezzi, i trasporti, il lavoro e i servizi pubblici potrebbero comportarsi in modo meno prevedibile di quanto ipotizzato dai modelli più datati basati sulla divisione in blocchi politici. Il cosiddetto “cordone sanitario” annunciato potrebbe far sì che il prossimo governo rimanga nell’orbita europeista, atlantista e favorevole al sostegno all’Ucraina. Allo stesso tempo, una parte dell’elettorato potrebbe ritenere di non trovare un’adeguata rappresentanza politica.
Otocki sottolinea che la politica lettone si divide secondo una linea diversa rispetto alla maggior parte dei Paesi della regione. “La tradizionale divisione politica in Lettonia non segue l’asse destra-sinistra, ma si basa sulla contrapposizione tra formazioni lettoni e russe o filorusse”, osserva. Secondo lui, è proprio per questo che “in Lettonia esiste un consenso informale, una sorta di cordone sanitario attorno ai partiti filorussi, che di fatto impedisce loro di accedere al potere”.
L’esperto sottolinea inoltre che circa il 10% degli abitanti non possiede la cittadinanza lettone e non ha diritto di voto, il che “garantisce ai partiti lettoni una maggioranza stabile, che raccoglie circa tre quarti dei voti”.
“Le coalizioni non vengono formate sulla base della convergenza dei programmi economici o sociali, ma proprio con l’obiettivo di tenere i partiti filorussi lontani dal potere”, aggiunge.
Delle quattro formazioni che si rivolgono all’elettorato russofono, due hanno possibilità di superare la soglia elettorale: la populista Lettonia al Primo Posto di Ainars Šlesers, che, pur essendo formalmente un partito lettone, cerca attivamente il sostegno della minoranza russofona, e la coalizione di Julia Stepanenko, che riunisce Potere Sovrano e Giovani Lettoni. Secondo l’esperto, nessuna delle due avrebbe tuttavia concrete possibilità di entrare nella coalizione di governo.
Gli scenari di coalizione
Uno degli scenari possibili è la ricostituzione di un blocco di centrodestra. Un simile assetto potrebbe mantenere una posizione coerente sulle questioni di sicurezza, difesa e relazioni con Russia e Bielorussia, ma la sua composizione dipenderebbe dai risultati delle formazioni più piccole.
Con la Lista Unita ferma intorno alla metà dei dieci punti percentuali, persino un primo posto potrebbe non essere sufficiente a Kulbergs per formare un governo con l’Alleanza Nazionale – altro partito di ECR – e l’Unione dei Verdi e degli Agricoltori, qualora quest’ultima superasse la soglia. Otocki osserva che l’Unione dei Verdi e degli Agricoltori si trova spesso intorno alla soglia di sbarramento, ma generalmente riesce a entrare in Parlamento.
“Molti elementi fanno pensare che l’attuale coalizione di quattro formazioni possa aver bisogno di un quinto partner per ottenere una maggioranza stabile”, osserva Otocki, indicando i Progressisti come “candidato naturale”. Allo stesso tempo, precisa che il programma progressista del partito, “incentrato sui diritti umani, i diritti delle donne e delle minoranze sessuali, suscita controversie tra i partner di coalizione più conservatori”.
“Un’alternativa potrebbe essere il partito populista e di destra Lettonia al Primo Posto di Šlesers, che però non è antirusso, ma il suo ingresso nel governo sarebbe una soluzione caratterizzata da elementi di rischio”, aggiunge.
Molto dipenderà dal numero di partiti che entreranno nel Saeima. Se sette formazioni supereranno la soglia del 5%, i negoziati per la coalizione diventeranno più complessi. “L’elevata percentuale di elettori indecisi in Lettonia significa che sono possibili sorprese e che l’ingresso di ulteriori piccoli partiti complicherà la formazione del governo”, osserva l’esperto.
Anche gli incidenti legati alla sicurezza potrebbero influenzare gli ultimi giorni della campagna: disinformazione sui social media, contenuti deepfake, incidenti con droni, eventi al confine o accuse di sabotaggio. Questi episodi potrebbero nuovamente spostare l’attenzione degli elettori dalle questioni economiche alla sicurezza nazionale.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

