La direttrice generale dell’emittente pubblica serba RTS, Manja Grčić, si è dimessa ieri (28 ottobre), dopo che la Lista degli Studenti e i sindacati dei dipendenti avevano chiesto la rimozione della dirigenza che aveva supervisionato anni di copertura fortemente sbilanciata. Le sue dimissioni sono arrivate tre giorni dopo le elezioni il cui risultato ha posto fine all’era di Aleksandar Vučić e del Partito Progressista Serbo.
Nelle stesse ore, il rappresentante di Reporters Without Borders, Pavol Szalaj, ha dichiarato a N1 – in commenti ripresi dall’agenzia di stampa Beta – che qualsiasi soppressione dell’indipendenza di N1 e Nova S “sarebbe di fatto la fine del pluralismo in Serbia e completerebbe il processo di cattura dei media”.
Grčić ha affermato di essersi dimessa dopo aver valutato le circostanze in cui opera attualmente il servizio pubblico, aggiungendo di voler consentire all’istituzione di continuare a funzionare. Prima di dimettersi aveva già rimosso il responsabile del programma di informazione. La Lista degli Studenti, i sindacati della RTS e gruppi informali di dipendenti avevano chiesto esplicitamente le sue dimissioni e una più ampia “depoliticizzazione e rimozione dei blocchi” dell’emittente.
In precedenza, si era dimesso anche il direttore dell’emittente pubblica provinciale RTV Vojvodina e un conduttore aveva chiesto scusa in diretta per anni di informazione unilaterale. Szalaj ha definito quelle scuse un primo passo positivo, insistendo tuttavia sul fatto che coloro che avevano gestito la macchina propagandistica dovessero comunque essere chiamati a rispondere delle proprie responsabilità.
Il terremoto politico del 25 ottobre – con la Lista degli Studenti che ha ottenuto circa il 52,7% dei voti e 140 dei 250 seggi, con un’affluenza vicina al record – non ha automaticamente smantellato il sistema mediatico costruito durante il suo governo.
Le emittenti pubbliche avevano concesso alle autorità tra l’85% e il 96% del tempo televisivo rilevante in determinati periodi. Le testate indipendenti hanno dovuto affrontare pressioni sistematiche. La Serbia occupa ancora il 104º posto nell’Indice mondiale della libertà di stampa di RSF, ultima tra i Paesi del continente europeo.
La minaccia più grave rimasta riguarda N1 e Nova. Il gruppo portoghese Alpac Capital ha assunto il controllo, ad agosto, degli asset dell’Adria News Network che comprendono le due emittenti, sostituendo i dirigenti, nominando nuovi responsabili editoriali e provocando dimissioni e proteste tra i dipendenti. Secondo quanto riferito, parte della copertura della notte elettorale è stata interrotta anticipatamente. Alpac ha indicato che chiuderà il quotidiano Nova entro il 31 ottobre.
Szalaj ha descritto i cambiamenti nella proprietà e nella linea editoriale avvenuti prima delle elezioni come motivati da ragioni politiche, e non commerciali, e ha definito Vučić un “predatore della libertà dei media” per i suoi anni di attacchi quasi quotidiani contro i giornalisti, in particolare quelli di N1 e Nova.
Ha affermato che la vittoria della Lista degli Studenti crea un’opportunità storica per inaugurare una nuova era di libertà dei media, a condizione che le emittenti indipendenti rimaste mantengano la propria autonomia.
Il 26 ottobre, alcuni manifestanti sono entrati negli uffici di Belgrado del tabloid e dell’emittente televisiva filogovernativa Informer, interrompendo una trasmissione in diretta e chiedendo le scuse del proprietario e direttore Dragan Vučićević. Manifestazioni analoghe si sono svolte davanti a Pink TV. Vučić ha definito l’irruzione una “violenza mostruosa” contro la libertà di espressione. I leader studenteschi avevano invitato alla calma.
L’episodio mostra sia la persistente rabbia dell’opinione pubblica dopo anni di copertura aggressivamente filogovernativa, sia il rischio che episodi di questo tipo vengano presentati come attacchi alla stampa.
Sono circolate voci secondo cui le reti ancora vicine a Vučić potrebbero organizzare provocazioni per screditare gli studenti. Prima delle elezioni, il movimento era già stato pesantemente bersagliato dalla disinformazione.
Non sono emerse prove confermate di provocazioni organizzate dopo le elezioni; la Lista degli Studenti ha condannato pubblicamente l’irruzione negli uffici di Informer e ha invitato alla moderazione. Il più ampio modello di delegittimazione alimentato dai media, tuttavia, è documentato.
Vučić ha perso il controllo politico formale, ma l’infrastruttura della cattura dei media – emittenti pubbliche orientate, tabloid filogovernativi dominanti, pressioni sulla proprietà delle ultime grandi testate critiche, regolamentazione debole e reti di attacchi – non scompare dall’oggi al domani.
Le prime dimissioni e le scuse nelle emittenti pubbliche rappresentano dei passi avanti. Il destino di N1 e Nova sarà un test decisivo: come ha affermato Szalaj, la perdita della loro indipendenza significherebbe il completamento della cattura dei media in un momento cruciale della storia moderna della Serbia.
In foto: L’ex presidente serbo Aleksandar Vucic [Yugoslav Faulü, X]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

