Il primo ministro bulgaro Rumen Radev è finito al centro di dure critiche da parte di esponenti politici e media rumeni dopo aver suggerito che la decisione di Bucarest di attribuire pubblicamente alla Russia gli attacchi con droni nel Mar Nero avrebbe provocato ulteriori attacchi contro navi commerciali nelle acque territoriali romene.
Intervenendo lunedì (26 ottobre) al Sofia Economic Forum, Radev ha affermato che la Romania aveva dichiarato di sapere che la Russia fosse responsabile degli attacchi pur non disponendo di prove sufficienti. Secondo il premier bulgaro, dopo quelle dichiarazioni “due navi, una delle quali solo pochi giorni fa, sono state colpite e affondate nel modo più provocatorio possibile nelle acque territoriali romene”.
Radev ha contrapposto la posizione romena al proprio approccio, sottolineando di essere stato l’unico capo di governo tra Bulgaria, Romania e Turchia ad aver convocato l’ambasciatore russo. “Quando muovo delle accuse, devo avere prove chiare prima di farlo. Non posso agire sulla base di slogan”, ha dichiarato.
Le parole del premier bulgaro arrivano mentre per tutto il mese di ottobre si sono susseguiti attacchi con droni contro navi mercantili nelle zone economiche esclusive di Bulgaria e Romania. Diverse imbarcazioni sono state colpite, alcune sono affondate e membri degli equipaggi sono rimasti uccisi o risultano dispersi.
Sofia ha finora evitato di attribuire formalmente la responsabilità degli attacchi. Il governo bulgaro ha riconosciuto che il principale beneficiario degli attacchi sarebbe logicamente la Russia, ma sostiene che manchino ancora prove forensi definitive. Bucarest, al contrario, è stata molto più esplicita nel collegare gli episodi a Mosca.
Le reazioni in Romania non si sono fatte attendere. L’ex ministro dell’Interno Cătălin Predoiu ha pubblicato su Facebook un messaggio nel quale chiedeva alla Bulgaria una maggiore solidarietà. Predoiu ha sottolineato che le dichiarazioni ufficiali della Romania sui precedenti incidenti con droni sul proprio territorio sono sempre state basate su prove concrete e documentate. Ha ricordato, in particolare, gli episodi in cui funzionari rumeni avevano mostrato all’ambasciatore russo a Bucarest frammenti recuperati di droni di fabbricazione russa.
Pur ribadendo il proprio rispetto per Radev e per la Bulgaria, considerata un Paese vicino e partner della Romania, Predoiu ha osservato che sarebbe stata più appropriata una dichiarazione improntata a una maggiore empatia e solidarietà.
I media romeni hanno dato ampio risalto alle parole di Radev, presentandole soprattutto come un’accusa nei confronti della Romania per aver provocato la Russia. All’inizio del mese, il primo ministro rumeno Ilie Bolojan aveva avuto un colloquio telefonico con Radev, durante il quale aveva condannato gli attacchi definendoli una conseguenza della guerra russa contro l’Ucraina. I due avevano inoltre discusso di un rafforzamento del coordinamento trilaterale con la Turchia.
Anche il presidente rumeno Nicușor Dan ha descritto gli episodi come parte dei tentativi della Russia di destabilizzare i Paesi della regione.
Le critiche sono arrivate anche dall’interno della Bulgaria. L’opposizione dei Democratici per una Bulgaria Forte (DSB | PPE) ha diffuso una dichiarazione ufficiale nella quale ha condannato le parole di Radev, definendole “inaccettabili”. Secondo il partito, tali dichiarazioni rischiano di compromettere la fiducia nei rapporti con la Romania, considerata un alleato strategico fondamentale all’interno della NATO e dell’Unione europea.
Il DSB ha quindi invitato il governo ad abbandonare quelle che ha definito insinuazioni politiche e a concentrarsi invece su indagini e risposte concrete, in coordinamento con la Romania e con gli altri alleati, di fronte a quelli che il partito ha definito attacchi terroristici russi nel Mar Nero.
La controversia si inserisce anche nel più ampio quadro delle critiche rivolte alla Bulgaria dal Parlamento europeo. Il 22 ottobre, il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione di ferma condanna degli attacchi contro le navi civili, attribuendone la responsabilità alla Russia. Il testo esprimeva inoltre preoccupazione per la “gestione ambigua” della vicenda da parte del governo bulgaro e per quella che veniva definita una “debole risposta diplomatica” nei confronti di Mosca.
La risoluzione chiedeva a Radev di tradurre le richieste di solidarietà in azioni concrete e suggeriva inoltre che l’Unione europea valutasse la possibilità di avviare un’operazione navale nel Mar Nero. Radev aveva respinto alcune parti del testo, definendole “insinuazioni infondate e manipolatorie” inserite all’ultimo momento.
Nonostante le tensioni sul piano politico e diplomatico, la cooperazione tra i tre Paesi è proseguita. Il 28 ottobre, i ministri della Difesa di Bulgaria, Romania e Turchia si sono incontrati a Sofia e hanno concordato l’istituzione di un meccanismo di coordinamento trilaterale volto a migliorare il monitoraggio della situazione marittima, la condivisione delle informazioni e le capacità di allerta precoce.
I tre Paesi hanno inoltre condannato congiuntamente gli attacchi contro la navigazione commerciale e ribadito l’importanza della libertà di navigazione nel Mar Nero.
Nello stesso giorno, un’altra nave, la portacontainer CONTSHIP JET, battente bandiera liberiana, è stata segnalata come colpita da droni navali nella zona economica esclusiva bulgara. Entro la mezzanotte, l’imbarcazione è affondata.
Foto di: Il primo ministro bulgaro Rumen Radev [© European Union, 2026, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

