L’organo di controllo interno del Pentagono non aprirà un’indagine sulle recenti limitazioni ai servizi satellitari Starlink e Starshield utilizzati dall’Ucraina. La decisione arriva dopo una richiesta bipartisan presentata da nove senatori statunitensi, che avevano chiesto di accertare se funzionari del governo americano fossero stati coinvolti nelle restrizioni o ne fossero stati informati in anticipo.

L’Office of Inspector General del Dipartimento della Difesa ha comunicato ai legislatori che le questioni sollevate sarebbero più propriamente di competenza dell’US Air Force. Secondo l’Associated Press, la decisione ha però alimentato nuovi interrogativi a Capitol Hill sull’effettiva capacità delle istituzioni americane di esercitare un controllo indipendente sulle infrastrutture di comunicazione militare gestite da società private.

La vicenda riguarda la riduzione della velocità delle connessioni Starlink e Starshield in Ucraina, denunciata da funzionari ucraini nel corso dell’ultimo mese. I due sistemi sono diventati una componente essenziale delle comunicazioni sul campo di battaglia: permettono di mantenere i collegamenti in aree dove le infrastrutture terrestri sono state distrutte e sostengono, tra le altre attività, le operazioni con i droni.

Secondo Kyiv, le restrizioni avrebbero avuto conseguenze operative concrete, ostacolando anche la capacità di intercettare droni russi in rapido movimento. Il problema è stato successivamente superato, con il ripristino delle connessioni a velocità elevate, ma senza che sia stata chiarita definitivamente la catena decisionale che aveva portato alle limitazioni.

È proprio questo il punto centrale della richiesta dei senatori. In una lettera inviata il 16 ottobre all’ispettore generale, nove parlamentari – quattro repubblicani e cinque democratici – guidati da Richard Blumenthal avevano chiesto di stabilire se funzionari del Pentagono o di altre agenzie federali avessero “ordinato, autorizzato, approvato o avuto conoscenza preventiva” di modifiche ai servizi Starlink e Starshield, agli accordi di condivisione dell’intelligence o ai sistemi di allerta utilizzati dall’Ucraina.

La questione è resa più complessa dalle versioni divergenti fornite dall’amministrazione Trump e da Elon Musk. Il proprietario di SpaceX, ha riconosciuto che la velocità di Starlink era stata limitata, sostenendo che l’Ucraina avesse violato i termini di utilizzo del servizio. Per quanto riguarda Starshield, la versione destinata all’impiego militare, Musk ha invece sostenuto che eventuali modifiche fossero sotto il controllo del governo statunitense.

Il presidente Donald Trump ha negato di aver ordinato personalmente restrizioni, mentre il vicepresidente JD Vance ha lasciato intendere che vi fosse stato un coordinamento con la Casa Bianca. Il risultato è una ricostruzione ancora contraddittoria su chi abbia preso la decisione e sulla misura dell’intervento del governo americano.

Secondo quanto aveva riportato il Wall Street Journal, l’ordine sarebbe arrivato da Musk, non è ancora chiaro se di propria iniziativa o su invito di Trump. Il presidente statunitense sarebbe tornato da Musk il giorno successivo per chiedere che le restrizioni venissero rimosse.

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Per la senatrice Jeanne Shaheen, principale esponente democratica della Commissione Esteri del Senato e una delle firmatarie della richiesta, il rifiuto di un’indagine indipendente è motivo di preoccupazione. “L’amministrazione Trump e SpaceX hanno fornito versioni contrastanti” sulle cause delle interruzioni, ha osservato Shaheen, sostenendo la necessità di un accertamento indipendente per individuare le responsabilità.

L’episodio riporta così al centro una questione più ampia: quanto potere può esercitare un imprenditore privato su un’infrastruttura diventata strategica per la sicurezza di un Paese alleato?

Il problema non è nuovo. Nel 2022 Musk aveva già unilateralmente ordinato la sospensione di Starlink in alcune aree dell’Ucraina, tra cui Kherson e Donetsk, motivando la scelta con il timore di un’escalation con la Russia. Le controversie di quegli anni contribuirono anche a rafforzare l’interesse del Congresso per una maggiore separazione tra Starlink, servizio commerciale, e Starshield, progettato per esigenze militari e governative.

La decisione dell’Inspector General non chiude comunque definitivamente il caso. La portavoce Mollie Halpern ha spiegato che l’ufficio potrebbe riconsiderare la questione qualora emergessero nuove informazioni.

Intanto, l’Ucraina sta cercando di ridurre la propria dipendenza da un singolo fornitore. La società satellitare finlandese Iceye ha annunciato colloqui con Nokia e il ministero della Difesa ucraino per sviluppare una cooperazione nel settore spaziale, con particolare attenzione alla costruzione di capacità di comunicazione satellitare sovrane.

Foto di: Il patron di SpaceX Elon Musk con il presidente statunitense Donald Trump [The White House, Public domain, via Wikimedia Commons]

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