Dopo settimane in cui aveva lasciato intendere di poter bloccare il prossimo pacchetto europeo di sanzioni contro la Russia, la Bulgaria ha fatto un passo indietro rispetto alla minaccia di veto, scegliendo invece di chiedere modifiche alla lista delle persone e delle entità sanzionate, consentendo così alla manovra dell’Unione di proseguire il suo iter.
“La Bulgaria non porrà il veto al 21º pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia, pur continuando a sollevare obiezioni sull’inclusione di diverse persone ed entità nella lista proposta delle sanzioni”, ha dichiarato giovedì (9 luglio) il ministro della Difesa, Dimitar Stoyanov.
Rispondendo alle domande sul fatto che le obiezioni di Sofia equivalessero a una minaccia di veto, Stoyanov è stato categorico. “No. Non si tratta di un veto. Si tratta di riserve che proponiamo affinché queste persone vengano rimosse dal regime sanzionatorio”, ha dichiarato in un’intervista all’emittente bTV.
Il chiarimento rappresenta un cambiamento significativo rispetto alle precedenti dichiarazioni del primo ministro Rumen Radev, che aveva ripetutamente indicato la possibilità che la Bulgaria bloccasse il pacchetto qualora alcuni nomi fossero rimasti nella lista delle sanzioni.
Solo poche settimane fa, Radev aveva affermato pubblicamente che la Bulgaria si opponeva alle sanzioni contro il Patriarca Kirill e contro il fondatore di Lukoil, Vagit Alekperov. Il 19 giugno, durante una visita a Bruxelles, aveva inoltre risposto ripetutamente “sì” alla domanda se la Bulgaria fosse pronta a porre il veto al pacchetto.
Il primo ministro ha più volte promesso di mantenere una linea dura sulle sanzioni per difendere quello che definisce l’interesse nazionale della Bulgaria.
Dalle minacce di veto alle “riserve”
Radev ha sostenuto che la Chiesa ortodossa russa abbia svolto un ruolo importante nella liberazione della Bulgaria dal dominio ottomano e ha precisato che la sua preoccupazione non riguarda personalmente il Patriarca Kirill, bensì “milioni di fedeli russi”.
Per quanto riguarda Alekperov, il premier bulgaro ha collegato la posizione di Sofia a una richiesta di arbitrato da 3 miliardi di euro avanzata contro la Bulgaria dalla compagnia petrolifera russa.
Gli Stati membri dell’Unione dovrebbero approvare il 21º pacchetto di sanzioni il 14 luglio. Resta però da vedere come reagirà Sofia se le sue obiezioni dovessero essere ignorate dagli altri Paesi membri. La posizione bulgara è stata discussa durante la scorsa riunione di governo.
Nel corso della sua presidenza della Repubblica, dal 2017 al 2026, Radev si è mostrato costantemente scettico nei confronti delle sanzioni europee contro la Russia. Tuttavia, non ha mai bloccato alcun pacchetto sanzionatorio, pur avendone la possibilità tra il 2022 e il 2023, quando la Bulgaria era governata da una serie di governi ad interim da lui nominati.
Molti analisti politici bulgari ritengono che la retorica euroscettica di Radev sulle sanzioni alla Russia sia principalmente un messaggio destinato alla politica interna, volto a rafforzare il consenso del suo elettorato filorusso, piuttosto che un reale tentativo di ostacolare la politica dell’Unione europea.
Altre preoccupazioni
Il governo bulgaro ha inoltre espresso riserve su alcune parti del pacchetto di sanzioni che potrebbero compromettere la fornitura di pezzi di ricambio per la metropolitana di Sofia, secondo quanto riferito dall’ufficio stampa del governo, anche se i funzionari non hanno fornito ulteriori dettagli.
Secondo informazioni riportate dall’agenzia di stampa bulgara Focus, uno dei nomi contestati è quello dell’imprenditore del settore ferroviario Iskandar Makhmudov. Sofia teme che il mantenimento delle sanzioni nei suoi confronti possa complicare la consegna di pezzi di ricambio e i servizi di manutenzione dei treni della metropolitana.
Il governo sarebbe inoltre contrario all’inserimento nella lista del ministro dello Sport russo, Mikhail Degtyaryov, sostenendo che lo sport non dovrebbe essere oggetto delle sanzioni dell’Unione europea.
Un’ulteriore preoccupazione riguarda la JSC Togliattikhimbank, istituto finanziario coinvolto nel finanziamento delle esportazioni russe di fertilizzanti. Sofia teme che eventuali sanzioni nei confronti della banca possano avere effetti negativi sulla disponibilità e sui prezzi dei fertilizzanti.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

