Il recente Tech Sovereignty Package segna un’evoluzione importante nel dibattito europeo sulla tecnologia. Dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla regolazione dei mercati digitali e sulla riduzione delle dipendenze strategiche, l’Europa sembra finalmente riconoscere che la sovranità tecnologica non può essere soltanto una questione di protezione. È un cambiamento necessario.

Negli ultimi anni il concetto di sovranità digitale è stato interpretato prevalentemente in chiave difensiva: proteggere dati, infrastrutture e servizi critici; limitare vulnerabilità geopolitiche; ridurre dipendenze considerate eccessive da tecnologie sviluppate altrove. Questa fase è stata importante e, in molti casi, inevitabile. Ma la protezione non produce automaticamente competitività. Nessuna economia è diventata leader globale semplicemente riducendo i propri rischi. La leadership nasce dalla capacità di innovare, attrarre investimenti, creare tecnologie e costruire nuovi mercati.

La vera sfida europea oggi è quindi un’altra: passare da una sovranità difensiva a una sovranità competitiva. La differenza è sostanziale. Una sovranità difensiva misura il successo in termini di riduzione delle dipendenze. Una sovranità competitiva lo misura in termini di capacità di scelta, innovazione e creazione di valore sul mercato globale, non solo interno.

Il nuovo Cloud and AI Development Act, colonna portante del nuovo European Tech Sovereignity Package, ha come punto di forza la definizione di quattro livelli per la definizione di sovranità: segregazione territoriale dei dati, indipendenza da giurisdizioni straniere, controllo societario europeo, fino all’autonomia completa della filiera. Ma oltre a porre quesiti sull’oggettiva capacità di misurare questi criteri, in un mondo di capitali globali e soluzioni che dipendono da migliaia di servizi distribuiti geograficamente, rivela nuovamente la natura difensiva dell’approccio, che mira a restringere le scelte di mercato.

In altre parole, seppure una terapia di shock che forzi una maggiore valutazione di soluzioni europee può essere inizialmente essere utile, l’obiettivo non dovrebbe essere isolarsi dal resto del mondo digitale, ma acquisire la capacità di operare in esso da una posizione di forza.

IA e data center, Bruxelles lega sovranità tecnologica ed energia: “Serve autonomia strategica”

Cinque cambiamenti di prospettiva

Per riuscirci servono almeno cinque cambiamenti di prospettiva.

1. Passare dalla sostituzione all’orchestrazione

Troppo spesso la discussione sulla sovranità tecnologica si riduce alla ricerca di un’alternativa europea a una tecnologia dominante.

È una logica comprensibile, ma raramente produce vantaggi duraturi. Sostituire una dipendenza con un’altra non genera sovranità. La vera autonomia nasce dalla capacità di utilizzare e governare contemporaneamente tecnologie diverse.

2. Trasformare la sovranità dei dati in una strategia aziendale

La sovranità non può essere delegata esclusivamente a regolatori e istituzioni. Ogni organizzazione possiede dati, processi e requisiti differenti. Di conseguenza non può esistere un modello universale di sovranità valido per tutti.

3. Proteggere i dati senza fermarne la circolazione

L’economia digitale moderna esiste perché i dati possono circolare. Il cloud, il commercio elettronico, l’intelligenza artificiale e la collaborazione globale si basano sulla possibilità di trasferire informazioni attraverso confini geografici e giurisdizioni differenti.

4. Investire nei paradigmi futuri, non solo nelle alternative presenti

La storia dell’innovazione mostra che i veri cambiamenti avvengono quando emergono nuovi paradigmi tecnologici.

5. Passare da una strategia orientata ai prodotti a una orientata agli obiettivi

La domanda non dovrebbe essere “quale software dobbiamo sostituire?”, ma “quale capacità vogliamo acquisire?”.

Oltre i falsi dibattiti

Altro elemento importante del European Tech Sovereignty Package è una direttiva sull’OSS come scelta strategica per l’Europa.

L’open source è una componente fondamentale dell’ecosistema digitale globale e continuerà a esserlo. Ma nessun modello di licenza, da solo, può garantire competitività.

La sovranità competitiva non consiste nel costruire un ecosistema digitale separato dal resto del mondo. Consiste nel garantire a imprese e istituzioni europee la libertà di scegliere, orchestrare, innovare e competere su scala globale.

*Francesco Bonfiglio è un manager e imprenditore italiano del settore digitale. È stato CEO di Gaia-X, l’associazione europea nata per costruire un’infrastruttura federata di dati e servizi cloud basata su interoperabilità, trasparenza e sovranità digitale. Dopo l’esperienza in Gaia-X, ha fondato Dynamo, progetto orientato alla creazione di una piattaforma europea B2B per servizi cloud federati.

, , , , , , , , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *