La Commissione europea ha avviato un’indagine per valutare la compatibilità del sostegno pubblico che la Francia intende concedere per la costruzione e l’esercizio di sei nuovi reattori nucleari con le regole sugli aiuti di Stato dell’Unione. Il nodo è comprendere se gli aiuti inciderebbero sulle condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse europeo.
Secondo quanto comunicato da Bruxelles, la Francia – intenzionata a modernizzare il proprio parco nucleare – aveva notificato alla Commissione nel novembre 2025 un piano per finanziare sei nuovi reattori con una capacità complessiva di 9.990 megawatt. L’investimento complessivo stimato ammonta a 72,8 miliardi di euro per impianti che saranno realizzati in tre siti già esistenti, Penly, Gravelines e Bugey, e che saranno messi in servizio tra il 2038 e il 2044, con una vita operativa prevista di sessant’anni.
La cifra elevata riflette l’entità del progetto e la sua importanza strategica per la sicurezza energetica francese e, più in generale, per i Paesi vicini. La Francia è infatti la principale produttrice di elettricità da energia nucleare nell’Unione europea, coprendone il 58% del totale, oltre a esserne prima esportatrice. Dei più di 380 TWh di elettricità che Parigi produce annualmente dal nucleare, 32 vengono esportati in Italia, 18 in Francia e 15 in Belgio.
Sono tre le misure principali in cui si articola il progetto francese: un prestito agevolato che copre il 60% dei costi stimati di costruzione, un contratto bidirezionale per differenza della durata di 40 anni che garantirebbe entrate stabili agli impianti, e un meccanismo di condivisione dei rischi volto a proteggere Électricité de France S.A. (EDF), la società statale francese che gestisce l’intero parco nucleare nazionale, da eventi imprevedibili come calamità naturali o modifiche legislative. Per realizzare il progetto, sarà appositamente costituita una società veicolo interamente controllata da EDF, che ne curerà la gestione operativa.
La Commissione ha preliminarmente valutato il progetto come necessario e in grado di facilitare lo sviluppo di un’attività economica. Il sostegno è inoltre considerato potenzialmente positivo per la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico e per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione europra. Tuttavia, Bruxelles ha deciso di approfondire l’analisi, ponendo attenzione ad alcuni aspetti fondamentali.
Innanzitutto, per l’Unione europea contano l’adeguatezza e la proporzionalità del pacchetto di aiuti e l’impatto sulla concorrenza nel mercato elettrico. Inoltre, occorre verificare la conformità con altri principi di diritto comunitario, tra cui quelli stabiliti dall’articolo 19d del Regolamento sull’elettricità e dal Regolamento 2024/1747 relativo ai contratti per differenza.
Le preoccupazioni principali riguardano il rischio di un eccessivo trasferimento di costi allo Stato e la possibilità che il pacchetto rafforzi indirettamente il potere di mercato di EDF, influenzando la concorrenza e potenzialmente causando distorsioni nel mercato elettrico.
La Commissione intende verificare se le misure proposte siano limitate a quanto strettamente necessario e se siano presenti adeguate garanzie per impedire che il sostegno finisca per favorire specifici operatori a scapito del mercato nel suo complesso. Queste risultano necessarie anche in forza di legge, essendo il presupposto degli aiuti di Stato compatibili con il mercato unico secondo gli articoli 107 e seguenti del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea.

