Secondo il ministro della Difesa finlandese Antti Häkkänen, l’Europa non può chiedere sicurezza senza essere disposta a pagarne il prezzo. In un incontro con la stampa avvenuto ieri (5 novembre), il ministro ha quindi rimarcato la linea del governo di Helsinki: quella di una maggiore condivisione degli oneri tra gli Stati membri sia sul fronte della spesa militare sia su quello del sostegno all’Ucraina.
Häkkänen ha indicato nello 0,25% del proprio PIL la quota che ciascun Paese europeo dovrebbe destinare al sostegno di Kyiv. Una soglia superiore alla media attuale, che secondo il ministro si aggira attorno allo 0,17%. “L’Ucraina ha due grandi sfide: il denaro e la difesa aerea. Il denaro avrebbe dovuto essere il problema più semplice da risolvere”, ha spiegato.
Il riferimento è anche al crescente fabbisogno finanziario di Kyiv in vista del 2027. Secondo Häkkänen, il sostegno europeo dovrà colmare un gap di circa 70 miliardi di euro. L’obiettivo dello 0,25% non è soltanto una questione contabile, per Helsinki rappresenta una misura della credibilità politica europea.
“Non possiamo parlare di pace e Stato di diritto senza le risorse necessarie”, ha avvertito il ministro, contestando l’idea che alcuni governi possano considerare il sostegno militare all’Ucraina come un impegno ormai eccessivo. Il problema, nella sua lettura, non è infatti soltanto quanto l’Europa spenda, ma quanto lo faccia in modo coordinato.
La posizione di Häkkänen va letta alla luce della trasformazione della politica di sicurezza finlandese dopo l’invasione russa in Ucraina e l’ingresso della Finlandia nella NATO nel 2023. Il Paese condivide con la Russia circa 1.300 chilometri di frontiera e considera ormai la minaccia russa un elemento strutturale dell’ambiente di sicurezza europeo.
Un rapporto del governo finlandese pubblicato nel mese di aprile definisce le azioni aggressive di Mosca una minaccia di lungo periodo e sostiene la necessità di costruire “un’Europa più forte e una NATO più europea”.
La stessa impostazione emerge dalle parole del primo ministro Petteri Orpo. Ad agosto, Orpo ha sottolineato che il sostegno all’Ucraina riguarda direttamente “il futuro dell’Europa nel suo insieme”, collegandolo alla necessità di rafforzare contemporaneamente le capacità militari europee, l’industria della difesa e la resilienza delle infrastrutture critiche.
La Finlandia sta cercando di tradurre questa impostazione in un aumento concreto delle proprie capacità. Nel 2026 il governo prevede che la spesa finlandese per attività di difesa e sicurezza raggiunga il 2,4% del PIL, includendo resilienza, preparazione civile e altri investimenti collegati alla sicurezza. Helsinki ha inoltre confermato che il nuovo obiettivo NATO del 3,5% per la difesa propriamente detta sarà raggiunto progressivamente.
Il messaggio di Häkkänen agli altri governi europei è quindi anche politico: la Finlandia è disposta a sostenere costi elevati per la propria sicurezza, ma non ritiene sostenibile che il peso ricada in modo sproporzionato sui Paesi dell’Europa orientale e settentrionale.
La questione riguarda in particolare gli Stati che rimangono più lontani dagli obiettivi di spesa. Alla domanda di giornalisti provenienti da Belgio e Spagna, Häkkänen ha citato proprio i due Paesi come esempi di Stati che destinano una quota relativamente bassa del PIL alla difesa. Se l’Europa non rafforzerà rapidamente le proprie capacità, ha avvertito, “l’intera Europa sarà nel caos”.
Il principio vale anche per l’Ucraina. La Finlandia ha già consegnato a Kyiv aiuti militari per un valore complessivo di circa 3,6 miliardi di euro e ha annunciato poche settimane fa il 35° pacchetto di assistenza materiale. Ma Helsinki vuole anche trasformare il sostegno all’Ucraina in una componente della politica industriale europea.
A settembre la Finlandia ha aderito allo strumento SAFE, il programma europeo da 150 miliardi di euro per finanziare investimenti e acquisizioni congiunte nel settore della difesa. Helsinki ha annunciato una richiesta di circa un miliardo di euro per il periodo 2026-2030, destinata anche a rafforzare le capacità di guerra con droni e contro-droni attraverso la cooperazione con l’Ucraina.
È una logica che supera quindi la tradizionale distinzione tra aiuti a Kyiv e riarmo europeo: sostenere l’Ucraina significa anche acquisire competenze, sviluppare l’industria europea e prepararsi al futuro.
È una concezione della sicurezza che in Finlandia sta diventando sempre più centrale. Il presidente Alexander Stubb ha recentemente sostenuto che, per un Paese di frontiera come la Finlandia, la deterrenza è il modo più efficace per evitare di essere trascinati in un nuovo conflitto. La sua conclusione è netta: l’Europa deve essere in grado di difendersi e di influenzare gli sviluppi strategici del continente.
Per Häkkänen, tuttavia, la questione della sicurezza europea non si esaurisce nella capacità di spendere di più per la difesa. L’esclusione degli europei da alcuni dei colloqui sulla guerra in Ucraina con la Russia evidenzia una debolezza prima di tutto politica: l’Unione europea non dispone ancora di una voce unica capace di rappresentarla nei momenti decisivi della politica internazionale. “Se gli europei sono troppo deboli, non abbiamo un posto al tavolo”, ha affermato il ministro finlandese.
Il paradosso è che l’Unione è tra i principali sostenitori dell’Ucraina, ha mobilitato ingenti risorse finanziarie e militari e sarà direttamente coinvolta nelle conseguenze di qualsiasi accordo di pace, ma non è ancora riuscita a individuare una figura con un mandato politico chiaro per rappresentare i ventisette Stati membri nei negoziati. La frammentazione tra governi nazionali e istituzioni europee finisce così per indebolire il peso diplomatico dell’Unione.
La questione sollevata da Helsinki va quindi oltre lo 0,25% del PIL da destinare all’Ucraina, riguarda la capacità dell’Europa di trasformare il proprio peso economico e militare in influenza politica e diplomatica. Se gli Stati membri non sono disposti a delegare una parte della propria sovranità in materia di politica estera, l’Unione rischia di continuare a essere un grande attore economico senza una voce politica altrettanto forte.
“Se non facciamo tutto questo insieme, che senso ha l’unità europea?”, ha chiesto Häkkänen. È una domanda che riguarda il futuro stesso dell’Unione: l’Europa può continuare a finanziare e sostenere una guerra senza essere presente, con una propria rappresentanza, al tavolo dove se ne decide la fine?
Foto di: Il ministro della Difesa finlandese Antti Häkkänen [Antti Häkkänen, X]

