Martedì, le proteste studentesche contro le carenze del sistema di istruzione superiore albanese sono degenerate in violenza nella capitale Tirana, aumentando la pressione sul governo del primo ministro Edi Rama, già impegnato in manifestazioni più ampie contro la corruzione, la disuguaglianza e un controverso progetto di sviluppo costiero.

Le proteste sono proseguite mercoledì, con gli studenti universitari che hanno boicottato le lezioni a Tirana ed Elbasan e le manifestazioni entrate nel secondo giorno consecutivo, in un clima di rinnovati scontri con la polizia nella capitale.

La delegazione dell’UE in Albania ha espresso preoccupazione per l’escalation di violenza, sottolineando che la libertà di riunione e di espressione sono diritti fondamentali e valori europei cardine che devono essere esercitati pacificamente. Ha inoltre preso atto delle accuse di eccessiva violenza da parte della polizia contro manifestanti e giornalisti, chiedendo un’azione di polizia proporzionata e indagini prioritarie sugli incidenti segnalati. La delegazione ha esortato tutte le parti a ridurre le tensioni e ha affermato che il dialogo costruttivo è l’unica via da seguire.

Secondo quanto riportato dai media locali, inizialmente si parlava di tredici persone ferite, tra cui sei agenti di polizia, e quaranta fermate. Un successivo aggiornamento della polizia, diffuso mercoledì, ha comunicato che sedici persone erano state arrestate e altre 49 erano state sottoposte a procedimento penale. Almeno un giornalista sarebbe rimasto ferito.

Martedì pomeriggio, diverse centinaia di manifestanti si sono inizialmente radunati pacificamente davanti al ministero dell’Istruzione, chiedendo migliori condizioni nelle università, costi dell’istruzione più bassi, maggiore sostegno finanziario e migliori prospettive di impiego dopo la laurea.

La protesta è poi degenerata in violenza, con i manifestanti che hanno lanciato mattoni, pietre e blocchi di cemento. I media locali hanno riportato disordini in diverse zone del centro città, danni a negozi e banche e un assalto alla sede dell’amministrazione comunale.

La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e manganelli. Alcune fonti hanno anche segnalato aggressioni a passanti e un uso sproporzionato della forza da parte degli agenti. Cinque agenti di polizia sono stati sospesi dal servizio, secondo il portale di notizie Euronews Albania.

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Dalle rimostranze universitarie al cambiamento politico

Gli studenti organizzatori si sono concentrati sulle condizioni universitarie, sul costo dell’istruzione superiore, sugli aiuti finanziari e sulla mancanza di opportunità di carriera dopo la laurea. Alcuni manifestanti hanno anche espresso frustrazione per le disuguaglianze e per l’operato del governo in generale.

Una manifestante, Luljeta Kola, ha dichiarato a Reuters che l’Albania ha bisogno di “una rivoluzione, un cambiamento, un rovesciamento completo del sistema”, sostenendo che la profonda ingiustizia sociale e il divario tra ricchi e poveri non possono continuare.

I manifestanti hanno anche chiesto le dimissioni di Rama. Il primo ministro socialista guida il Paese balcanico dal 2013, mentre i socialisti e il Partito Democratico all’opposizione si sono alternati al potere sin dalla transizione democratica dell’Albania, avvenuta oltre trent’anni fa.

La vice prima ministra Albana Koçiu ha condannato le violenze in un post su Facebook, affermando che gli attacchi contro le istituzioni e la polizia, così come la distruzione di beni pubblici, non sono un modo accettabile per i giovani di esprimersi.

Gli scontri hanno inserito le rivendicazioni degli studenti in un più ampio dibattito politico sulla leadership del paese e sulle prospettive dei giovani albanesi. Secondo quanto emerge dalle proteste, molti cittadini considerano l’establishment politico avido, corrotto e incompetente.

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Il movimento studentesco si unisce alla Rivoluzione dei Fenicotteri

Le manifestazioni per l’istruzione si sono inoltre collegate a una più ampia ondata di proteste nota come “Rivoluzione dei Fenicotteri”, che ha preso di mira il governo di Rama e un controverso progetto di sviluppo sulla costa adriatica albanese.

Il progetto, che gode del sostegno del primo ministro, coinvolge Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Gli attivisti ambientalisti si oppongono alla costruzione in un’area costiera protetta, esprimendo preoccupazione per il suo potenziale impatto sull’ambiente locale.

I fenicotteri che vivono nell’area protetta sono diventati un simbolo della campagna. Il movimento ha unito le preoccupazioni ambientali a un più ampio malcontento nei confronti dell’élite politica, con i manifestanti che chiedono le dimissioni di Rama per accuse di corruzione.

Le manifestazioni studentesche e le proteste ambientaliste sono dunque confluite attorno alla critica dell’establishment politico del paese, pur avendo cause immediate distinte: gli studenti chiedono miglioramenti all’istruzione superiore e migliori prospettive per i giovani, mentre gli ambientalisti si oppongono al progetto costiero.

Le violenze a Tirana segnano un’escalation delle proteste studentesche, iniziate con rivendicazioni incentrate sulle università ma diventate anche una piattaforma per esprimere una più ampia frustrazione nei confronti del governo.

Le proteste si inseriscono in un più ampio contesto di attivismo studentesco in Europa. In Francia, gli studenti delle scuole superiori hanno organizzato settimane di manifestazioni e blocchi scolastici per chiedere più insegnanti e strutture migliori, sostenendo che il degrado degli edifici scolastici e il sovraffollamento delle aule stiano compromettendo l’istruzione.

Il 13 ottobre, Tirana e l’UE hanno chiuso provvisoriamente il capitolo 20 (politica industriale e delle imprese), portando a quattro il numero totale dei capitoli chiusi provvisoriamente, dopo la chiusura di tre a luglio. L’Albania ha aperto tutti i 33 capitoli e punta a concludere i negoziati entro la fine del 2027.

La Commissaria per l’allargamento, Marta Kos, ha sostenuto l’obiettivo, sottolineando ripetutamente la necessità di proseguire con le riforme, soprattutto in materia di Stato di diritto. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in visita a Tirana il 30 settembre, nel contesto delle proteste del movimento “dei Fenicotteri”, ha definito l’Albania uno dei Paesi “in prima linea” nel processo di allargamento e ha elogiato i recenti progressi, nonostante i manifestanti fuori dal palazzo del governo gridassero “No all’UE con Rama” e si scontrassero con la polizia.

Fonti: BGNES e Albanian Daily News, partner di EUalive.

Traduzione di Simone Cantarini. Articolo originale pubblicato su EUalive disponibile qui.

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