Da oltre nove giorni vanno avanti le proteste degli studenti in Albania, e ieri mattina si è svolta un’altra manifestazione davanti al Parlamento a Tirana riunito in plenaria. La scorsa settimana il Presidente della Camera Niko Peleshi ha cancellato la sessione, ritendo la situazione troppo pericolosa.

Sono bastati 10 giorni per trasformare la capitale albanese da una metropoli in forte sviluppo urbanistico, a una città messa a ferro e fuoco e marchiata dalla violenza degli scontri con le forze di polizia. Dieci giorni che seguono, però, oltre quattro mesi di proteste pacifiche, in cui la popolazione albanese è scesa quotidianamente in piazza contro il progetto di Jared Kushner di realizzare un mega resort sull’isola di Sazan e per chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama, accusato di corruzione.

La rabbia dei manifestanti è sfociata in atti di vandalismo, lanci di pietre e molotov contro il Ministero dell’Istruzione, accusato di non garantire condizioni educative decenti, ma anche al ministero della Giustizia e dell’Economia, al Parlamento, alla Corte Costituzionale e alla sede del Partito Socialista in piazza Skënderbeg, nel cuore della città.

Alle iniziali proteste degli studenti si sono aggiunti anche gli insegnanti e i medici, che chiedono condizioni di lavoro migliori e stipendi più alti. Ma alla base di tutte le rivendicazioni ci sono le dimissioni di Rama.

In un tentativo, spettacolarizzato da un video sui social, di stabilire un dialogo con i manifestanti, Edi Rama aveva posizionato sui blocchi di cemento davanti al palazzo del governo vari foglietti, con su scritto “dialogo”, e dei cuscini per alleviare dal freddo della pietra. Dopo circa due ore i manifestanti si sono presentati ma, anziché sedersi come avrebbe voluto il primo ministro, hanno rovesciato le panchine al grido di “dittatura”.

Albania, si intensificano le proteste degli studenti contro il governo Rama

La reazione del governo alle proteste seguirà l’esempio degli altri Paesi europei, ha annunciato Rama. “Identificheremo le persone che si nascondono dietro profili anonimi che incitano alla violenza. Perseguiremo senza tregua coloro che si nascondono dietro i cappucci. Le famiglie saranno ritenute finanziariamente responsabili per eventuali danni causati dai minori. L’Italia e la Francia lo hanno già fatto, e noi faremo lo stesso”, ha precisato riferendosi alle recenti misure varate dal governo Meloni, come il fermo preventivo e l’imputabilità per i minori sopra i 14 anni.

“Collaboreremo, e abbiamo già iniziato a lavorare con i paesi dell’UE, per impedire a questi individui di viaggiare.
La violenza non ha posto in Albania”.

Tuttavia, a sollevare le preoccupazioni internazionali non è solamente la violenza delle proteste, bensì l’uso eccessivo della forza da parte della polizia. Sul web circolano video di attivisti con il volto sfigurato dalle manganellate, episodi di violenza e intimidazioni contro i giornalisti che filmano le proteste, spari di cannoni ad acqua sui manifestanti pacifici. Tutto questo ha catturato l’attenzione delle istituzioni europee che, attraverso la propria delegazione in Albania, hanno definito “eccessivi” i livelli di violenza raggiunti, commentando: “Ci aspettiamo che l’intervento della polizia sia proporzionato e rispetti i diritti fondamentali e che questi casi siano oggetto di indagini in via prioritaria”.

La deputata albanese, Marjana Koçeku: “gravi preoccupazioni per la libertà di manifestazione”

Nel complesso sono oltre 320 le persone rimaste ferite durante gli scontri, secondo quanto riportato da Albanian Daily News, di cui 192 poliziotti, 92 manifestanti, 36 passanti e 6 giornalisti.

Le violenze non sembrano destinate a placarsi. Rama parla di una “guerra ibrida” contro il suo governo fomentata da Iran, Russia e Grecia, ed alimentata da movimenti “antifa”. Ha definito i manifestanti come “giovani che sono stati radicalizzati e indottrinati ideologicamente e che agiscono sotto la pressione o l’influenza di una nuova forza oscura emersa in Europa e negli Stati Uniti, una forza che il presidente degli Stati Uniti ha designato come organizzazione terroristica: Antifa”.

“Sono studenti universitari? Certamente. Sono studenti delle scuole superiori? Senza dubbio. Ma sono prigionieri di una mentalità, di una nuova ideologia che ha un’unica missione: distruggere, capovolgere tutto, abbattere ogni cosa, radere al suolo ogni cosa, perché ricominceremo tutto da capo” ha affermato Rama, dando poi la colpa all’influenza russa ed iraniana sui social media attraverso account falsi creati ad hoc per diffondere il malcontento nel Paese dopo le proteste dei fenicotteri. “Non sono coincidenze”.

Se esse siano o meno coincidenze, se vi sia effettivamente un’influenza straniera è ancora presto per saperlo. Quello che è certo è che da oltre quattro mesi gli albanesi sono in piazza, per chiedere condizioni di vita migliori, stipendi e pensioni più alte, maggiore trasparenza, servizi pubblici adeguati e, infine, le dimissioni del primo ministro, ritenuto anch’egli la causa di un sistema ritenuto profondamente corrotto.

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