La Banca centrale europea (BCE) ha deciso di mantenere invariati i tre principali tassi di interesse, confermando al 2,50% quello sui depositi, al 2,65% quello sulle operazioni di rifinanziamento principali e al 2,90% quello sui prestiti marginali. La decisione, adottata oggi, 29 ottobre, dal Consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte, arriva in un contesto di crescente incertezza economica, segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia e dai rischi che ne derivano per l’inflazione e la crescita dell’Eurozona.

La BCE ha alzato i tassi due volte quest’anno – rispettivamente a giugno e settembre – per impedire che l’impennata dei prezzi dell’energia causata dalla guerra con l’Iran si consolidasse e ha segnalato che potrebbero essere necessari ulteriori aumenti, pur non avendo fretta in assenza di prove di pericolosi effetti inflazionistici di secondo ordine.

“I prezzi dell’energia hanno continuato ad aumentare, comportando rischi al rialzo per le prospettive di inflazione e rischi al ribasso per quelle di crescita”, ha sottolineato la BCE nel comunicato diffuso al termine della riunione. Secondo l’istituto, gli effetti dello shock energetico non si sono ancora manifestati completamente, mentre l’inflazione di fondo è rimasta finora sostanzialmente stabile e i salari non mostrano, in questa fase, reazioni significative.

La Banca centrale avverte tuttavia che l’intensità e la durata dello shock energetico, insieme alle possibili ripercussioni indirette e agli effetti di secondo impatto, potrebbero determinare un ulteriore aumento dell’inflazione e un rallentamento dell’attività economica. In particolare, il trasferimento dei maggiori costi energetici sui prezzi di beni e servizi potrebbe alimentare nuove pressioni inflazionistiche, mentre un eventuale adeguamento delle retribuzioni al rincaro del costo della vita rischierebbe di rendere più persistente l’aumento dei prezzi.

A complicare il quadro contribuisce anche l’inasprimento delle condizioni di finanziamento registrato dall’ultima riunione del Consiglio direttivo. Secondo la BCE, tale evoluzione potrebbe pesare sia sull’inflazione sia sulla crescita, rendendo ancora più complessa la valutazione delle prospettive economiche dell’area euro.

Lagarde: inflazione al 3,8%, pesa l’aumento dei prezzi dell’energia

Durante la conferenza stampa successiva alla riunione del Consiglio direttivo, la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha fornito ulteriori dettagli sull’andamento dell’inflazione e sulle prospettive economiche dell’Eurozona. “L’inflazione è salita al 3,8% a settembre, dal 3,2% di agosto. L’inflazione dei prezzi energetici è aumentata sensibilmente, raggiungendo il 18,9%, rispetto al 14,3% di agosto”, ha spiegato, precisando che i prezzi del diesel e della benzina hanno raggiunto nuovi picchi a settembre, anche a causa degli elevati margini di raffinazione.

Anche l’inflazione al netto dell’energia è aumentata, passando dal 2,1% di agosto al 2,3% di settembre. I prezzi dei prodotti alimentari hanno registrato una crescita dell’1,3%, rispetto all’1,1% del mese precedente, mentre l’inflazione nei servizi è salita dal 3% al 3,2%. È invece diminuita leggermente quella dei beni, dall’1,2% all’1,1%.

Le prospettive per i prossimi mesi restano condizionate dall’andamento dei mercati energetici. “I prezzi dell’energia sono aumentati oltre il livello previsto nello scenario di base delle proiezioni degli esperti della BCE di settembre. È probabile che questo determini un ulteriore aumento dell’inflazione nel breve termine e mantenga l’inflazione complessiva ben al di sopra dell’obiettivo nei prossimi trimestri”, ha avvertito Lagarde.

Secondo la presidente, il successivo calo dell’inflazione energetica, insieme agli effetti dei tassi di interesse più elevati, dovrebbe favorire il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo del 2% nel medio termine. Tuttavia, i rischi rimangono orientati al rialzo, soprattutto a causa delle conseguenze dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina.

“Lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente e i suoi effetti sugli altri prezzi e sui salari potrebbero essere più forti di quanto attualmente previsto”, ha spiegato Lagarde. In particolare, “i prezzi del gas potrebbero aumentare se le forniture subissero ulteriori interruzioni o se un inverno insolitamente freddo coincidesse con bassi livelli di stoccaggio”.

La presidente della BCE ha inoltre messo in guardia dalle conseguenze di un prolungato periodo di prezzi energetici elevati. “Quanto più a lungo i prezzi dell’energia rimarranno elevati, tanto maggiore sarà la probabilità che alimentino un’inflazione più generalizzata attraverso effetti indiretti e di secondo impatto”.

Crescita economica e fiducia dei consumatori

Sul fronte della crescita, Lagarde ha sottolineato come i dati più recenti suggeriscano che l’economia dell’area euro abbia continuato a espandersi nel terzo trimestre dell’anno. Il settore dei servizi ha recuperato terreno dopo l’indebolimento registrato all’inizio del conflitto in Medio Oriente, mentre il settore manifatturiero, i servizi digitali e le esportazioni stanno beneficiando degli investimenti delle imprese legati all’intelligenza artificiale. Anche la spesa pubblica per infrastrutture e difesa continua a sostenere l’attività economica.

“Questi fattori dovrebbero continuare a sostenere la crescita nel breve termine. Allo stesso tempo, i nuovi aumenti dei prezzi dell’energia hanno colpito la fiducia dei consumatori e l’aumento dei costi di finanziamento probabilmente peserà sulla crescita”, ha osservato la presidente della BCE.

Il mercato del lavoro continua a mostrare una certa tenuta, con il tasso di disoccupazione rimasto al 6,4% ad agosto. Tuttavia, la crescita dell’occupazione e della forza lavoro rimane contenuta, mentre la produttività ha registrato un graduale miglioramento.

Per il medio termine, Lagarde ha indicato alcuni elementi che potrebbero favorire una ripresa della domanda interna. “Una ripresa della fiducia e dei redditi reali, favorita dal graduale calo dei prezzi dell’energia e da un mercato del lavoro solido, dovrebbe rafforzare la domanda interna”, ha affermato, aggiungendo che gli investimenti nell’intelligenza artificiale e la spesa pubblica per infrastrutture e difesa dovrebbero continuare a sostenere la crescita.

Restano tuttavia significativi i rischi legati al contesto internazionale. “I rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso. Ciò è dovuto in particolare al conflitto in Medio Oriente e ai recenti sviluppi della guerra di aggressione ingiustificata della Russia contro l’Ucraina”, ha dichiarato Lagarde.

Secondo la presidente, il protrarsi delle interruzioni delle forniture energetiche potrebbe provocare aumenti dei prezzi più consistenti e duraturi rispetto alle attese, con conseguenze negative sui redditi reali, sulla spesa delle famiglie e sugli investimenti. Anche un peggioramento del clima sui mercati finanziari, l’incertezza sulle politiche di bilancio e una ripresa delle tensioni commerciali internazionali potrebbero indebolire ulteriormente la domanda.

“L’incertezza sulle politiche di bilancio potrebbe inoltre determinare un ulteriore inasprimento delle condizioni di finanziamento e indebolire la fiducia, riducendo così consumi e investimenti”, ha avvertito Lagarde.

La presidente ha comunque riconosciuto che la crescita potrebbe risultare superiore alle attese qualora l’economia e i mercati energetici riuscissero ad adattarsi più rapidamente alle conseguenze dei conflitti in corso o questi ultimi trovassero una soluzione duratura. Ulteriori fattori positivi potrebbero arrivare dall’adozione di nuove tecnologie, dagli investimenti pubblici e dalle riforme volte a migliorare la produttività e il funzionamento del mercato unico europeo.

Salari ancora moderati nonostante le pressioni inflazionistiche

Un elemento che contribuisce a spiegare la decisione della BCE di mantenere invariati i tassi riguarda l’andamento dei salari. Nonostante l’aumento dei prezzi dell’energia, le pressioni salariali non mostrano ancora un’accelerazione significativa.

“Gli indicatori dell’inflazione di fondo sono rimasti sostanzialmente stabili. Sebbene le prime fasi della catena di formazione dei prezzi indichino pressioni al rialzo, le pressioni salariali rimangono moderate”, ha spiegato Lagarde.

La retribuzione per occupato è cresciuta del 3,3% nel secondo trimestre, rispetto al 3,6% del primo. Secondo l’indicatore prospettico della BCE, la crescita dei salari negoziati dovrebbe oscillare tra il 2,5% e il 2,8% negli ultimi mesi del 2026, per attestarsi in media al 2,6% nei primi tre trimestri del 2027.

Anche le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono generalmente vicine al 2%, nonostante l’aumento di quelle relative agli orizzonti temporali più brevi.

Nessun impegno sul futuro andamento dei tassi

Nonostante le incertezze, il Consiglio direttivo ritiene di trovarsi in una posizione adeguata per affrontare l’attuale situazione. La BCE ha ribadito il proprio impegno a garantire che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% nel medio termine, confermando un approccio prudente e basato sull’evoluzione dei dati economici.

Le future decisioni sui tassi saranno adottate di riunione in riunione, tenendo conto delle prospettive di inflazione e dei relativi rischi, dei nuovi dati economici e finanziari, dell’andamento dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria all’economia reale.

Il Consiglio direttivo ha quindi precisato che non intende impegnarsi anticipatamente su un particolare percorso dei tassi di interesse, lasciando aperta la possibilità di intervenire nelle prossime riunioni in funzione dell’evoluzione dello scenario economico.

Prosegue la riduzione dei titoli acquistati dalla BCE

La Banca centrale ha inoltre confermato la progressiva riduzione dei portafogli di titoli acquistati attraverso il programma di acquisto di attività finanziarie (Asset Purchase Programme, APP) e il programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP).

La diminuzione prosegue a un ritmo che l’istituto definisce misurato e prevedibile, dal momento che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli giunti a scadenza. Si tratta di un processo di graduale riduzione delle attività detenute dalla BCE, che accompagna la normalizzazione della politica monetaria.

Infine, il Consiglio direttivo ha ribadito la propria disponibilità ad adeguare tutti gli strumenti a sua disposizione, nell’ambito del mandato istituzionale, per assicurare il ritorno stabile dell’inflazione all’obiettivo del 2% e preservare il corretto funzionamento della trasmissione della politica monetaria.

Resta inoltre disponibile lo strumento di protezione della trasmissione della politica monetaria (Transmission Protection Instrument, TPI), concepito per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che possano compromettere seriamente la trasmissione delle decisioni della BCE nei diversi Paesi dell’area euro.

[a cura di Simone Cantarini]

Didascalia: Nella foto, la sede della Banca centrale europea (BCE) a Francoforte, in Germania. (ECB central office)

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