La prolungata guerra in Medio Oriente scatenata dai raid aerei di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, minacciando la produzione petrolifera del Golfo avrà effetti sulle economie europee fortemente dipendenti da gas e petrolio importati. È quanto emerge dalle nuove previsioni di Goldman Sachs che giovedì ha tagliato le sue previsioni di crescita dell’economia europea citando l’aumento dei rischi energetici legati alla guerra in Iran e le nuove stime sui prezzi di petrolio e gas.
La banca prevede ora un prezzo medio del greggio a 77 dollari al barile nel 2026 e del gas europeo a 46 euro/MWh, livelli più alti rispetto alle precedenti proiezioni. L’istituto con sede a New York ha inoltre delineato due scenari di rischio: uno “avverso”, con un’interruzione di 30 giorni dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e un picco del petrolio a 130 dollari, e uno “molto avverso””, con un blocco di 60 giorni e prezzi fino a 150 dollari, riducendo di un ulteriore 0,2% la previsione di crescita del Pil reale dell’area euro entro fine 2026, portando il downgrade complessivo allo 0,4% dall’inizio del conflitto.
Nel 2026, la banca prevede una crescita quarto trimestre su quarto trimestre dell’1%, osservando però che l’attività economica potrebbe rallentare in modo significativo negli scenari più sfavorevoli.
La previsione più allarmante riguarda l’inflazione complessiva dell’area euro che potrebbe raggiungere un picco del 2,9% nel secondo trimestre 2026, rispetto al 2% previsto prima della guerra. Secondo la banca, il picco potrebbe salire al 4,4% nello scenario più sfavorevole con effetti che potrebbero spingere l’inflazione core (che esclude i prezzi dell’energia e di altre componenti volatili) al 2,8%.
Nell’aggiornamento, Goldman Sachs mantiene la precedente previsione di uno scenario che vede la Banca centrale europea (BCE) ancora ferma a mantenere i tassi ai livelli attuali in uno scenario base, ma anche in quello avverso. Previsione che però cambia in quello molto avverso che apre invece a tre rialzi consecutivi da 25 punti base a partire da giugno.
In un’intervista rilasciata martedì a France 2 e France Inter, la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha dichiarato che “sarà fatto tutto il necessario” per tenere sotto controllo l’inflazione durante la guerra in Medio Oriente, che ha già fatto aumentare i prezzi del petrolio. “Faremo tutto il necessario per tenere sotto controllo l’inflazione e garantire che i francesi e gli europei non subiscano aumenti inflazionistici come quelli che abbiamo visto nel 2022 e nel 2023”, causati in parte dall’invasione russa dell’Ucraina. La presidente della BCE non ha risposto alla domanda se i tassi di interesse sarebbero aumentati, ma ha riconosciuto che c’era molta “incertezza” riguardo agli eventi in Medio Oriente.
