La Banca centrale europea (BCE) è pronta a modificare la propria politica a ogni riunione per affrontare la crisi provocata dal conflitto in Medio Oriente in corso ormai dal 28 febbraio e che sta bloccando lo Stretto di Hormuz da cui passano il 20% delle esportazioni petrolifere globali.
“Da tempo adottiamo un approccio basato sui dati, valutando ogni situazione caso per caso, senza predeterminare un percorso tariffario specifico”. E ancora: “Questo proprio perché non volevamo trovarci con le mani legate in un contesto in cui le prospettive potevano cambiare rapidamente”, ha affermato la presidente della BCE Christine Lagarde, intervenendo alla conferenza “The ECB and its Watchers” a Francoforte, dove ha rivendicato una linea più flessibile rispetto al passato.
Lagarde ha sottolineato che Francoforte è ora pronta a correggere la rotta senza vincoli precostituiti. “Nel 2022 eravamo ancora vincolati da direttive anticipate sugli acquisti di asset e sulle tariffe quando si è verificato lo shock energetico. Tale impegno pregresso ha limitato la nostra flessibilità di intervento. Ora, siamo pronti, se necessario, ad apportare modifiche alla nostra politica in qualsiasi riunione”, ha dichiarato.
La presidente della BCE ha però chiarito che la banca centrale non reagirà meccanicamente all’aumento dei prezzi energetici. “La politica monetaria non può far scendere i prezzi dell’energia. Dobbiamo però individuare quando l’aumento dei costi energetici rischia di innescare un’inflazione generalizzata, sia attraverso effetti indiretti sia attraverso effetti di secondo livello che coinvolgono salari e aspettative inflazionistiche”, ha spiegato.
La guerra in corso ormai da quasi un mese nella regione del Golfo seguita agli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio sta avendo effetti che vanno ben oltre la sola crisi di prodotti energetici. Il conflitto ha infatti creato un collo di bottiglia fisico, interrompendo parte dell’approvvigionamento di petrolio e gas a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Le interruzioni del traffico di petroliere hanno costretto i produttori del Golfo a ridurre la produzione, avendo esaurito la capacità di stoccaggio. Inoltre, gli attacchi iraniani contro le infrastrutture del gas e del petrolio hanno provocato danni e la chiusura precauzionale di molti impianti. Questi attacchi alle infrastrutture hanno amplificato l’incertezza, aumentando i premi di rischio e sottraendo parte della capacità produttiva al mercato con conseguenze a cascata su tutti i settori produttivi, soprattutto quelli più energivori.
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Tre linee guida
Per affrontare questa fase, Lagarde ha indicato tre criteri guida. Il primo è “valutare la natura, l’entità e la persistenza dello shock prima di prendere decisioni politiche”. Il secondo è concentrarsi “sui rischi, non solo sullo scenario di base”. Il terzo è mantenere “una serie graduale di opzioni su come reagire, che dipendono dall’intensità e dalla durata dello shock e da come si propaga”.
In questo quadro, la presidente della BCE ha osservato che “gli shock di offerta di piccola entità, isolati e di breve durata possono essere ignorati”, ma che “man mano che le deviazioni previste dal nostro obiettivo di inflazione diventano più ampie e persistenti, si rafforza la necessità di intervenire”.
La scorsa settimana, al termine del Consiglio direttivo i governatori delle banche centrali dell’area euro hanno scelto di lasciare invariati i tassi per la sesta riunione consecutiva, la BCE ha indicato che l’inflazione complessiva è ora prevista al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, in rialzo rispetto alle proiezioni di dicembre a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. Anche l’inflazione al netto di energia e alimentari viene stimata più alta rispetto a dicembre, con una media del 2,3% nel 2026, del 2,2% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. La BCE ha anche rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’area euro che dovrebbe attestarsi allo 0,9% nel 2026, all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028.
Nel suo discorso Lagarde ha anche insistito sulla natura incerta della fase attuale. “Poiché gli effetti di shock di prezzo significativi sull’inflazione possono essere non lineari, è necessario lavorare con degli scenari e prestare molta attenzione ai segnali precoci che indicano che lo shock si sta radicando nelle dinamiche inflazionistiche più ampie”, ha detto. Da qui la scelta della BCE di affiancare allo scenario centrale anche ipotesi alternative, proprio per misurare cosa potrebbe accadere se il conflitto dovesse protrarsi più a lungo o colpire in modo più profondo i mercati energetici.
La presidente della BCE ha poi richiamato i due scenari pubblicati dallo staff dell’istituto la scorsa settimana, precisando che “non si tratta di previsioni, bensì di illustrazioni”. Nello scenario avverso, ha spiegato, “l’inflazione annua aumenta di quasi un punto percentuale quest’anno”, mentre “la crescita risulterebbe leggermente inferiore nel 2026 e nel 2027”. Nello scenario più grave, invece, “l’inflazione annua risulterebbe significativamente più elevata nell’arco temporale considerato – di quasi tre punti percentuali entro il 2027 – e non tornerebbe all’obiettivo entro il periodo di proiezione”, mentre “la crescita sarebbe notevolmente più debole nel 2026 e nel 2027”.
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Fare tesoro dell’esperienza del 2022
La cautela della BCE nasce anche dall’esperienza del 2022, che secondo Lagarde ha lasciato un segno profondo su imprese, lavoratori e aspettative. “Sebbene lo shock del 2022 sia stato tenuto sotto controllo, quell’esperienza ha lasciato il segno. Un’intera generazione ha ormai vissuto il suo primo episodio di inflazione elevata e potrebbe non essere altrettanto lenta a reagire una seconda volta”, ha avvertito.
Lagarde ha comunque evitato di sbilanciarsi su quale risposta concreta sarà necessaria nei prossimi mesi. “È troppo presto per dire dove dovremo posizionarci su questo spettro”, ha osservato, pur rivendicando che la BCE entra in questa fase “partendo da una buona base”. “L’orientamento della politica monetaria è sostanzialmente neutrale, l’inflazione è in linea con l’obiettivo da circa un anno e le aspettative di inflazione a lungo termine sono ben ancorate”, ha detto.
La conclusione del discorso sintetizza bene la postura che Francoforte vuole trasmettere ai mercati: prudenza, ma nessuna paralisi. “Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sull’entità e la persistenza dello shock e sulla sua propagazione. Ma non ci lasceremo paralizzare dall’esitazione: il nostro impegno a raggiungere un’inflazione del 2% nel medio termine è incondizionato”.

