La Banca centrale europea (BCE) ha discusso la possibilità di aumentare i tassi di interesse già nella riunione del 29 ottobre, prima di decidere all’unanimità di mantenerli invariati. A rivelarlo è stata la presidente Christine Lagarde, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa successiva alla decisione del Consiglio direttivo. Per la seconda volta consecutiva la BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse confermando al 2,50% quello sui depositi, al 2,65% quello sulle operazioni di rifinanziamento principali e al 2,90% quello sui prestiti marginali. Tuttavia, di fronte al forte rialzo dei prezzi dell’energia conseguente alla situazione geopolitica internazionale, la BCE ha lasciato la porta aperta per una nuova stretta monetaria a dicembre, qualora i prossimi dati economici confermassero l’aumento delle pressioni inflazionistiche.
“Il Consiglio direttivo ha effettivamente discusso se un rialzo dei tassi fosse appropriato”, ha spiegato Lagarde rispondendo alle domande dei giornalisti, precisando che la decisione di attendere è stata presa alla luce dell’incertezza economica e della sostanziale stabilità dell’inflazione di fondo. “Il Consiglio direttivo ha deciso all’unanimità che, in questa fase, eravamo in una posizione sufficientemente favorevole per mantenere i tassi invariati e che un approccio misurato restava appropriato”, ha aggiunto.
La presidente ha chiarito che durante la discussione sono emerse posizioni favorevoli a un intervento immediato. “Ci sono state posizioni che andavano nella direzione di un ‘perché non adesso?'”, ha riferito, sottolineando tuttavia che tutti i membri del Consiglio direttivo hanno infine concordato sulla necessità di attendere ulteriori informazioni.
La prossima riunione, prevista a dicembre, potrebbe quindi assumere particolare rilevanza. “Le prossime settimane ci aiuteranno a stabilire se la situazione che osserviamo oggi, e che avrebbe potuto giustificare un rialzo, sarà confermata. In quel caso, la direzione da seguire è piuttosto chiara”, ha affermato Lagarde.
Shock energetico e condizioni finanziarie: i due fattori decisivi
Nel ricostruire il dibattito interno al Consiglio direttivo, Lagarde ha indicato due cambiamenti fondamentali rispetto alle proiezioni economiche di settembre: l’ulteriore aumento dei prezzi dell’energia e l’inasprimento delle condizioni di finanziamento a lungo termine.
Sul primo fronte, la presidente ha richiamato in particolare il rincaro del petrolio, dei carburanti e del gas, oltre all’aumento dei margini di raffinazione. Una dinamica che ha contribuito a portare l’inflazione complessiva dell’Eurozona al 3,8% a settembre, rispetto al 3,2% di agosto, con un incremento dei prezzi energetici del 18,9% su base annua.
Parallelamente, i rendimenti dei titoli di Stato decennali sono aumentati in media di circa 35 punti base rispetto alla data di riferimento delle proiezioni di settembre. Un’evoluzione che, secondo Lagarde, ha contribuito a controbilanciare le nuove pressioni inflazionistiche.
“I rendimenti a lungo termine sono aumentati in generale, più in alcuni Paesi e meno in altri. Questo è stato un elemento che ha controbilanciato l’aumento dei prezzi dell’energia”, ha osservato la presidente.
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari, infatti, si traduce in un aumento dei costi di finanziamento per imprese, famiglie e governi, esercitando un effetto restrittivo sull’attività economica. Si tratta di una circostanza che la BCE dovrà considerare prima di decidere se intervenire ulteriormente sui tassi ufficiali.
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Dicembre, attese nuove proiezioni economiche
La presidente della BCE ha sottolineato che prima della prossima riunione – in programma per il prossimo 17 dicembre, il Consiglio direttivo avrà a disposizione un nuovo insieme di proiezioni macroeconomiche elaborate dagli esperti dell’Eurotower, insieme a numerosi indicatori sull’andamento dell’economia europea.
Lagarde ha citato, tra gli altri, due nuove rilevazioni sull’inflazione, i dati sul prodotto interno lordo del terzo trimestre, le statistiche sull’occupazione e sulla disoccupazione, l’andamento delle retribuzioni e dei salari negoziati, la produzione industriale, gli indici PMI di novembre e i dati sui tassi di interesse bancari.
Particolare attenzione sarà riservata all’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili dei prezzi e permette di valutare la persistenza delle pressioni inflazionistiche.
“Quanto più avanziamo nello shock, tanto più gli indicatori dell’inflazione di fondo diventano informativi. Stanno iniziando a fornire maggiori indicazioni e, nel complesso, non sono cambiati”, ha spiegato Lagarde.
“Con queste sei settimane di informazioni aggiuntive, disporremo di molti più elementi sull’inflazione di fondo, ed è a questo che presteremo particolare attenzione”, ha aggiunto, anticipando che a dicembre la BCE probabilmente elaborerà anche nuovi scenari economici.
I rischi di effetti di secondo impatto sui salari
Un altro elemento al centro del confronto tra i membri del Consiglio direttivo riguarda la possibilità che il rincaro dell’energia si trasferisca progressivamente agli altri prezzi e alle retribuzioni, alimentando un’inflazione più persistente.
Lagarde ha spiegato che la BCE distingue tra gli effetti diretti dello shock energetico, quelli indiretti sui prezzi di beni e servizi e gli effetti di secondo impatto, che potrebbero manifestarsi attraverso la dinamica salariale.
In base a quanto riferito dalla BCE, nonostante l’aumento dei prezzi dell’energia, non si registrano ancora reazioni significative delle retribuzioni. Nel suo intervento ha precisato che le pressioni salariali rimangono moderate, con una crescita della retribuzione per occupato del 3,3% nel secondo trimestre del 2026, in rallentamento rispetto al 3,6% del trimestre precedente. Secondo le previsioni dell’istituto di Francoforte, l’aumento dei salari negoziati dovrebbe oscillare tra il 2,5% e il 2,8% negli ultimi mesi del 2026, attestandosi in media al 2,6% nei primi tre trimestri del 2027.
“Prestiamo particolare attenzione agli effetti diretti, che vediamo chiaramente, agli effetti indiretti, che sono aumentati, e agli effetti di secondo impatto, che richiederebbero una specifica decisione di politica monetaria”, ha chiarito la presidente della BCE.
La presidente ha tuttavia precisato che, al momento, non emergono rischi rilevanti di effetti di secondo impatto ulteriori rispetto a quelli già considerati nelle proiezioni economiche di settembre. Per valutare l’evoluzione della situazione, Lagarde ha ricordato che la BCE sta monitorando diversi indicatori salariali, compresi gli orientamenti iniziali delle organizzazioni sindacali in vista delle prossime trattative collettive.
Rispondendo a una domanda sulla possibilità che la BCE mantenga una cadenza trimestrale per gli eventuali aumenti dei tassi, Lagarde ha escluso che il Consiglio direttivo intenda vincolare le proprie decisioni alle sole riunioni accompagnate dalla pubblicazione delle proiezioni macroeconomiche.
“Non ci siamo mai limitati a questo. È vero che nelle riunioni in cui vengono presentate le proiezioni disponiamo di più dati, ma siamo anche in grado di comprendere le informazioni raccolte e le analisi elaborate dai nostri esperti”, ha dichiarato.
“Se fosse necessario per raggiungere il nostro obiettivo di inflazione del 2% nel medio termine, non siamo limitati alle riunioni trimestrali e non abbiamo intenzione di ridurre il numero delle riunioni dedicate alla politica monetaria”, ha aggiunto.
L’avvertimento ai Paesi con alto debito
Un altro tema affrontato da Lagarde nel corso della conferenza stampa ha riguardato la situazione dei Paesi con alto debito pubblico, in particolare Francia e Italia. Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla situazione della Francia e sull’eventualità di un intervento dell’istituto di Francoforte, Lagarde ha avvertito che i Paesi con un debito pubblico elevato dovranno adeguare le proprie politiche di bilancio a un contesto caratterizzato da costi di finanziamento destinati a rimanere alti per un periodo prolungato.
“I Paesi con un debito elevato devono tenere conto, nei loro programmi di politica di bilancio, del fatto che i tassi di interesse sono più alti e probabilmente rimarranno elevati per un certo periodo”, ha dichiarato la presidente della BCE, sottolineando che nell’Unione europea le misure adottate dai governi devono essere inserite in programmi conformi alle regole comuni di bilancio.
“In Europa, questo significa che devono essere adottate misure nell’ambito di un piano sottoposto a Bruxelles e conforme al quadro europeo di governance di bilancio”, ha aggiunto Lagarde, rispondendo a una domanda sull’allargamento dello spread tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi, considerato un indicatore delle crescenti preoccupazioni degli investitori per la sostenibilità delle finanze pubbliche francesi.
Lagarde ha tuttavia evitato di circoscrivere il fenomeno alla sola Francia, sottolineando come l’aumento dei rendimenti a lungo termine riguardi i mercati obbligazionari internazionali. “Guardiamo all’intera curva dei rendimenti e, in particolare, alla sua parte a lungo termine, in tutto il mondo. Non ci concentriamo specificamente su un singolo Stato membro o sull’Europa nel suo complesso”, ha spiegato.
Secondo la presidente, il rialzo dei rendimenti dipende da diversi fattori, tra cui le aspettative di inflazione, le prospettive sui futuri tassi di interesse e l’aumento delle emissioni obbligazionarie a lungo termine. Lagarde ha citato anche il ruolo delle grandi imprese tecnologiche, i cosiddetti hyperscaler, i cui investimenti stanno contribuendo ad aumentare il volume dei titoli di debito collocati sul mercato. Un fenomeno che, pur non determinando necessariamente uno spiazzamento degli altri emittenti, può contribuire a esercitare pressioni sui costi di finanziamento.
La situazione è particolarmente delicata per gli Stati con livelli elevati di indebitamento, chiamati a rifinanziare il debito esistente a condizioni meno favorevoli rispetto al passato.
Nel caso francese, l’aumento dei rendimenti si inserisce in un quadro di incertezza sulle prospettive di bilancio e sulla capacità del Paese di stabilizzare il debito pubblico. Le tensioni hanno determinato un ampliamento del differenziale di rendimento rispetto ai titoli tedeschi, alimentando interrogativi sulla possibile diffusione delle pressioni finanziarie ad altri Paesi dell’area euro.
Per quanto riguarda eventuali interventi da parte della BCE, Lagarde non ha indicato soglie numeriche o condizioni specifiche riferite alla Francia, ribadendo tuttavia che l’istituto dispone degli strumenti necessari per contrastare eventuali disfunzioni nella trasmissione della politica monetaria. “Qualora gli sviluppi dei mercati minacciassero la regolare trasmissione della nostra politica monetaria, anche attraverso movimenti di mercato ingiustificati e disordinati, disponiamo di strumenti per rispondere. I criteri e le condizioni per la loro applicazione sono ben noti e pubblicati”, ha affermato.
Tra gli strumenti disponibili figura il Transmission Protection Instrument (TPI), introdotto dalla BCE per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che possano compromettere la trasmissione della politica monetaria nei diversi Paesi dell’Eurozona.
Il meccanismo consente, a determinate condizioni, acquisti di titoli sul mercato secondario per fronteggiare tensioni non giustificate dai fondamentali economici. La sua eventuale attivazione resta subordinata alla valutazione del Consiglio direttivo e al rispetto dei criteri previsti.
Le tensioni francesi hanno sollevato anche interrogativi sulla stabilità complessiva dell’Eurozona. Sul tema, la presidente della BCE non si è esposta, richiamando i cambiamenti intervenuti negli ultimi sei mesi, in particolare l’aumento dei prezzi energetici e dei costi di finanziamento. “Ci sono stati chiaramente dei cambiamenti. Sono quelli che riguardano tutti i Paesi: l’andamento dei prezzi dell’energia e quello delle condizioni di finanziamento, in particolare i costi di finanziamento nella parte a lungo termine della curva dei rendimenti”, ha dichiarato. “Seguiamo con attenzione tutti questi sviluppi. Ma questo non impedirà alla Banca centrale europea di adempiere al proprio mandato di stabilità dei prezzi”, ha aggiunto.
Lagarde ha poi ribadito il legame tra stabilità monetaria e stabilità finanziaria, spiegando che le due dimensioni non possono essere considerate separatamente. “Ciò che mi preoccupa maggiormente è tutto quello che può compromettere la stabilità dei prezzi, perché siamo concentrati sul nostro mandato e la stabilità dei prezzi è la nostra bussola”, ha rimarcato.

