Volkswagen ha chiuso il terzo trimestre con una perdita netta di 5,82 miliardi di euro, contro 1,07 miliardi nello stesso periodo del 2025. Pesano soprattutto gli oneri straordinari, pari a 7,8 miliardi nel trimestre, a cui si aggiungono il mercato cinese debole, la pressione sui prezzi e sulla concorrenza a livello globale, i dazi statunitensi e la quota crescente di auto elettriche, che hanno margini più bassi. Il fatturato è sceso del 6,3% a 75,28 miliardi.
La voce principale è la svalutazione dell’avviamento di Porsche per 6,4 miliardi. L’operazione non comporta uscite di cassa ma riduce in modo significativo l’utile operativo, ed è legata alle aspettative più basse sull’andamento futuro della controllata. A questa si aggiungono una rettifica da circa un miliardo sulle società cinesi, anch’essa non monetaria, e gli oneri legati alla prevista cessione dello stabilimento di Osnabrück, che dovrebbe passare al fondo Aurelius e al Land della Bassa Sassonia per essere riconvertito alla difesa. Il risultato operativo del trimestre è negativo per 5,86 miliardi, più del doppio della perdita di 2,6 miliardi attesa dagli analisti.
Nei primi nove mesi gli oneri straordinari salgono a 8,7 miliardi, di cui 900 milioni nel primo semestre, e per l’intero anno il gruppo ne prevede circa 10 miliardi. Il risultato netto è negativo per 2,72 miliardi, contro un utile di 3,4 miliardi un anno prima, e Volkswagen si avvia al primo esercizio in perdita dallo scandalo dei diesel. L’utile operativo dei nove mesi si ferma a 71 milioni di euro, contro 5,41 miliardi, con un fatturato in calo del 2,2% a 233,4 miliardi. Al netto degli effetti straordinari l’utile operativo sarebbe stato di 8,8 miliardi, con una redditività operativa del 3,8%. Sono dati riferiti ai nove mesi. Mancano ancora i costi aggiuntivi per i prepensionamenti legati al taglio di posti concordato nel 2024, attesi nella seconda metà dell’anno.
Il quadro dei volumi non offre sostegno. Tra luglio e settembre le consegne sono diminuite del 14,3% a 1,89 milioni di veicoli e in Cina il gruppo ha venduto circa 406mila auto, il 38,5% in meno. Nei nove mesi le consegne sono state di oltre 6 milioni di veicoli, il 9% in meno, circa 600mila unità. Le auto elettriche crescono in Europa, dove nei primi nove mesi un’auto su cinque venduta dal gruppo era a batteria, ma non aiutano i conti. Il direttore finanziario Arno Antlitz ha spiegato che il successo di mercato dei modelli elettrici aumenta la pressione sui margini, perché oggi con le elettriche il gruppo guadagna ancora meno che con i motori a combustione. Per la famiglia di city car elettriche che comprende la ID. Polo risultano 150mila ordini.
Antlitz ha detto che “non possiamo permetterci di perdere tempo” e che il gruppo deve agire “in modo rapido e deciso”. Il piano Zukunftsplan 2030 prevede una gamma di modelli più snella, strutture più semplici e costi più bassi, con risparmi per 31 miliardi di euro e un’ulteriore riduzione della capacità produttiva. Secondo i calcoli, a rischio ci sono altri 50mila posti oltre ai 50mila già concordati fino alla fine del decennio, per un totale di circa 100mila tagli. A novembre iniziano i colloqui con i lavoratori del marchio Volkswagen. Al 30 settembre il gruppo contava 614.500 dipendenti nel mondo, contro circa 628.900 alla fine del 2025.
Volkswagen ha confermato le previsioni per l’intero 2026, già ridotte a metà settembre: un fatturato di circa 315 miliardi e un margine operativo fino all’1%, contro la forbice del 4-5,5% prevista in precedenza e il 2,8% del 2025. Nel 2025 il fatturato era stato di 321,9 miliardi. La liquidità netta del settore automotive resta intorno ai 33 miliardi.
Didascalia: Volkswagen [Stratokumulus, via Wikimedia Commons]

