Volkswagen non fa più parte dell’Euro Stoxx 50, l’indice che raccoglie le principali società quotate dell’area euro e che si presenta come un paniere dei leader di settore della regione. L’esclusione è efficace da oggi, 21 settembre, dall’apertura dei mercati europei, in base alla revisione annuale degli indici blue chip pubblicata da Stoxx il 1° settembre.
Con il gruppo di Wolfsburg esce anche la società olandese di servizi informativi Wolters Kluwer, mentre entrano la finlandese Nokia, che rientra dopo un anno di assenza, e la francese Engie, che ha ottenuto il supporto di Nvidia nel riposizionarsi come fornitore di reti per i data center. Per Volkswagen si tratta della prima uscita dall’indice in 15 anni: il gruppo era entrato nel 2000, due anni dopo il lancio dell’indice, e ne era già stato escluso dal 2010 al 2011, dopo la crisi finanziaria globale. Nel 2008 Volkswagen era brevemente diventata la società di maggior valore di mercato al mondo, in seguito a una violenta corsa al rialzo del titolo legata a un tentativo di scalata.
Nella mattinata di oggi il titolo ha proseguito il calo iniziato la scorsa settimana. Alle 9:13 ora italiana le azioni Volkswagen perdevano il 2%, quelle di Porsche il 2,8%. Il titolo tratta intorno a 76 euro, con un ribasso di quasi il 30% dall’inizio dell’anno e di oltre il 6% rispetto all’apertura di lunedì scorso.
Volkswagen ha dichiarato che l’appartenenza a un indice non modifica la solidità del gruppo, che continua a rappresentare un investimento interessante nonostante la più profonda trasformazione della storia dell’industria automobilistica. La società ha aggiunto che la ristrutturazione dovrebbe migliorare i risultati finanziari e sostenere il titolo, e ha indicato l’obiettivo di rientrare nell’Euro Stoxx 50 nel medio termine.
Effetti sui fondi indicizzati
L’esclusione dipende da un criterio meccanico, perché l’indice è ponderato per la capitalizzazione di mercato del flottante e la valutazione di Volkswagen non superava più la soglia richiesta. Le conseguenze operative sono comunque concrete: i fondi che replicano l’indice devono vendere le azioni del gruppo, con un ulteriore effetto sul titolo.
Secondo i dati di Stoxx riportati dal Financial Times, 30 exchange traded fund con un valore di mercato complessivo di 59 miliardi di euro replicano l’Euro Stoxx 50, ai quali si aggiungono oltre 110.000 prodotti strutturati attivi collegati all’indice, con un volume di vendita superiore a 68 miliardi. Il quotidiano riferisce che gli operatori si attendono ulteriore pressione al ribasso sul titolo, mentre un dirigente di un concorrente, non identificato, ha indicato che l’impatto reputazionale dell’uscita potrebbe essere maggiore dei deflussi effettivi.
Profit warning e ristrutturazione
L’esclusione arriva pochi giorni dopo il profit warning di venerdì 18 settembre. Volkswagen ha ridotto la previsione di margine operativo per il 2026 a un massimo dell’1%, a fronte di un intervallo precedente tra il 4% e il 5,5%, e ha indicato oneri straordinari per circa 10 miliardi di euro. Più di 6 miliardi derivano da una svalutazione legata a Porsche, di cui Volkswagen detiene il 75,4%, dopo la revisione al ribasso delle attese di medio termine della casa di Stoccarda. Altri oneri, pari ad almeno 2 miliardi, riguardano il rafforzamento dei prepensionamenti, svalutazioni in Cina e la prevista cessione dello stabilimento di Osnabrück. Nella seduta di venerdì il titolo ha perso oltre il 7%.
Deutsche Bank ritiene che il dato di sintesi sovrastimi il deterioramento dell’attività sottostante, e prevede comunque ulteriori oneri di ristrutturazione nei prossimi mesi. Volkswagen indica un margine sottostante di circa il 4% al netto delle voci straordinarie e ha lasciato invariate le previsioni su flusso di cassa e liquidità. I risultati del terzo trimestre sono attesi per il 29 ottobre.
Il 3 settembre il gruppo aveva annunciato l’accordo con i sindacati per una riduzione di 100.000 posti di lavoro entro la fine del decennio, pari a circa il 15% del personale mondiale. Il piano comprende circa 50.000 tagli aggiuntivi rispetto ai 50.000 già concordati in precedenza. Secondo il Financial Times, la notizia dell’intesa aveva fatto salire il titolo di oltre il 9%, prima del calo seguito alla revisione delle stime. Euronews riferisce che il futuro di quattro stabilimenti tedeschi, a Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm, non può essere garantito nel corso degli anni Trenta, mentre i rappresentanti dei lavoratori hanno dichiarato che nessuna chiusura è stata approvata.
Il settore automobilistico nell’indice
L’uscita di Volkswagen segue quella di Stellantis, esclusa dall’Euro Stoxx 50 lo scorso anno. Il Financial Times osserva che il titolo Stellantis ha perso quasi la metà del valore da allora, anche in seguito a un cambio di vertice e alle difficoltà nel migliorare i margini negli Stati Uniti e in Europa. Il quotidiano colloca le due uscite nel quadro più ampio della crisi dell’industria automobilistica europea, esposta alla concorrenza dei produttori cinesi a costi inferiori.
Tra i costruttori restano nell’indice soltanto Ferrari, BMW e Mercedes-Benz, sempre secondo il Financial Times, e con l’uscita di Volkswagen le società tedesche scendono a 16. Il quotidiano collega il calo alla persistente sottoperformance dei titoli tedeschi nell’indice: secondo dati Stoxx, negli ultimi cinque anni il sottoindice delle società tedesche ha reso in media il 10,9% annuo, contro il 12,5% dell’intero Euro Stoxx 50.

