L’Unione europea deve aumentare in modo sostanziale la propria presenza militare nel Mar Rosso, mettendo a disposizione delle operazioni Aspides e Atalanta “maggiori risorse navali e aeree”, di fronte a una situazione di sicurezza che nelle ultime settimane si è “deteriorata in modo sostanziale”. È questo l’allarme lanciato dall’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, in una lettera datata 19 settembre e indirizzata ai ministri degli Esteri e della Difesa dei Ventisette.

La richiesta di Bruxelles arriva a pochi giorni dall’iniziativa del ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, che aveva scritto alla stessa Kallas sollecitando “un deciso e urgentissimo intervento dell’Unione europea” per rafforzare Aspides e chiedendo agli altri Stati membri di contribuire con ulteriori mezzi alla sicurezza della navigazione nel Mar Rosso. L’Italia si è detta disponibile, se necessario, anche a schierare una seconda fregata, chiedendo però una maggiore condivisione europea degli oneri dell’operazione.

Intervenendo il 17 settembre al Forum Risorsa Mare di La Spezia, Crosetto aveva affermato che l’Italia non avrebbe atteso una decisione di Aspides in merito alla fornitura di sicurezza ai natanti, aggiungendo che Roma era pronta ad agire per evitare che “la burocrazia europea si sommi alla nostra”. Secondo le parole del ministro, aspettare la burocrazia dell’Unione europea con la missione Aspides avrebbe significato “ritardare l’economia” e “aggravare i problemi” legati al blocco dei traffici.

Nella sua missiva, Kallas ha ricordato il deterioramento della situazione nel Mar Rosso dell’accesso allo Stretto di Bab el-Mandeb tornato ad essere un obiettivo delle milizie yemenite sciite del gruppo Ansar Allah (meglio noti come Houthi), che tengono sotto controllo ampie zone della costa e la storica capitale Sana’a. Di recente gli Houthi hanno lanciato attacchi contro l’oleodotto saudita che consente di bypassare lo Stretto di Hormuz e dichiarato un blocco navale contro le navi saudite nello stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso, attaccando imbarcazioni e impianti petroliferi legati all’Arabia Saudita all’interno del regno, il principale esportatore di petrolio al mondo.

L’avanzata dei ribelli nello Yemen ha portato alla conquista dell’importante città portuale di Mokha e di isole chiave del Mar Rosso, consentendo loro di monitorare meglio il traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, tramite il quale transita circa il 12% del commercio mondiale. Le forze governative yemenite sostenute dall’Arabia Saudita, da tempo divise in fazioni, si sono ritirate ma hanno promesso di riorganizzarsi. L’escalation ha posto fine al cessate il fuoco del 2022, che aveva in gran parte concluso i combattimenti nella guerra civile yemenita, iniziata 12 anni fa quando gli Houthi, provenienti dalle zone montuose del loro territorio, conquistarono gran parte dello Yemen settentrionale e centrale, inclusa Sana’a.

Secondo Kallas, “il controllo che gli Houthi hanno acquisito sullo stretto di Bab el-Mandeb con la conquista del porto di Mocha, dell’isola di Perim e delle isole Hanish rappresenta una grave minaccia per la sicurezza marittima lungo una rotta di transito internazionale fondamentale”. La questione, sottolinea l’Alta rappresentante, non riguarda soltanto la sicurezza delle navi che attraversano la regione, ma tocca direttamente gli interessi economici dell’Unione europea.

“Questa situazione, che si sta evolvendo proprio mentre parliamo, sta già incidendo sugli interessi europei con ripercussioni sulle nostre catene di approvvigionamento e potrebbe avere implicazioni sulla nostra capacità di sostenere le nostre economie, già colpite dall’aumento dei prezzi del carburante”, avverte Kallas.

L’incognita principale riguarda ora le intenzioni degli Houthi nei confronti del traffico commerciale. “Per il momento, sebbene gli Houthi dichiarino che prenderebbero di mira solo gli interessi legati all’Arabia Saudita, regna l’incertezza sulla loro linea d’azione nei confronti delle navi che transitano attraverso lo Stretto”, prosegue la lettera.

In ogni caso, osserva Kallas, le nuove posizioni conquistate nello Yemen permettono al movimento di trovarsi “in una posizione migliore per poter potenzialmente danneggiare il trasporto marittimo” e la situazione potrebbe “evolversi rapidamente e in modo imprevedibile”.

Secondo Kallas è quindi necessario “agire per affrontare questa nuova minaccia” con i governi invitati a formulare “possibili azioni che l’UE possa intraprendere” in vista delle prossime riunioni dei ministri degli Esteri e della Difesa. Il ragionamento coinvolge entrambe le operazioni navali europee presenti nella regione, Eunavfor Aspides ed Eunavfor Atalanta.

“Una conclusione è già chiara: abbiamo bisogno di maggiori risorse navali e aeree, ben equipaggiate, per far fronte all’aumento del livello delle minacce, comprese maggiori capacità per garantire la protezione ravvicinata”, afferma l’Alta rappresentante.

Istituita nel febbraio 2024 in risposta agli attacchi degli Houthi contro il traffico commerciale, l’operazione Aspides ha carattere strettamente difensivo e ha come obiettivo principale la tutela della libertà di navigazione nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla missione, dall’avvio dell’operazione sono state assistite oltre 2.390 navi mercantili, mentre più di 720 hanno ricevuto protezione ravvicinata.

Il Consiglio dell’UE ha prorogato nel febbraio scorso il mandato di Aspides fino al 28 febbraio 2027. A marzo ha inoltre aggiornato sia il mandato di Aspides sia quello di Atalanta, sottolineando già allora la necessità di un contributo stabile degli Stati membri in termini di mezzi, comprese le navi. Atalanta, attiva dal 2008 e originariamente concentrata soprattutto sulla lotta alla pirateria, opera oggi nell’Oceano Indiano occidentale e nel Mar Rosso con compiti più ampi di sicurezza marittima.

Kallas è esplicita sulla necessità di un rafforzamento di Aspides: “Eunavfor Aspides continua a sostenere la libertà di navigazione attraverso Bab el-Mandeb sulla base delle risorse fornite dagli Stati membri. Tuttavia, nell’attuale contesto di maggiore tensione in materia di sicurezza, dobbiamo essere in grado di aumentare in modo sostanziale la nostra presenza per garantire che l’operazione possa adempiere pienamente al proprio mandato”.

Gentiloni: L’Europa non è un menu a scelta

Sul pressing italiano è intervenuto anche l’ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo Paolo Gentiloni, che considera corretta la richiesta di rafforzare Aspides ma invita Roma a mantenere una linea coerente sull’intera politica europea di sicurezza e difesa.

“Giusto” chiedere il potenziamento della missione e spingere perché la difesa comune europea abbia una maggiore proiezione verso il Mediterraneo allargato, sostiene Gentiloni in un intervento su Repubblica, “a condizione che l’Italia non invochi l’impegno europeo sulla difesa a giorni alterni”.

L’ex premier richiama innanzitutto il problema del meccanismo decisionale europeo: “Serve l’unanimità, e il nostro governo lo sa bene visto che di questa unanimità è tra i più strenui difensori”. In assenza di un consenso tra tutti i Ventisette, osserva, una possibilità è quella di affidarsi a gruppi di Paesi “volenterosi”.

Ma per Gentiloni le richieste italiane rischiano di perdere forza se Roma dà l’impressione di considerare la difesa europea “come un menu à la carte”. L’ex commissario cita, tra gli altri elementi, le esitazioni italiane sul ricorso a SAFE, lo strumento europeo per finanziare investimenti comuni nel settore della difesa, e le divisioni politiche italiane sulle iniziative comunitarie contro le interferenze russe.

Gentiloni allarga quindi il ragionamento oltre il Mar Rosso. “Quando l’Europa si difende, la politica italiana, di maggioranza e di opposizione, si divide. E il governo si rifugia nell’assenza”, sostiene, indicando nel rapporto con Mosca una delle questioni centrali.

La crisi a Bab el-Mandeb, secondo l’ex premier, mostra dunque la necessità di una maggiore capacità europea di azione, ma non può essere separata dalla sicurezza del continente nel suo complesso. Per Gentiloni il nodo decisivo resta infatti l’Ucraina: “Il vero collo di bottiglia, o se volete la cruna dell’ago, per l’Europa non è Hormuz o Bab el-Mandeb. È l’Ucraina”.

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