Le notizie relative alla proposta cinese di includere l’Unione Europea nell’alleanza sull’IA pongono Bruxelles al centro dello scontro tecnologico tra Pechino e Washington. Secondo quanto riportato dal sito Rapporteur, Pechino ha presentato alla Commissione europea una proposta di adesione all’Organizzazione mondiale per la cooperazione nel campo dell’intelligenza artificiale (WAICO). Questa mossa fa parte di una più ampia strategia diplomatica cinese, volta a costruire un proprio blocco tecnologico attorno ai sistemi di IA in via di sviluppo.

All’inizio di questo mese (8-9 ottobre) i rappresentanti dell’Unione Europea e della Cina si sono incontrati in occasione di colloqui commerciali, durante i quali si è discusso del potenziale di cooperazione nei settori delle nuove fonti energetiche e dell’intelligenza artificiale. Finora la Commissione Europea non ha commentato pubblicamente queste notizie né ha comunicato in che modo abbia reagito all’invito.

WAICO vs. Pax Silica

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha smesso di essere esclusivamente una questione di competizione tra laboratori di ricerca, diventando uno dei principali vettori della politica estera. Dall’estate di quest’anno, Pechino sta potenziando costantemente le strutture della WAICO, un’organizzazione istituita durante la conferenza di Shanghai (16 luglio). Partendo da un gruppo iniziale di 29 paesi fondatori, l’iniziativa è rapidamente cresciuta fino a raggiungere i 38 membri, attirando nuovi governi, tra cui soprattutto paesi alla ricerca di alternative ai fornitori occidentali di tecnologia.

D’altra parte, gli Stati Uniti stanno costruendo una propria architettura di cooperazione attorno all’accordo Pax Silica. Il progetto americano, avviato alla fine dello scorso anno e che attualmente riunisce 25 paesi (più l’UE), mira a garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento globali e a creare un quadro comune per lo sviluppo di algoritmi avanzati. La Commissione europea ha firmato questo documento a nome dell’intera Comunità, mentre diversi Stati membri – tra cui Germania, Italia e Svezia – figurano tra i firmatari delle dichiarazioni statunitensi relative a specifiche opportunità nel campo dell’intelligenza artificiale.

Nel giugno di quest’anno tale formato ha subito un ulteriore ampliamento, quando, in occasione del secondo vertice a Washington, un gruppo di 35 paesi – tra cui anche la Polonia – ha firmato la «Dichiarazione congiunta sulle opportunità dell’IA» (Joint Statement on AI Opportunity), un documento politicamente più ampio che accompagna l’alleanza. A differenza del nucleo restrittivo della Pax Silica, questo accordo aggiuntivo ha il carattere di una dichiarazione politica aperta, piuttosto che di una rigida alleanza militare o economica, concentrandosi sulla creazione di standard comuni per l’innovazione.

La difficile posizione dell’Europa

La presenza simultanea in entrambi questi contesti potrebbe presto rivelarsi insostenibile. L’amministrazione di Washington sta iniziando a comunicare chiaramente agli alleati che, su questo tema, si aspetta dichiarazioni inequivocabili.

Secondo quanto riportato, il Dipartimento di Stato americano avrebbe preparato una bozza di lettera indirizzata ai 35 paesi che hanno firmato la Dichiarazione americana sulle opportunità dell’intelligenza artificiale. Nel documento si mette in guardia dal partecipare a un’organizzazione cinese concorrente.

L’argomentazione di Washington si basa sul presupposto che il tentativo di partecipare a tutte le alleanze comporti, in pratica, l’emarginazione e la perdita di un’influenza concreta sull’orientamento dello sviluppo tecnologico, come riassume chiaramente lo slogan contenuto nel testo: “far parte di tutto significa non far parte di nulla”. Va tuttavia sottolineato che, per il momento, non si tratta di una decisione ufficiale dell’amministrazione statunitense: la bozza della lettera non è datata e non è ancora stata inviata.

Per l’Unione Europea, che sul mercato globale sta cercando di elaborare normative proprie e indipendenti e di mantenere la propria sovranità digitale, la situazione si sta facendo molto complessa. Da un lato, i governi europei sono già formalmente legati alle iniziative statunitensi, e qualsiasi passo verso un rafforzamento delle relazioni tecnologiche con la Cina verrebbe accolto con freddezza a Washington. D’altra parte, i modelli aperti di intelligenza artificiale provenienti dalla Cina stanno guadagnando popolarità, offrendo strumenti che possono essere adattati senza dipendere completamente dalle aziende della Silicon Valley. La diplomazia tecnologica europea deve quindi orientarsi in un mondo che si sta dividendo sempre più chiaramente in due blocchi rivali.

Leggi qui l’articolo originale di Focus Europe Poland.

Didascalia: Il presidente del Consiglio europeo António Costa, il leader cinese Xi Jinping e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen [© Unione europea 2025 – Fonte: EUCO]

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