Il tour nei Balcani occidentali della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, cominciato in Albania, è proseguito oggi (1 ottobre) nel Montenegro ormai prossimo a entrare a fare parte dell’Unione europea e in Kosovo, unico Paese della regione ancora privo dello status di candidato all’adesione. In quest’ultimo, a colloquio con la presidente Albulena Haxhiu e con il premier Albin Kurti, von der Leyen ha discusso della recente condanna di Hashim Thaçi che ha scatenato forti proteste popolari.

Thaçi ha ricoperto la carica primo ministro e di presidente in Kosovo, e fu lui nel 2008 a proclamarne l’indipendenza dalla Serbia. Questo ha reso la sua figura quasi divina agli occhi dei cittadini kosovari. Ma anni prima, Thaçi fu tra i principali esponenti dell’UCK, la guerriglia albanese kosovara nata contro il controllo serbo della provincia, e in tale ruolo – secondo le Camere Specializzate del Kosovo a L’Aia – avrebbe commesso crimini di guerra tali da costargli 25 anni di detenzione.

“Questa sentenza riguarda la responsabilità individuale degli imputati. Non era la resistenza del Kosovo a essere sotto processo, e dobbiamo onorare la memoria di tutte le vittime di tutte le comunità del Kosovo”, ha voluto puntualizzare von der Leyen a Pristina. Secondo tanti kosovari, infatti, i giudici de L’Aia non avrebbero avuto lo stesso atteggiamento nel processare esponenti serbi della stessa guerra e, pertanto, la condanna a Thaçi sarebbe stato un giudizio politico sulla condotta avuta dal Kosovo.

Pur non avendo un rapporto diretto con l’organo giudiziario, che fu costituito dalla stessa Assemblea del Kosovo, su spinta dell’intera comunità internazionale, la presidente della Commissione ha tentato di placare gli animi durante la sua visita, dato lo scetticismo anche di Kurti relativamente alla sentenza.

Per i kosovari, la condanna di Hashim Thaçi è frutto di un processo alla loro storia

Il primo ministro kosovaro, presente in conferenza stampa con von der Leyen, aveva sostenuto la presenza di “inesattezze fattuali e incomprensioni storiche” nelle conclusioni dei giudici. Davanti ai giornalisti, non ha corretto il tiro, ma ha invece chiarito tre punti della sentenza che ritiene profondamente contestabili.

Anzitutto, il riferimento alle accuse legate al cosiddetto “Yellow House” e al presunto traffico di organi, emerse in sede di processo ma che non facevano parte dell’atto d’accusa, poi l’assoluzione dalle accuse di crimini contro l’umanità, che secondo Kurti avrebbero dovuto attenuare la condanna, e alcune ricostruzioni storiche contenute nella sentenza che non si sposerebbero con il reale trascorso del Kosovo.

Il premier ha detto come il Kosovo stesso vuole che giustizia sia fatta relativamente a quanto accaduto nella guerra con la Serbia, ma anche che il Paese non può accettare squilibri e narrazioni alternative.

Sul fronte del rapporto tra Kosovo e Unione europea, Kurti ha sfruttato la sesta visita di von der Leyen dall’inizio del suo mandato per rivendicare i progressi compiuti. Il premier ha sostenuto che il governo è riuscito a contrastare la corruzione, rafforzare lo Stato di diritto e portare avanti riforme finalizzate all’allineamento agli standard europei.

Ha inoltre sottolineato la crescita economica del Paese, indicata intorno al 4% annuo, e il basso livello del debito pubblico, presentando il Kosovo come una delle democrazie più dinamiche della regione. Kurti ha anche rivendicato lo svolgimento di elezioni libere e partecipate, in un implicito confronto con la vicina Serbia.

Secondo il primo ministro, il Piano di crescita dell’Unione europea sta già producendo risultati e il Kosovo è pronto ad accelerare ulteriormente il processo di riforma. “Nessuna riforma europea sarà lasciata indietro”, ha assicurato Kurti, aggiungendo che il Paese ha dimostrato “cosa può fare con sempre più porte aperte”. Da qui la richiesta a von der Leyen di sostenere davanti al Consiglio europeo l’avanzamento del Kosovo verso il mercato unico e, più in generale, verso l’adesione all’Unione europea.

Von der Leyen continua a supportare il processo di adesione dell’Albania ma invita al dialogo con la società

Di risposta, la presidente della Commissione ha ricordato l’importanza cruciale della stabilità istituzionale. “In Kosovo, sono stati formati un nuovo Parlamento e un nuovo governo, ora è il momento dell’elezione di un presidente”, ha dichiarato von der Leyen, facendo presente come “avendo visto che il dialogo tra i partiti politici è possibile, occorre farvi leva”.

Sul futuro europeo del Kosovo, von der Leyen si è detta ottimista, riconoscendo come il Paese abbia compiuto significativi progressi nel settore dell’istruzione e come l’economia sia cresciuta. “Il nostro compito è trasformare le attuali aspirazioni del Kosovo in un concreto processo di adesione all’Unione europea”.

Il piano di crescita per il Kosovo – stimato in 882 milioni di euro – e la progressiva apertura del mercato unico vanno in questa direzione, secondo la presidente della Commissione europea, ma servono ulteriori riforme oltre al pieno e corretto funzionamento delle istituzioni. Von der Leyen ha anche indicato un’altra condizione essenziale per il futuro europeo del Kosovo: la tutela del suo carattere multietnico.

La composizione della società kosovara e la protezione delle diverse comunità, ha sottolineato la presidente della Commissione, rappresentano un elemento fondamentale dello Stato di diritto e richiamano il principio europeo della “unità nella diversità”.

In compagnia di Kurti, la presidente della Commissione europea ha quindi visitato la Facoltà di matematica e scienze naturali dell’Università di Pristina, prima di lasciare il Kosovo alla volta del Montenegro. Nella giornata di domani (2 ottobre), von der Leyen concluderà il suo tour a Skopje, in Macedonia del Nord.

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