I piani nazionali di ristrutturazione edilizia previsti dalla direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD) possono includere obiettivi di economia circolare, oltre a quelli energetici. È la tesi di un articolo tecnico pubblicato il 3 novembre sul portale BUILD UP della Commissione europea, firmato da Paris Fokaides, Paulius Spudys e Andrius Jurelionis della Kaunas University of Technology. Il testo riporta le opinioni degli autori e non la posizione dell’Unione.

I piani nazionali di ristrutturazione edilizia (NBRP) hanno sostituito le strategie di ristrutturazione a lungo termine e indicano come gli Stati membri porteranno il parco edilizio residenziale e non residenziale a un’elevata efficienza e alla decarbonizzazione entro il 2050. Le prime bozze erano attese entro il 31 dicembre 2025, mentre i piani definitivi vanno consegnati entro il 31 dicembre 2026. La prima valutazione della Commissione, pubblicata a luglio 2026, ha riguardato 16 bozze complete e ha rilevato un livello elevato di ambizione sui consumi energetici e sulla riduzione delle emissioni operative di gas serra.

Secondo gli autori, una ristrutturazione profonda comporta scelte su cosa mantenere, riparare, sostituire, smontare, riutilizzare e riciclare, con effetti su carbonio incorporato, rifiuti da costruzione e demolizione e domanda di materie prime vergini. La direttiva rivista offre già un riferimento: l’allegato II, che contiene il modello comune per i piani, chiede agli Stati di descrivere le misure per la prevenzione e il trattamento dei rifiuti da costruzione e demolizione, la riduzione delle emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita, gli approcci di distretto che tengano conto di circolarità e sufficienza e la promozione di soluzioni modulari e industrializzate per la ristrutturazione.

L’articolo propone sei interventi per inserire la circolarità nei piani. Il primo è ampliare i dati sul patrimonio edilizio, oggi centrati sulle caratteristiche energetiche, con informazioni su composizione dei materiali, storia degli interventi e adattabilità, usando strumenti come il BIM, i libretti digitali dell’edificio e i passaporti digitali di prodotto. Il secondo è affiancare agli indicatori energetici altri indicatori di risorse, come i rifiuti evitati, la quota di componenti riutilizzati, l’uso di materiale riciclato, la riduzione del carbonio incorporato e la quota di progetti con audit dei materiali prima della demolizione o della ristrutturazione.

Gli altri quattro interventi riguardano la progettazione di percorsi di ristrutturazione reversibili e adattabili, con connessioni smontabili e impianti accessibili, l’uso di finanziamenti e appalti pubblici per premiare criteri circolari come la valutazione del ciclo di vita e il riuso, il collegamento con i mercati dei materiali secondari, che richiede dati comuni, garanzia di qualità, stoccaggio e piattaforme digitali, e la formazione di professionisti e amministrazioni locali. Gli autori precisano che queste misure funzionano solo come sistema: i dati sui materiali servono a poco se le regole sugli appalti non consentono il riuso.

Una parte dell’articolo è dedicata al progetto CRedIBlE, finanziato da Horizon Europe e attivo dal 2025 al 2029. Il progetto sviluppa un ecosistema digitale interoperabile che unisce BIM, valutazione del ciclo di vita, gemelli digitali, strumenti decisionali basati sull’intelligenza artificiale e passaporti di prodotto, insieme a soluzioni edilizie modulari e smontabili e a un mercato dei materiali e componenti secondari. Gli autori sottolineano che le attività sono ancora obiettivi di ricerca e dimostrazione, non risultati conclusi, e che i dimostratori previsti coprono diverse tipologie di edifici, condizioni climatiche e contesti normativi in più Paesi europei.

L’articolo indica anche alcune cautele. Il riuso non è automaticamente l’opzione a minore impatto di carbonio o a minore costo, e mantenere un componente poco performante può risultare controproducente, così come sostituire elementi ancora funzionanti solo perché un prodotto nuovo rende meglio. Servono quindi regole decisionali trasparenti che considerino insieme risparmi operativi, carbonio incorporato, durabilità, costi e adattabilità. Gli autori propongono inoltre un approccio graduale e proporzionato, che parta dagli edifici pubblici e dai grandi interventi, dove i dati sono più facili da raccogliere, e preveda oneri documentali minori per le piccole ristrutturazioni residenziali.

Con il passaggio dalle bozze ai piani definitivi, concludono gli autori, gli Stati hanno l’occasione di rendere più concreti gli aspetti circolari senza modificare l’impostazione energetica della direttiva. Un pacchetto iniziale potrebbe includere pochi indicatori nazionali, inventari dei materiali per le grandi ristrutturazioni pubbliche, requisiti di valutazione del ciclo di vita per alcuni schemi di finanziamento, linee guida su adattabilità e smontaggio e formazione mirata.

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