Avviare una cooperazione tra l’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale e la Zona Franca di Misurata, con l’obiettivo di sviluppare collegamenti logistici tra Europa e Africa, valorizzando le infrastrutture della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T) dell’Unione europea. È questo l’obiettivo del Memorandum d’intesa firmato martedì 3 novembre a Misurata dalla presidente dell’Autorità portuale, Annalisa Tardino, già europarlamentare, dal presidente del Comitato di gestione della Zona Franca di Misurata, Mohsen al-Saqutri, e dal presidente della Camera di commercio italo-libica, Nicola Colicchi.
“È un accordo di collaborazione. Credo molto nel processo di internazionalizzazione del nostro ente”, ha affermato Tardino a un gruppo di giornalisti, tra cui Focus Europe, a margine della firma organizzata il 3 novembre presso la Zona franca di Misurata. In particolare, Tardino ha espresso fiducia nella cooperazione tra l’Italia, e soprattutto la Sicilia, e i Paesi del Nord Africa. “Si parla tanto di nuovi assetti geopolitici, determinati dagli eventi che ci stanno condizionando. Noi pensiamo che questa possa essere una chance per il nostro Paese e soprattutto per i nostri territori”, ha aggiunto.
L’intesa punta a rafforzare la cooperazione tra i sistemi portuali delle due sponde del Mediterraneo, valorizzando il ruolo della Sicilia come piattaforma logistica di collegamento tra l’Europa e il Nord Africa, con uno sguardo alle opportunità offerte dalla rete TEN-T (Trans-European Transport Network), il sistema europeo di infrastrutture multimodali che comprende porti, ferrovie, strade e terminal logistici, con l’obiettivo di migliorare l’integrazione e l’efficienza dei trasporti nell’Unione.
L’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, guidata da Tardino, coordina gli scali di Palermo, Termini Imerese, Trapani, Porto Empedocle, Licata, Sciacca e Gela. Secondo il dato Assoporti, nel 2025 gli scali dell’Autorità hanno movimentato complessivamente 30.016 TEU (container equivalenti a 20 piedi).
“L’Autorità che mi onoro di guidare vanta, non solo geograficamente, ma anche per la storia, la cultura e l’economia, alcuni dei porti più importanti della Sicilia”, ha sottolineato Tardino, ricordando in particolare il porto di Palermo, che ha avuto in questi anni una riqualificazione infrastrutturale notevole.
La presidente ha inoltre evidenziato la posizione strategica degli altri sei scali, “alcuni dei quali sono sulla costa sud-occidentale, proprio sul fronte Africa”. Per questo, ha spiegato, “non ci può essere occasione migliore se non cercare di implementare i traffici e la logistica collaborando con i Paesi nordafricani”.
Interpellata sulla possibilità che la Sicilia diventi la porta europea di un nuovo corridoio logistico tra Misurata, che ambisce a diventare un punto di accesso per i traffici commerciali africani, e il mercato dell’Unione, Tardino ha risposto: “È quello che ci auguriamo. Ho lavorato anche in altre vesti, in altri ruoli, per far sì che la Sicilia non sia più la periferia d’Europa, ma veramente la porta di accesso d’Europa, e credo che la valorizzazione dei nostri confini sia quello che oggi stiamo cercando di fare”.
La presidente ha affrontato anche il tema della crescente presenza economica di Cina e Turchia in Libia e del rischio che l’Italia arrivi in ritardo nello sviluppo delle opportunità commerciali e infrastrutturali del Paese nordafricano.
Secondo Tardino, il governo italiano ha progressivamente riconosciuto l’importanza strategica di rafforzare la presenza del Paese nello scenario internazionale, come dimostrerebbero le iniziative intraprese negli ultimi anni.
La presidente ha citato in particolare il Piano Mattei come esempio di questo orientamento, sottolineando che anche l’Autorità portuale intende fornire il proprio contributo attraverso lo sviluppo della cooperazione con i Paesi nordafricani.
La Zona Franca di Misurata e il potenziale collegamento con l’Europa
La Zona Franca di Misurata, istituita nel 2000, rappresenta uno dei principali poli logistici e commerciali della Libia. Comprende il porto commerciale della città, che secondo i dati forniti dalla stessa Zona Franca gestisce circa il 60% degli scambi non petroliferi del Paese.
L’area offre inoltre infrastrutture dedicate alle attività industriali, commerciali e logistiche, oltre a un regime di agevolazioni fiscali e doganali destinato ad attrarre investimenti. Nel 2025 la Zona ha registrato un traffico dei container importati ed esportati superiore ai 750 mila TEU e punta a raggiungere una capacità di movimentazione di 4 milioni di TEU annui attraverso un programma di ampliamento previsto dall’accordo con Terminal Investment Limited (TiL), società del gruppo armatoriale MSC, e la qatariota Maha Capital Partners. Nel giugno 2026 l’Autorità che gestisce la Zona Franca ha sottoscritto un memorandum d’intesa con il porto belga di Anversa-Bruges, finalizzato allo sviluppo delle infrastrutture portuali, dei servizi logistici, della digitalizzazione e delle competenze tecniche.
Il sistema portuale siciliano, in particolare il porto di Palermo, si inserisce nei collegamenti del corridoio europeo Scandinavo-Mediterraneo, una delle principali direttrici della TEN-T, che attraversa il continente europeo da nord a sud, collegando la Scandinavia, attraverso l’Europa centrale, all’Italia meridionale, alla Sicilia e a Malta. Accanto ai corridoi europei, lo Spazio marittimo europeo (European Maritime Space, EMS) costituisce una delle due priorità orizzontali della TEN-T, insieme al sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS).
Il regolamento (UE) 2024/1679, che disciplina lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti, contempla la cooperazione infrastrutturale con i Paesi terzi e include nella definizione di short-sea shipping anche il trasporto marittimo tra porti dell’UE e porti di Paesi terzi affacciati sugli stessi mari.
Firmato a margine della missione imprenditoriale di quattro giorni organizzata dalla Camera di commercio italo-libica a cui hanno partecipato circa 60 aziende italiane, l’accordo tra l’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale e la Zona Franca di Misurata è un primo tassello per il rilancio delle relazioni, non solo commerciali, ma anche industriali tra la Libia e l’Italia.
A 15 anni dalla primavera araba che portò alla caduta del quarantennale regime di Muammar Gheddafi, la Libia sta cercando di ricostruire il proprio tessuto economico e intensificare i rapporti non solo con l’Italia, tra i principali partner commerciali, ma anche con il resto dei Paesi europei.
Tuttavia, le difficoltà legate alla sicurezza continuano a rappresentare un ostacolo per gli investimenti europei in Libia. A riconoscerlo è stato lo stesso presidente del Comitato di gestione della Zona Franca di Misurata, che, parlando a Focus Europe il 1° novembre a margine del Forum economico italo-libico, ha sottolineato come la situazione della sicurezza non abbia favorito una maggiore presenza degli investitori europei. Al-Saqutri ha tuttavia espresso l’auspicio che il relativo clima di stabilità attualmente presente nel Paese possa favorire un crescente coinvolgimento delle istituzioni e delle imprese europee.
A ostacolare lo sviluppo delle partnership economiche e una cooperazione istituzionale più strutturata contribuisce anche la divisione politica del Paese. La Libia resta ancora divisa tra il Governo di unità nazionale di Abdul Hamid Dbeibah, con sede a Tripoli e sostenuto dalle Nazioni Unite, e l’esecutivo orientale di Osama Hamad, sostenuto dal generale Khalifa Haftar. Dopo il rinvio delle elezioni del 2021, il processo politico resta incompiuto, nonostante i tentativi di rilanciare il percorso elettorale.
L’Unione europea sostiene la mediazione delle Nazioni Unite e mantiene una cooperazione con Tripoli soprattutto su migrazione, sicurezza e sviluppo economico, ma non ha un accordo di associazione con la Libia a differenza di altri Paesi del vicinato meridionale.
In questo contesto hanno consolidato la loro influenza anche altri attori regionali e internazionali, in particolare Turchia e Russia, mentre la Cina guarda alle opportunità economiche.
Ankara, dopo aver svolto un ruolo decisivo nel conflitto del 2019-2020 a sostegno del governo di Tripoli, ha consolidato la propria presenza militare, politica ed economica, avviando successivamente un riavvicinamento anche alle autorità della Libia orientale. La Russia, attraverso la propria presenza militare nelle aree controllate dalle forze del generale Khalifa Haftar, ha rafforzato invece il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo centrale e nel continente africano. Egitto ed Emirati Arabi Uniti mantengono invece importanti relazioni politiche, militari ed economiche con Bengasi, mentre la Cina guarda soprattutto alle opportunità offerte dalla ricostruzione e dallo sviluppo delle infrastrutture.
Tra gli strumenti che l’Europa potrebbe impiegare per rafforzare la propria presenza vi è il Global Gateway, la strategia europea per gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e digitali, nei trasporti e nella connettività. La Libia figura nel progetto Medusa, destinato a rafforzare i collegamenti digitali sottomarini tra Europa e Nord Africa, con approdi previsti anche a Tripoli e Bengasi.Ulteriori opportunità potrebbero arrivare dal settore delle energie rinnovabili, dalla modernizzazione delle infrastrutture portuali e logistiche e dallo sviluppo di nuovi collegamenti energetici con il mercato europeo. Secondo uno studio pubblicato nel marzo 2026 dal politologo maltese André P. DeBattista, il Global Gateway può rappresentare uno strumento di competizione geoeconomica per rafforzare il ruolo dell’UE rispetto alla presenza di altri attori internazionali, in particolare della Cina.

