Al summit dei fondatori e investitori europei di WINWIN a Bruxelles, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha difeso la promessa del 28esimo regime societario di EU Inc. che permetterà di costituire una società costituita interamente online in 48 ore, con meno di 100 euro e un’unica forma giuridica valida in tutti gli stati membri.

“Stiamo lottando duramente per mantenere questa ambizione nei negoziati con Parlamento e Consiglio”, ha dichiarato von der Leyen, rivolgendosi direttamente agli imprenditori presenti in sala e chiedendo il loro sostegno. “EU Inc. non può diventare una pesante petroliera. Deve rimanere il motoscafo snello e veloce di cui avete bisogno”.

Il messaggio della presidente dell’esecutivo europeo arriva mentre Bruxelles cerca di trasformare il mercato unico in uno spazio realmente integrato per le imprese innovative, superando la frammentazione normativa che continua a ostacolare la crescita delle start-up europee e a spingerle verso gli Stati Uniti per ottenere capitali.

“L’Europa è sempre stata un continente di grandi idee”, ha ricordato von der Leyen, evocando la celebre conferenza Solvay del 1927, che riunì a Bruxelles scienziati come Albert Einstein, Marie Curie e Niels Bohr, ma la sfida di oggi, ha sottolineato, non consiste soltanto nel produrre scoperte scientifiche: è riuscire a trasformarle in imprese competitive, nuovi settori industriali e posti di lavoro.

EU Inc., la sfida di un mercato unico ancora frammentato

Nonostante i suoi 450 milioni di consumatori, il mercato unico europeo continua a presentare ostacoli significativi per le aziende che intendono espandersi oltre i confini nazionali. “Invece di un unico mercato, gli imprenditori si trovano di fronte a 27 sistemi giuridici e oltre 60 forme societarie nazionali”, ha osservato von der Leyen.

La risposta della Commissione, ispirata dal Rapporto Letta, è EU Inc., una forma societaria europea armonizzata che permetterebbe agli imprenditori di costituire un’impresa attraverso procedure digitali semplificate, senza dover affrontare fin dall’inizio la complessità dei diversi ordinamenti nazionali. Il progetto del 28esimo regime non punta a sostituire le legislazioni societarie esistenti, ma ad affiancarle con un quadro comune, utilizzabile dalle imprese che scelgono di operare su scala europea.

Il Parlamento europeo ha già espresso il proprio sostegno politico alla fattibilità dell’iniziativa il 9 luglio quando l’Eurocamera ha approvato una posizione favorevole con 366 voti a favore, 192 contrari e 39 astensioni. Un passaggio che ha rafforzato il sostegno parlamentare al progetto, senza tuttavia equivalere all’adozione definitiva del nuovo regime.

Restano infatti aperte alcune questioni strutturali: EU Inc. interviene sul diritto societario, ma non elimina le differenze tra i sistemi fiscali nazionali, e quindi le imprese che opereranno in più Stati membri continueranno a confrontarsi con regimi tributari distinti. Un secondo nodo riguarda la risoluzione delle controversie. In assenza di un tribunale europeo dedicato, l’applicazione delle norme comuni rimarrà affidata alle giurisdizioni nazionali, con il rischio di interpretazioni divergenti.

Servono più capitali

La semplificazione normativa, tuttavia, non sarà sufficiente senza un maggiore accesso ai finanziamenti.

Secondo i dati citati dalla presidente della Commissione, le scale-up europee raccolgono generalmente il 50% di capitali in meno rispetto alle imprese comparabili di San Francisco. Una differenza che diventa particolarmente rilevante quando le aziende hanno bisogno di centinaia di milioni di euro per finanziare la propria espansione. “Quando hanno bisogno di centinaia di milioni per crescere, sono spesso costrette a guardare dall’altra parte dell’Atlantico. Vogliamo cambiare questa situazione”, ha affermato von der Leyen.

Per affrontare il problema, la Commissione punta sul fondo europeo per le scale-up, che riunisce investitori pubblici e privati con l’obiettivo di sostenere le imprese tecnologiche nella fase di crescita. Secondo quanto annunciato da von der Leyen, nei primi due mesi di attività il fondo ha investito in otto società, contribuendo a operazioni di raccolta di capitali per quasi 5 miliardi di euro. Tra i settori finanziati figurano i veicoli spaziali riutilizzabili, i semiconduttori ad alta efficienza energetica per l’intelligenza artificiale e i satelliti radar capaci di osservare la superficie terrestre anche attraverso le nuvole.

Transizione verde, von der Leyen conferma gli obiettivi climatici al 2040

La seconda priorità indicata dalla presidente della Commissione riguarda la transizione energetica e industriale, che Bruxelles considera non soltanto uno strumento per contrastare il cambiamento climatico, ma anche una condizione per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione.

Von der Leyen ha richiamato il costo economico della dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili, citando le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz: “Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 127 miliardi di euro in più, senza ricevere una sola molecola aggiuntiva di energia”, ha dichiarato.

Per la presidente, la volatilità dei mercati energetici dimostra che continuare a dipendere da petrolio e gas importati espone l’economia europea a shock geopolitici e aumenti dei prezzi. Da qui la conferma dell’impegno a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e a ridurre le emissioni del 90% entro il 2040. “Voglio essere assolutamente chiara: l’Europa manterrà la rotta. Rispetteremo i nostri obiettivi e sosterremo le nostre industrie pulite”, ha assicurato von der Leyen.

Secondo i dati presentati dalla presidente, dal 2021 nell’Unione europea sono stati investiti oltre 1.200 miliardi di euro in attività sostenibili, con un mercato mondiale delle tecnologie pulite che cresce a un ritmo di circa il 20% annuo. La Commissione intende sfruttare questa espansione per rafforzare la produzione industriale europea, evitando che le tecnologie della transizione energetica siano soltanto utilizzate nell’Unione, ma sviluppate e fabbricate altrove.

Von der Leyen ha quindi difeso il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), ricordando che, dalla sua introduzione, le emissioni dei settori interessati sono diminuite di circa il 50%, mentre l’economia è cresciuta del 30%, aggiungendo che il sistema ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate destinate a essere reinvestite nell’innovazione e nelle tecnologie pulite.

Tra i prossimi strumenti figurano anche i lavori per una banca per la decarbonizzazione industriale, attraverso la quale Bruxelles punta a mobilitare 100 miliardi di euro per sostenere la trasformazione dei settori produttivi.

Intelligenza artificiale, Bruxelles punta sulle applicazioni industriali

Il terzo pilastro della strategia illustrata da von der Leyen riguarda l’intelligenza artificiale, che la Commissione vuole portare oltre le applicazioni digitali per favorirne l’integrazione nei processi industriali e nei servizi.

“Dobbiamo portare l’intelligenza artificiale dagli schermi al mondo reale”, ha affermato la presidente.

Tra gli esempi citati figurano i sistemi di manutenzione predittiva, capaci di individuare anomalie nei macchinari prima che si verifichino guasti, e le applicazioni dell’IA alla diagnostica medica. Von der Leyen ha richiamato in particolare il contributo dell’intelligenza artificiale agli screening mammografici, dove strumenti di analisi automatizzata possono contribuire a individuare tumori in fase precoce e migliorare l’efficacia della prevenzione.

L’Europa, ha sottolineato, dispone già di vantaggi competitivi significativi: una solida base manifatturiera, competenze scientifiche avanzate e grandi quantità di dati industriali. Per accelerare l’adozione delle nuove tecnologie, la presidente ha ricordato la nomina, avvenuta quest’anno, di Jim Snabe a inviato speciale per l’intelligenza artificiale industriale.

Un settore prioritario è quello dei trasporti, dove la Commissione intende semplificare le procedure di autorizzazione dei veicoli autonomi. Secondo von der Leyen, queste tecnologie potrebbero ridurre di oltre il 90% gli incidenti che coinvolgono i pedoni, ed ha quindi prospettato un sistema europeo di approvazione unica, che permetterebbe alle imprese di commercializzare e utilizzare i veicoli autonomi nell’intero mercato unico senza dover affrontare ulteriori ostacoli nazionali.

L’obiettivo è creare condizioni regolamentari che consentano alle aziende europee di sviluppare prodotti destinati, fin dall’inizio, a un mercato continentale.

Dalla ricerca al mercato, la partita della competitività europea

Il filo conduttore dell’intervento è stato il divario tra la capacità scientifica dell’Europa e la sua abilità nel trasformare le innovazioni in imprese di dimensioni globali. Secondo i dati citati da von der Leyen, il continente rappresenta quasi il 30% dei brevetti mondiali nelle tecnologie pulite, mentre circa un’impresa quantistica su tre a livello globale ha sede nell’Unione europea. Una posizione di forza che, tuttavia, non si traduce automaticamente in leadership industriale.

La strategia presentata al WINWIN Brussels Summit cerca quindi di intervenire su tre ostacoli collegati: la frammentazione normativa del mercato unico, la difficoltà di accesso ai capitali e la necessità di accelerare l’applicazione industriale delle tecnologie emergenti. In questo quadro, EU Inc. rappresenta uno dei principali banchi di prova della capacità delle istituzioni europee di passare dalle dichiarazioni sulla competitività a riforme concrete. La proposta comprende infatti, oltre alla costituzione digitale delle imprese, il principio once-only, che dovrebbe consentire alle società di trasmettere una sola volta le informazioni richieste dalle amministrazioni, nonché procedure semplificate per la gestione societaria, il trasferimento delle azioni e la raccolta di capitali.

Tra gli elementi previsti figurano anche una maggiore flessibilità nella struttura del capitale, strumenti europei di partecipazione azionaria dei dipendenti e procedure di insolvenza semplificate per le start-up innovative. La portata effettiva della riforma dipenderà però dall’esito dei negoziati tra le istituzioni e dalla capacità degli Stati membri di rendere interoperabili i rispettivi sistemi amministrativi.

Per von der Leyen, la posta in gioco va oltre la riduzione degli oneri burocratici, si tratta di stabilire se l’Europa sarà in grado di trattenere sul proprio territorio le imprese e le tecnologie nate nei suoi centri di ricerca.

“Dobbiamo avere l’immaginazione necessaria per trasformare le scoperte in prodotti che cambiano la vita, costruire industrie che ancora non esistono e plasmare un futuro che oggi possiamo soltanto iniziare a immaginare”, ha concluso la presidente, tornando al riferimento iniziale alla conferenza Solvay del 1927. La sfida, per Bruxelles, sarà trasformare questa ambizione in un mercato unico nel quale le imprese innovative possano non soltanto nascere, ma anche crescere e competere su scala globale.

[EC – Audiovisual Service – Photographer: Dati Bendo]

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