Il Parlamento europeo, la Commissione europea e gli Stati membri hanno concordato un elenco di prodotti che potranno o non potranno utilizzare nomi e qualificazioni legati alla carne. Si tratta di un compromesso tra le richieste dell’industria della carne e i sostenitori dell’alimentazione vegetale.
Negli ultimi anni l’etichettatura delle alternative vegetali è diventata nell’Unione europea una disputa politica e giuridica molto accesa.
Nel 2024 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che il divieto francese di etichettare prodotti vegetali con parole come “burger”, “salsiccia” o “salame” è contrario alle norme dell’Unione. La Corte ha indicato agli Stati che, se vogliono vietare tali denominazioni, devono prima adottare una definizione legale di questi termini.
Per questo motivo è stata ora modificata la normativa sull’Organizzazione comune dei mercati, nella quale verrà inserita una simile definizione.
Il risultato è che, mentre espressioni popolari come “veggie burger” o “salsiccia vegetale” resteranno consentite, nomi tradizionali della carne – come “bistecca” o “bacon” – non potranno essere utilizzati per indicare alternative vegetali o coltivate in laboratorio.
Aiuto agli agricoltori
Il testo concordato ha introdotto una definizione di carne come “parti commestibili degli animali”. L’elenco completo contiene 29 denominazioni protette riservate ai prodotti che contengono carne.
Tra queste figurano: manzo, vitello, maiale, pollame, pollo, tacchino, anatra, oca, agnello, montone, ovino, capra, coscia di manzo, filetto, fianco, lombata, steak, costole, spalla, stinco, braciola, ala, petto, fegato, coscia, petto (torace), ribeye, T-bone e bacon.
I prodotti a base di pesce non sono per ora inclusi nell’elenco, quindi i divieti non si applicheranno a essi.
La Commissione europea potrà inoltre concedere eccezioni per specifici alimenti vegetali nei quali tradizionalmente vengono utilizzati aggettivi di origine animale. Nel contesto slovacco, ad esempio, potrebbe trattarsi dei peperoncini sottaceto comunemente chiamati corna di montone.
L’accordo fa parte di un pacchetto più ampio di misure volte a rafforzare la posizione degli agricoltori europei nella filiera alimentare.
L’eurodeputata Céline Imart (PPE), che ha rappresentato il Parlamento europeo nei negoziati sulla nuova legislazione, ha definito l’accordo “un successo indiscutibile” per gli allevatori.
“Riconosce il valore del lavoro degli allevatori e protegge i loro prodotti, frutto di un know-how unico, da una forma di concorrenza sleale”, ha dichiarato dopo il voto.
Imart sarebbe riuscita all’ultimo momento a far inserire anche la parola “fegato”, interpretato come un tentativo di proteggere la celebre specialità francese foie gras.
Il risultato del trilogo è stato accolto favorevolmente anche dalla Camera agricola e alimentare slovacca (SPPK). “È importante che il consumatore capisca immediatamente cosa sta per consumare. La carne è solo di origine animale ed è giusto che anche i politici a Bruxelles si siano trovati d’accordo su questo”, ha dichiarato Daniel Molnár, vicepresidente della SPPK e presidente dell’Unione dei trasformatori alimentari slovacchi.
Un colpo alla carne artificiale
A seguito delle pressioni degli eurodeputati, l’elenco delle denominazioni protette non potrà essere utilizzato nemmeno per la carne coltivata in laboratorio.
Questo tipo di carne non è ancora in vendita sul mercato europeo, ma sviluppatori francesi e danesi hanno già chiesto alle istituzioni europee l’autorizzazione per commercializzare foie gras artificiale e grasso bovino coltivato in laboratorio.
Il nuovo divieto di denominazione complicherà però il marketing e lo sviluppo di questi prodotti per le aziende europee che stanno sviluppando alimenti a partire da cellule animali.
Prima che le nuove regole entrino in vigore, dovranno ancora essere approvate dal Parlamento europeo e dagli Stati membri nel Consiglio dell’Unione europea.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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