Gli ambasciatori degli Stati membri hanno tenuto ieri (28 ottobre) la loro prima discussione ufficiale, in sede di Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper II), su un meccanismo di salvaguardia completamente nuovo destinato ai futuri Stati membri. Il Montenegro dovrebbe essere il primo banco di prova di queste nuove regole.
L’obiettivo è evitare una situazione in cui uno Stato appena entrato nell’Unione europea smetta di rispettarne i valori o il diritto o blocchi le sue decisioni, lasciando Bruxelles priva di uno strumento di risposta rapido. Le nuove proposte rappresentano uno dei cambiamenti più significativi della politica di allargamento degli ultimi anni e quasi certamente si applicheranno per prime al Montenegro, attualmente il candidato più vicino all’adesione.
Gli ambasciatori hanno esaminato nel dettaglio il testo preparato dalla Commissione. Una nota di orientamento fatta circolare prima dei colloqui ha sottolineato che il Consiglio dovrebbe definire posizioni chiare affinché eventuali misure rimangano proporzionate, si fondino su motivazioni chiaramente definite e operino entro limiti temporali prestabiliti.
Secondo quanto trapelato, il nuovo meccanismo di salvaguardia consentirebbe all’Unione europea di intervenire nei confronti di un nuovo Stato membro che violi valori e diritti dell’Unione o il principio di leale cooperazione sanzionandolo, nei casi più gravi, con la sospensione dei diritti di voto in seno al Consiglio. La Commissione ha proposto che questo quadro di “periodo di prova” possa durare fino a 15 anni dopo l’adesione, una durata che ha già suscitato divisioni tra le capitali europee.
I sostenitori di una linea più rigorosa, in particolare i Paesi Bassi e la Francia, sostengono che garanzie più forti siano indispensabili alla luce dell’esperienza dei precedenti allargamenti. Gli “Amici dei Balcani occidentali”, tra cui Italia e Austria, replicano che garanzie eccessivamente rigide rischierebbero di scoraggiare i Paesi candidati e di rallentare l’intero processo.
Secondo la bozza, un nuovo Stato membro avrebbe almeno due settimane per presentare le proprie osservazioni una volta attivata la clausola. Il meccanismo si applicherebbe principalmente dopo l’adesione, anche se rimarrebbe possibile un’attivazione limitata prima dell’ingresso formale nell’Unione.
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Gli ambasciatori hanno chiesto come la nuova clausola interagirebbe con l’attuale procedura prevista dall’articolo 7, che già affronta le violazioni gravi e persistenti dei valori europei. Restano ancora aperte le questioni relative all’esatta gamma di misure che potrebbero essere adottate.
Oltre al periodo di prova successivo all’adesione, la Commissione vuole introdurre un regime generale di monitoraggio che copra il periodo compreso tra la firma del Trattato di adesione e l’effettiva entrata nell’Unione. Relazioni periodiche, valutazioni tra pari da parte degli altri Stati membri e lettere di allerta preventiva costituirebbero l’ossatura di questo sistema. La frequenza e l’ambito tematico delle relazioni devono ancora essere definiti.
Come misura di ultima istanza, la Commissione propone la possibilità di rinviare l’adesione stessa qualora emergano prove evidenti che un Paese candidato non sarà in grado di raggiungere in tempo gli standard richiesti. Una clausola analoga era presente nei Trattati di adesione di Romania e Bulgaria, nei quali l’unanimità costituiva la regola. Per i casi futuri, il testo suggerisce provvisoriamente una decisione a maggioranza qualificata basata su una raccomandazione della Commissione. Non è ancora stata stabilita la durata che un rinvio proporzionato dovrebbe avere.
Altri elementi mirano a prevenire il tipo di blocchi bilaterali che hanno ripetutamente rallentato il processo di integrazione dei Balcani occidentali. Gli Stati membri sarebbero invitati a impegnarsi, attraverso una dichiarazione allegata al trattato di adesione anziché mediante disposizioni vincolanti contenute nel trattato stesso, a non porre il veto alle decisioni sull’allargamento esclusivamente a causa di controversie bilaterali irrisolte.
Ulteriori garanzie riguardano la cooperazione giudiziaria, l’adesione allo spazio Schengen e la stabilità economica. In caso di violazione grave, sarebbe possibile sospendere temporaneamente alcune decisioni giudiziarie aventi effetti sugli altri Stati membri, senza interrompere la cooperazione più ampia.
L’adesione allo spazio Schengen sarebbe subordinata a condizioni esplicite riguardanti lo Stato di diritto, la lotta alla corruzione, il contrasto alla criminalità organizzata e il funzionamento del sistema giudiziario. Resterebbero inoltre disponibili, per un periodo più lungo rispetto ai tre anni precedentemente previsti, garanzie contro gravi difficoltà economiche e violazioni delle norme relative al mercato interno, modellate su quelle applicate alla Croazia; gli Stati membri potrebbero prorogare ulteriormente tale periodo a maggioranza qualificata.
La Commissione presenta l’intero pacchetto come parte di una strategia più ampia volta a preparare le istituzioni, le politiche e il bilancio dell’Unione a un numero maggiore di Stati membri. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha definito l’allargamento un “imperativo geopolitico”, sottolineando che l’Unione deve prepararsi parallelamente alle riforme nei Paesi candidati. L’obiettivo, ha affermato, è un’Unione più ampia che sia allo stesso tempo più forte, resiliente ed efficace.
A Podgorica il clima rimane decisamente ottimista. Il primo ministro Milojko Spajić ha accolto con favore i forti segnali di sostegno provenienti dai parlamentari europei, osservando che i membri delle commissioni competenti del Parlamento europeo sono pronti ad agire come ambasciatori a favore della ratifica di un eventuale trattato di adesione nei rispettivi Parlamenti nazionali. Le recenti discussioni con questi eurodeputati si sono concentrate sui progressi in materia di Stato di diritto, sulla tutela ambientale, sulle riforme economiche e sulle misure volte a trattenere i giovani nel Paese.
Il Trattato di adesione del Montenegro dovrebbe diventare un precedente per queste nuove regole. Il modo in cui il testo sarà infine redatto potrebbe determinare non soltanto il percorso di Podgorica verso l’ingresso nell’Unione, ma anche le condizioni alle quali ogni futuro Stato membro aderirà al blocco.
Foto di: La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con il premier montenegrino Milojko Spajić [© European Union, 2026]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

