Martedì (4 agosto) la Turchia ha invitato Russia e Ucraina ad adottare misure concrete per garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero, dopo che un attacco con droni ha colpito la nave cargo Nadezhda, di proprietà turca, nei pressi del porto russo di Novorossijsk, ferendo gravemente tre membri dell’equipaggio.
Diverse fonti turche e internazionali hanno riferito che la nave ro-ro Nadezhda, battente bandiera del Camerun, trasportava frutta e verdura fresca dalla Turchia (Samsun) alla Russia (Novorossijsk) quando è stata colpita.
Il ministero degli Esteri turco ha espresso profonda preoccupazione per il fatto che navi civili continuino a essere prese di mira nonostante i ripetuti avvertimenti, aggiungendo di seguire attentamente le condizioni dei cittadini turchi coinvolti. L’attacco ha infatti danneggiato gli alloggi dell’equipaggio e la prua, ha provocato un incendio che ha continuato a bruciare e ha costretto all’evacuazione di tutti i 22 membri dell’equipaggio, di cui 13 turchi, trasferiti nel porto russo dalle unità marittime russe.
Le prime informazioni indicavano che tre membri dell’equipaggio potrebbero aver riportato ferite critiche. Il comandante della nave ha sostenuto che fossero coinvolti diversi droni ucraini, ma tale affermazione non è stata confermata in modo indipendente e nessuna delle parti ha rivendicato pubblicamente la responsabilità dell’attacco.
L’episodio si inserisce in una forte escalation degli attacchi con droni nell’area di Novorossijsk, uno snodo fondamentale per l’energia e la logistica nel Mar Nero. Nelle ultime settimane, le forze ucraine hanno condotto ripetuti attacchi contro petroliere commerciali e infrastrutture collegate nei pressi del porto, in particolare quelle legate al Caspian Pipeline Consortium (CPC).
Il CPC gestisce un importante terminale dotato di sistemi di ormeggio offshore a punto singolo (Single Point Moorings/SPM), situato a sud-ovest di Novorossijsk. Attraverso questo oleodotto viene trasportato petrolio greggio proveniente principalmente dai grandi giacimenti kazaki di Tengiz, Kashagan e altri, attraversando la Russia meridionale fino al Mar Nero per l’esportazione.
L’infrastruttura movimenta oltre l’80% delle esportazioni petrolifere del Kazakistan e rappresenta una quota significativa dell’offerta mondiale di greggio, circa l’1-1,5% secondo alcune stime. Tra gli azionisti e gli utilizzatori figurano importanti compagnie energetiche occidentali come Chevron ed ExxonMobil.
Una serie di attacchi con droni
Nel solo mese di luglio 2026, diversi attacchi con droni ucraini hanno colpito petroliere impegnate nel carico o in attesa presso il terminale del CPC.
Il 19 luglio, i droni hanno colpito la Asia, battente bandiera liberiana, e la Nissos Ios, battente bandiera delle Isole Marshall, mentre stavano caricando petrolio presso gli SPM, provocando un incendio su una delle due navi. L’indomani, la Nelsa, battente bandiera del Camerun, è stata colpita durante le operazioni di carico.
Ancora, il 30 luglio, la Nissos Sifnos, battente bandiera delle Isole Marshall e impegnata a caricare greggio della Tengizchevroil, e la Marathi, battente bandiera dell’Isola di Man e in avvicinamento al terminale, sono state attaccate. Sulla Nissos Sifnos è scoppiato un incendio, successivamente domato; in nessuno di questi episodi sono state registrate fuoriuscite di petrolio né feriti tra il personale del CPC.
Questi incidenti hanno costretto il CPC a sospendere più volte le operazioni di carico del petrolio, talvolta per diversi giorni o addirittura per una settimana, interrompendo le esportazioni kazake, inducendo i produttori del Kazakistan a ridurre la produzione e costringendo alcune petroliere a modificare la rotta o a ritardare la partenza.
Il consorzio, le autorità kazake e gli Stati Uniti hanno condannato gli attacchi, definendoli una minaccia alle infrastrutture energetiche civili. Le operazioni di carico e il funzionamento dell’oleodotto sono ripresi parzialmente alla fine di luglio, con due SPM nuovamente operativi all’inizio di agosto, ma la situazione della sicurezza resta fragile e non si escludono ulteriori interruzioni.
All’inizio del 2026, droni ucraini avevano già colpito altre strutture del complesso di Novorossijsk, tra cui il vicino terminal petrolifero di Sheskharis e infrastrutture collegate al CPC, provocando incendi e danni ai moli di carico, ai serbatoi di stoccaggio e ai nodi della rete di oleodotti.
La Russia attribuisce questi attacchi all’Ucraina e accusa Kyiv di prendere deliberatamente di mira infrastrutture energetiche internazionali. L’Ucraina, dal canto suo, ha confermato alcuni attacchi contro infrastrutture petrolifere russe nell’ambito della strategia volta a ridurre le capacità logistiche e le entrate economiche che sostengono lo sforzo bellico di Mosca.
Questa serie di episodi ha determinato un aumento dei premi assicurativi per il trasporto marittimo, una modifica delle rotte commerciali, con alcune navi che navigano più vicine alla costa turca in cerca di maggiore sicurezza, e un incremento dei rischi per il traffico commerciale nel Mar Nero.
La Turchia, che controlla il Bosforo e mantiene importanti relazioni commerciali e diplomatiche con entrambe le parti del conflitto, ha ripetutamente avvertito dei pericoli derivanti dall’estensione della guerra alle rotte marittime civili. L’ultima dichiarazione di Ankara riflette la crescente preoccupazione regionale che il protrarsi degli attacchi contro la navigazione nei pressi di porti strategici come Novorossijsk possa compromettere ulteriormente i flussi energetici, la sicurezza alimentare e la libertà di navigazione.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

