La rapida espansione dei sistemi di accumulo a batteria e della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Bulgaria ha trasformato inaspettatamente il Paese in una forza chiave per la stabilizzazione del sistema elettrico dell’Europa sud-orientale. Romania e Ungheria devono fare invece i conti con la perdita di circa 2,5 GW di capacità di generazione programmabile e con un forte aumento della domanda di elettricità nelle ore serali.

I livelli record di magra del Danubio e la chiusura di due centrali nucleari in Romania e Ungheria stanno ridefinendo il dibattito sulla transizione energetica nei Balcani, con i decisori politici che indicano sempre più lo stoccaggio dell’energia elettrica, piuttosto che la sola generazione convenzionale, come l’anello mancante fondamentale per la sicurezza energetica della regione.

Negli ultimi due anni la Bulgaria è diventata il primo Paese al mondo per quota di capacità di accumulo energetico tramite batterie in rapporto alle dimensioni del proprio sistema elettrico, dimostrando come gli investimenti strategici nello stoccaggio stiano trasformando i mercati elettrici dell’Europa sud-orientale.

L’ex ministro dell’Ambiente bulgaro ed esperto di energia Julian Popov ha sostenuto che la produzione solare della Bulgaria, i sistemi di accumulo a batteria e la crescente capacità eolica e solare della Grecia abbiano evitato una crisi energetica regionale di più ampia portata.

“L’energia solare bulgara, le batterie in grado di immagazzinare appena cinque minuti della produzione da lignite, insieme all’eolico e al solare greci, stanno salvando la regione da un collasso energetico dopo che Ungheria e Romania hanno perso circa 2,5 GW di capacità di generazione di base”, ha dichiarato Popov.

Secondo lui, questi eventi dimostrano la necessità di rivedere le convinzioni consolidate sui sistemi elettrici europei. “È arrivato il momento di iniziare a pensare all’energia sulla base delle realtà del primo quarto del XXI secolo”, ha affermato.

La ministra dell’Energia Iva Petrova – indipendente – ha dichiarato che la Bulgaria sta attualmente aiutando i Paesi vicini a mantenere le forniture di elettricità. “Anche il funzionamento della centrale nucleare di Kozloduy è fondamentale, in questo momento, per il sistema energetico della Romania”, ha affermato Petrova.

A differenza della centrale nucleare di Cernavodă in Romania e di quella di Paks in Ungheria, la centrale nucleare di Kozloduy in Bulgaria continua a operare regolarmente grazie a un progetto che consente il raffreddamento anche quando il livello delle acque del Danubio è estremamente basso.

Il direttore esecutivo dell’Operatore del Sistema Elettrico bulgaro (ESO), Kiril Georgiev, ha dichiarato che la domanda proveniente dai Paesi vicini rimane eccezionalmente elevata.

“Le richieste dalla Romania sono nell’ordine di 3.500-3.600 MW. L’Ungheria sta attualmente richiedendo circa 4.000-5.000 MW al giorno. Per noi tutto funziona normalmente. Continuiamo a essere più esportatori netti che importatori netti”, ha dichiarato Georgiev.

Come la Bulgaria è diventata il campione delle batterie nei Balcani

L’attuale squilibrio regionale ha messo in evidenza una crescente divergenza tra Romania e Bulgaria. La prima produce abbondante elettricità rinnovabile a basso costo durante le ore diurne, ma dispone di una capacità di accumulo insufficiente. Di conseguenza, esporta energia elettrica verso le batterie bulgare a prezzi molto bassi, per poi reimportarla durante il picco serale a prezzi più elevati.

La Bulgaria ha seguito una strategia diversa, investendo massicciamente nello stoccaggio energetico tramite batterie. Questo le consente di acquistare elettricità a basso costo durante il giorno, immagazzinarla e rivenderla sui mercati regionali quando domanda e prezzi aumentano.

Secondo gli operatori del mercato, la Bulgaria è ormai uno dei principali mercati europei per lo stoccaggio a batteria, con oltre 12.000 MWh di capacità installata, seconda soltanto a Germania e Italia, Paesi di dimensioni molto maggiori.

Insieme agli impianti idroelettrici di pompaggio, ciò consente alla Bulgaria di sostenere il proprio sistema elettrico per circa due ore e mezza in caso di blackout totale, contro una stima di appena 15 minuti per la Romania.

Il deputato dell’opposizione romena Claudiu Năsui, dell’Unione Salvate la Romania (USR | Renew), ha affermato che la principale debolezza del Paese non è più la produzione di elettricità, bensì la mancanza di infrastrutture di accumulo.

L’esperto di energia Dumitru Chisăliță ha dichiarato a Digi24 che tali meccanismi di scambio transfrontaliero sono perfettamente coerenti con il funzionamento del mercato elettrico europeo integrato.

“La Bulgaria acquista elettricità tra le 10:00 e le 18:00 perché dispone di una notevole capacità di accumulo, poi la rivende la sera. Non vi è alcuna garanzia che venga rivenduta alla Romania: potrebbe essere destinata anche all’Ungheria, alla Serbia o ad altri Paesi. Ma sì, è così che funziona il mercato”, ha spiegato.

Grazie alle batterie, il solare è ormai una fonte di base

Secondo l’Operatore del Sistema Elettrico bulgaro (ESO), la produzione di elettricità è aumentata di quasi il 7% dall’inizio dell’anno, in linea con la crescita dei consumi interni, mentre il saldo delle esportazioni del Paese rimane positivo.

La produzione delle centrali convenzionali di base è diminuita, mentre quella da fonti rinnovabili ha continuato a crescere. Secondo l’ESO, il fotovoltaico fornisce attualmente quasi la metà dell’elettricità prodotta in Bulgaria, e circa un terzo di tale produzione viene immagazzinato nelle batterie per essere venduto durante le ore serali, quando i prezzi sono più elevati.

Le centrali solari rappresentano oggi la principale fonte di produzione elettrica della Bulgaria, davanti alla centrale nucleare di Kozloduy, alle centrali termoelettriche e agli impianti idroelettrici.

La domanda di elettricità rimane nella norma per la stagione ed è ben al di sotto dei picchi registrati nelle estati precedenti.

La Bulgaria continua inoltre a essere un esportatore netto di elettricità, sostenuta non solo dall’elevata produzione interna ma, sempre più, anche dalla propria capacità di accumulo a batteria. Attualmente il Paese importa elettricità a basso costo dalla Grecia durante le ore diurne ed esporta elettricità verso la Romania quando, più tardi nella giornata, i prezzi aumentano.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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