Gli svizzeri hanno respinto con il 70,15% dei voti l’iniziativa popolare “Salvaguardare la neutralità svizzera”, promossa da un comitato vicino all’Unione democratica di centro (UDC/SVP) e sostenuta da Pro Svizzera, che mirava a rendere più rigida la neutralità del Paese attraverso un nuovo articolo della Costituzione federale. Il Sì si è fermato al 29,85% e nessun cantone ha approvato la proposta. Il risultato mostra inoltre che non si è prodotta la tradizionale frattura linguistica tra Svizzera francofona e germanofona: tutte le regioni del Paese hanno respinto l’iniziativa, comprese la Svizzera centrale e il Ticino, dove il consenso era atteso più alto. Persino Appenzello Interno, uno dei cantoni più conservatori, ha bocciato la proposta con quasi il 60% dei voti.

Il quesito non chiedeva se la Svizzera dovesse rinunciare o meno alla propria neutralità, principio già riconosciuto dalla Costituzione e dal diritto internazionale, ma se dovesse adottarne una definizione molto più vincolante. L’iniziativa chiedeva di iscrivere nella Costituzione una neutralità “perpetua e armata”: la Confederazione non avrebbe potuto aderire ad alleanze militari o di difesa né cooperare con esse, salvo in caso di attacco militare contro la Svizzera o di preparativi per un simile attacco. Avrebbe inoltre dovuto astenersi dai conflitti militari tra Stati terzi e, soprattutto, non avrebbe più potuto imporre autonomamente sanzioni contro uno Stato belligerante, fatta eccezione per quelle decise dalle Nazioni Unite e per le misure volte a impedirne l’aggiramento. Il testo chiedeva infine alla Svizzera di utilizzare la propria neutralità per favorire la mediazione internazionale.

La posta in gioco riguardava quindi soprattutto il margine di manovra della politica estera svizzera. Oggi Berna può collaborare con altri Stati per rafforzare la propria sicurezza e può aderire a sanzioni internazionali. C’à è avvenuto, per esempio, dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando la Svizzera ha recepito gran parte delle misure adottate dall’Unione europea contro Mosca. Secondo il Consiglio federale e il Parlamento, l’iniziativa avrebbe trasformato la neutralità in un quadro troppo rigido, limitando la capacità del governo di reagire ai mutamenti del contesto internazionale. I promotori sostenevano invece che regole costituzionali più precise avrebbero impedito interpretazioni variabili della neutralità e rafforzato la credibilità della Svizzera come Paese mediatore.

Secondo un’analisi del voto pubblicata dall’emittente pubblica svizzera SRF, l’esito non è stato sorprendente. Lukas Golder, dell’istituto di ricerca gfs.bern, ha osservato che fin dall’inizio era emerso un atteggiamento critico nei confronti dell’iniziativa, anche in una parte dell’elettorato dell’UDC. I sondaggi avevano inoltre mostrato un progressivo consolidamento del fronte contrario: nella prima rilevazione SRG il 54% degli intervistati respingeva la proposta e il 42% era favorevole; nella seconda, condotta all’inizio di settembre, il No era salito al 63%, mentre il Sì era sceso al 34%.

Secondo il politologo Urs Bieri, sempre di gfs.bern, il risultato dimostra anche “che le iniziative non si vincono solo con i soldi”: servono coalizioni politiche ampie e la percezione, nell’elettorato, dell’urgenza del problema. Entrambi gli elementi, secondo Bieri, sono mancati ai promotori. Le organizzazioni a favore dell’iniziativa disponevano complessivamente di oltre 5,5 milioni di franchi svizzeri per la campagna. Secondo i dati dichiarati nel registro della trasparenza sul finanziamento della politica, Christoph Blocher — imprenditore, ex consigliere federale e figura storica dell’UDC — aveva versato due milioni di franchi al fronte favorevole.

Dietro l’iniziativa vi era anche Pro Svizzera, organizzazione nata nel 2022 dall’unione di tre associazioni, tra cui l’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (AUNS), in passato presieduta dallo stesso Blocher. Pro Svizzera ha avuto un ruolo centrale nella raccolta delle firme e nella campagna referendaria. Il voto del 27 settembre non ha quindi rimesso in discussione il principio della neutralità, ma ha respinto il tentativo di definirne in Costituzione limiti molto più stringenti, in particolare sulle sanzioni e sulla cooperazione in materia di sicurezza.

[a cura di Simone Cantarini]

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