L’approvazione del piano ceco per l’utilizzo delle risorse dello strumento SAFE non è collegata in alcun pacchetto con l’approvazione dei piani ungherese o francese. Il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha dichiarato che i piani vengono valutati individualmente, diversamente da quanto sostenuto dal primo ministro ceco Andrej Babiš, che aveva lasciato intendere che il piano ceco sarebbe stato valutato insieme a quello ungherese.
Lo strumento finanziario europeo SAFE è stato istituito lo scorso anno e consente prestiti per equipaggiamenti militari. Diciannove Stati hanno richiesto finanziamenti, e la Commissione europea ha già approvato sedici piani. Restano da approvare solo quelli di Repubblica Ceca, Ungheria e Francia.
“Siamo sfortunati a essere in quel pacchetto con gli ungheresi. Non sarà forse un caso che si aspetti le elezioni”, ha dichiarato Babiš durante il vertice del Consiglio europeo rispondendo alle domande dei giornalisti sul ritardo nell’approvazione del piano ceco. In Ungheria si terranno il 12 aprile elezioni parlamentari, nelle quali, secondo diversi sondaggi, il partito Fidesz del premier di lungo corso Viktor Orbán potrebbe essere sconfitto dal partito di opposizione Tisza dell’eurodeputato Péter Magyar.
Alla domanda se l’approvazione del piano ceco sia dunque ritardata da Orbán, Babiš ha risposto: “Non lo so, è possibile, chiedete a Ursula von der Leyen perché non lo fanno”.
Il portavoce della Commissione europea ha confermato oggi che il piano ceco non è ancora stato approvato. “Ma ci stiamo lavorando, il nostro obiettivo non è ritardare inutilmente”, ha dichiarato Regnier. “Posso affermare con certezza che i piani non sono interdipendenti. Li valutiamo individualmente, caso per caso. Non è necessario che tutti e tre i piani vengano approvati contemporaneamente”, ha aggiunto.
Dopo la Commissione, il piano deve essere approvato anche dal Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta gli Stati membri. Successivamente sarà possibile firmare l’accordo di prestito e avviare le prime erogazioni. La Commissione, secondo il portavoce, è pronta a procedere rapidamente.
Secondo precedenti informazioni del ministero della Difesa ceco, Praga ha inviato alla Commissione un piano per utilizzare fino a due miliardi di euro (circa 50 miliardi di corone ceche) del programma SAFE, destinati a carri armati Leopard 2A8, veicoli Tatra T-815 e parte della costruzione dell’autostrada D11. I piani dovevano essere presentati entro la fine di novembre dello scorso anno, quando al governo in Repubblica Ceca c’era ancora l’esecutivo di Petr Fiala.
Il nuovo governo guidato da Andrej Babiš, secondo ČTK, ha inviato alla Commissione a gennaio una lettera relativa alla modifica dei progetti. Ciò ha ritardato l’intero processo e ha successivamente generato incongruenze.
Secondo alcune fonti dell’Unione, sono emersi problemi non legati ai progetti in sé, ma all’entità della somma richiesta da Praga, che differiva da quanto inizialmente annunciato. Secondo altre fonti, sarebbero cambiate solo le cifre richieste per i singoli progetti, non l’importo complessivo. Il governo Babiš vorrebbe apparentemente destinare più fondi alla costruzione di autostrade e meno agli equipaggiamenti militari.
A metà gennaio la Commissione europea ha approvato i piani dei primi otto Paesi, ovvero Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Croazia, Cipro, Portogallo e Romania, per un totale di 38 miliardi di euro. Pochi giorni dopo ha approvato altri otto piani per Estonia, Finlandia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia, per un valore complessivo di 74 miliardi di euro. La Polonia ha richiesto la somma più elevata, pari a 43,7 miliardi di euro.
L’Ungheria ha richiesto una delle somme più consistenti, pari a 17,4 miliardi di euro. La Commissione sta ora esaminando nel dettaglio questa richiesta, soprattutto alla luce delle persistenti preoccupazioni riguardo alla corruzione e alla mancanza di trasparenza negli appalti pubblici.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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