La Groenlandia torna al centro della competizione strategica nell’Artico. Dopo l’incontro di lunedì tra il governo groenlandese e l’inviato speciale statunitense Jeff Landry, nominato da Donald Trump per seguire il dossier dell’isola, oggi a Nuuk si apre la conferenza Future Greenland 2026, con la presenza di delegazioni statunitensi ed europee. Tra i partecipanti figura anche il commissario europeo per i Partenariati internazionali, Jozef Síkela, che interverrà sul partenariato tra Unione europea e Groenlandia.

Secondo quanto si evince dalla stampa locale, il calendario della conferenza, in programma il 19 e 20 maggio al Katuaq Cultural Centre di Nuuk, l’intervento del commissario UE  è previsto nella sessione dedicata a “The value of relationships – 40 years of EU-Greenland partnership”. Secondo la rappresentanza della Commissione europea in Danimarca, il commissario parteciperà anche al dialogo politico semestrale tra UE e Groenlandia, diventando il primo commissario europeo a prendere parte a questo formato, un segnale della crescente rilevanza strategica attribuita da Bruxelles al rapporto con l’isola artica.

La Commissione ha annunciato nei mesi scorsi l’aumento del sostegno ai Paesi e territori d’oltremare associati all’UE, con una dotazione proposta per il periodo 2028-2034 vicina al miliardo di euro, di cui circa 520 milioni di euro per la Groenlandia, con l’obiettivo di aprire a Nuuk un accesso più ampio ai programmi europei, incluso Global Gateway.

La presenza europea giunge mentre Nuuk cerca di gestire la fase più delicata dei rapporti con Washington. Il governo groenlandese ha dichiarato lunedì che sono stati compiuti progressi nei colloqui ad alto livello con gli Stati Uniti, ma ha ribadito che l’isola, territorio autonomo del Regno di Danimarca, “non sarà mai in vendita”. Landry, arrivato a Nuuk domenica, ha incontrato il primo ministro Jens-Frederik Nielsen e il ministro degli Esteri Múte B. Egede.

“Crediamo che ci siano progressi, e da parte della Groenlandia siamo concentrati sulla ricerca di una soluzione che sia positiva per tutti noi e, soprattutto, sul fatto che non si verifichino minacce di annessione, acquisizione o acquisto della Groenlandia e del popolo groenlandese”, ha dichiarato Nielsen ai giornalisti dopo il colloquio con l’inviato americano, ribadendo che il diritto all’autodeterminazione dei groenlandesi non può essere oggetto di negoziato.

“Il popolo groenlandese non è in vendita. L’autodeterminazione della Groenlandia non è negoziabile”, ha dichiarato Nielsen, secondo quanto riportato dalla televisione danese TV 2, dopo l’incontro.

Il governo groenlandese ha però fissato con chiarezza le proprie linee rosse. “Hanno chiesto un incontro, e noi abbiamo spiegato la nostra situazione e la nostra posizione: abbiamo alcune linee rosse, non venderemo la Groenlandia, la Groenlandia apparterrà ai groenlandesi per sempre”, ha affermato il ministro degli Esteri Egede.

I groenlandesi non sono “soggetti” su cui fare esperimenti

A fornire ulteriore linfa al dibattito anche la controversa partecipazione nella delegazione statunitense di Joseph Griffin, chirurgo vascolare di Baton Rouge, in Louisiana. Il governo della Groenlandia ha criticato l’arrivo a Nuuk di Griffin, affermando che i groenlandesi non sono “soggetti di esperimenti”.

Intervistato dall’emittente TV2 News, Griffin ha dichiarato di essersi unito alla delegazione come volontario per “valutare le esigenze mediche” dell’isola artica, che il presidente degli Stati Uniti ha ripetutamente minacciato di invadere.

Tuttavia, la ministra della Sanità della Groenlandia, Anna Wangenheim, ha condannato la sua presenza, definendola “profondamente problematica”. “Il settore sanitario in Groenlandia è stato storicamente oggetto di interesse geopolitico”, ha affermato in una dichiarazione, alludendo alle profonde sensibilità presenti in questo territorio, ora in gran parte autonomo, che, in quanto colonia danese, ha subito ripetuti abusi in ambito sanitario ai danni delle popolazioni indigene groenlandesi.

“Una società caratterizzata da grandi distanze, una cronica carenza di professionisti sanitari e uno sviluppo demografico che mette sotto pressione il sistema ci rendono vulnerabili – ed è proprio per questo che è profondamente problematico che persone con una missione politica volta a rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti mandino a Nuuk un cosiddetto medico volontario per “valutare i nostri bisogni””, ha aggiunto.

“I groenlandesi non sono soggetti di esperimenti in un progetto geopolitico. Il nostro sistema sanitario deve essere sviluppato attraverso una cooperazione rispettosa e l’autodeterminazione groenlandese, non tramite inviati politici con interessi strategici nascosti”, ha affermato la ministra.

Anche il primo ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha criticato la presenza di Griffin. “Se volete avere informazioni sulle condizioni sanitarie in Groenlandia, dovete contattare la Groenlandia attraverso i canali appropriati”, ha affermato parlando ai giornalisti dopo l’incontro con Landry.

La presenza di Griffin in Groenlandia sembra essere l’ultimo tentativo degli Stati Uniti di intervenire nel sistema sanitario dell’isola, dopo che Trump aveva dichiarato a febbraio che una nave ospedale era “in arrivo”, un’offerta respinta da Nuuk.

Una crisi diplomatica ancora aperta

La visita di Landry si inserisce in una crisi diplomatica aperta dalle ripetute affermazioni del presidente statunitense Trump sulla necessità per gli Stati Uniti di acquisire o controllare la Groenlandia per ragioni strategiche.

La posizione americana ha provocato tensioni con Copenaghen e con gli alleati europei, anche perché Danimarca e Stati Uniti sono entrambi membri fondatori della NATO.

Nel tentativo di abbassare il livello dello scontro, Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti hanno concordato il 14 gennaio scorso l’apertura di colloqui diplomatici ad alto livello, il cui esito non è stato ancora presentato.

Il territorio autonomo parte del Regno di Danimarca, fa gola agli Stati Uniti grazie alla sua posizione cruciale tra Nord America, Artico ed Europa. Gli Stati Uniti dispongono oggi di una base attiva in Groenlandia, la Pituffik Space Base, nel nord-ovest dell’isola, mentre alla fine della Seconda guerra mondiale la presenza americana comprendeva molte più installazioni. La Groenlandia rientra anche nei piani statunitensi legati al sistema di difesa missilistica “Golden Dome” voluto da Trump.

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