L’Unione europea si prepara a rinviare di un anno l’applicazione delle nuove regole sulle emissioni di metano per le importazioni di combustibili fossili. La decisione annunciata dal commissario all’Energia Dan Jørgensen arriva dopo settimane di pressioni da parte di diversi Stati membri, degli Stati Uniti e dei Paesi esportatori di gas, ma apre un nuovo fronte di contestazione da parte della società civile.
Novantanove organizzazioni statunitensi hanno infatti chiesto ai governi europei di non indebolire l’attuazione del Regolamento definito dall’Unione e di resistere alle pressioni dell’industria del petrolio e del gas.
Il Regolamento 2024/1787, il primo quadro europeo vincolante specificamente dedicato alla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico, è entrato in vigore nel mese di agosto di due anni fa. Il suo obiettivo è intervenire lungo l’intera filiera di petrolio, gas e carbone, attraverso obblighi di misurazione, monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni, oltre a restrizioni sul rilascio intenzionale di metano nell’atmosfera e sul flaring.
La roadmap del Regolamento e dei suoi rinvii
Il passaggio più delicato riguarda le importazioni. Dal 2027 gli importatori europei dovranno garantire una maggiore trasparenza sulle emissioni associate ai combustibili acquistati da Paesi terzi e dimostrare che i produttori rispettino sistemi di monitoraggio e verifica equivalenti a quelli richiesti nell’Unione.
Dal 2028, inoltre, dovranno essere comunicati annualmente i dati sull’intensità di metano della produzione e dal 2030 entreranno in gioco valori massimi di intensità di metano per determinati contratti di fornitura, con l’obiettivo di favorire progressivamente sul mercato europeo le produzioni meno emissive.
Il regolamento prevede anche un sistema di sanzioni nazionali: le multe devono essere effettive, proporzionate e dissuasive e possono includere pagamenti periodici. La normativa stabilisce inoltre che le sanzioni debbano tenere conto, tra gli altri elementi, della gravità e durata della violazione e dei benefici economici ottenuti grazie alla mancata conformità.
È proprio sull’applicazione delle sanzioni che Bruxelles ha già fatto una prima concessione. A luglio, la Commissione, pur precisando l’obbligo di istituire rapidamente i regimi sanzionatori nazionali, ha raccomandato agli Stati membri di non applicare, per tre anni, determinate sanzioni agli importatori che non rispettino gli obblighi previsti, salvo i casi di violazioni fraudolente.
Jørgensen ha annunciato martedì (29 settembre) un ulteriore rinvio, quello sulla parte del Regolamento relativa alle importazioni, spostandone l’applicazione al tardo 2027 e, potenzialmente, al 2028. Il commissario ha sottolineato che l’obiettivo climatico della normativa non viene modificato e che Parlamento e Consiglio dovranno decidere sul seguito della proposta.
La protesta dagli Stati Uniti
A questo secondo rinvio si sono duramente opposte novantanove organizzazioni non governative statunitensi, che hanno rivolto un appello agli Stati europei affinché questi non accettino la decisione di Jørgensen. Tra i firmatari figurano realtà di primo piano come Greenpeace USA, Friends of the Earth US e Oil Change International, insieme a numerose organizzazioni locali delle comunità che vivono nei pressi dei terminali di esportazione di GNL statunitensi.
La loro preoccupazione non riguarda soltanto la tempistica. Secondo le ONG, il rinvio rischia di trasformare una misura temporanea pensata per affrontare le difficoltà di implementazione in un progressivo indebolimento della capacità dell’Unione europea di imporre standard ambientali ai propri fornitori di gas.
Il punto centrale della loro denuncia è il GNL statunitense. Le organizzazioni sostengono che l’elevata intensità di metano dell’industria americana del gas sia ampiamente documentata e che il regolamento europeo rappresenti una delle poche leve rimaste per imporre standard sulle emissioni associate al gas importato dagli Stati Uniti.
Secondo la lettera, l’attuale situazione politica internazionale potrebbe portare il GNL americano a rappresentare fino all’80% delle importazioni europee entro il 2028, aumentando così l’importanza delle regole europee proprio nei confronti dei produttori statunitensi.
Le ONG contestano inoltre il legame tra rinvio delle norme e sicurezza energetica. La loro tesi è che allentare gli standard sul metano non produca necessariamente maggiore sicurezza dell’approvvigionamento, ma possa al contrario prolungare la dipendenza europea dai combustibili fossili importati.

