Il Caspian Pipeline Consortium (CPC) ha annunciato domenica che due petroliere sono state attaccate presso il terminale del consorzio al largo della costa russa del Mar Nero, aggiungendo che le operazioni di carico del petrolio sono state sospese.
Secondo il CPC, le petroliere ASIA e NISSOS IOS sono state colpite durante le operazioni di carico. La petroliera ASIA ha preso fuoco, ma l’incendio è stato successivamente domato.
“Non si registrano feriti né vittime tra il personale del CPC o i suoi appaltatori. Non si sono verificati sversamenti di petrolio”, ha dichiarato il consorzio, precisando che entrambe le petroliere sono rimaste a galla.
Il CPC non ha attribuito la responsabilità dell’attacco ad alcuna parte. Nell’ultima settimana si è registrata una forte escalation degli attacchi, da parte sia della Russia sia dell’Ucraina, contro il traffico marittimo nel Mar Nero e nel Mar d’Azov.
Il CPC gestisce un oleodotto lungo 1.510 chilometri che collega i giacimenti petroliferi kazaki sul Mar Caspio al porto russo di Novorossijsk, sul Mar Nero. Il petrolio caricato a Novorossijsk viene poi trasportato via mare verso i mercati internazionali. Circa l’80% delle esportazioni petrolifere del Kazakistan transita attraverso questa infrastruttura.
Lo scorso gennaio, droni ritenuti di provenienza ucraina colpirono due petroliere nel Mar Nero, nei pressi del terminale del CPC, che trasportavano petrolio kazako: la Matilda, noleggiata da una controllata di KazMunayGas per il trasporto del greggio del giacimento di Karachaganak, e la Delta Harmony, collegata al petrolio dei giacimenti di Tengiz, sviluppati da Chevron.
L’Ucraina non ha mai rivendicato ufficialmente gli attacchi di gennaio contro le due petroliere. Kyiv è rimasta in silenzio, in linea con il proprio atteggiamento su molte operazioni condotte contro la cosiddetta “flotta ombra” russa nel Mar Nero.
In generale, l’Ucraina ha giustificato la propria campagna contro le infrastrutture energetiche sostenendo che costituisca un legittimo attacco contro beni russi che finanziano lo sforzo bellico, senza tuttavia esprimere rammarico per gli effetti collaterali subiti da Paesi terzi, come il Kazakistan.
Astana ha protestato, definendo gli incidenti dannosi per le proprie esportazioni, pur non essendo parte del conflitto, mentre Kyiv ha osservato che il Kazakistan non aveva condannato gli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche civili ucraine. Non è stata quindi formulata alcuna scusa ufficiale per aver colpito, intenzionalmente o meno, navi che trasportavano petrolio kazako.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo pubblicato su EUAlive disponibile qui.

