“Quanto sta accadendo oggi nello Stretto di Hormuz rappresenta il più chiaro appello finora per una forte coalizione internazionale sulla sicurezza marittima”. È quanto dichiarato dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, nel suo intervento pronunciato ieri davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

“Sono sul tavolo numerose iniziative, ma gli obiettivi sono semplici: garantire il passaggio sicuro di tutte le merci attraverso questa rotta”, ha spiegato Kallas. “L’UE continuerà a respingere qualsiasi accordo che limiti il libero e sicuro transito attraverso lo stretto, in conformità con il diritto internazionale”, ha affermato.

Secondo l’Alta rappresentante, il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran “è in bilico, ma offre un’opportunità quanto mai necessaria per negoziare”. Per l’ex premier estone, l’Unione europea “continuerà a contribuire a tutti gli sforzi diplomatici per impedire che la regione precipiti in un ulteriore caos”.

L’intervento di Kallas giunge dopo l’entrata in vigore del blocco navale statunitense contro i porti iraniani a seguito al fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran avvenuti in Pakistan nel fine settimana. La Cina ha condannato il blocco navale definendolo “irresponsabile”, mentre le Nazioni Unite, tramite il portavoce Stephane Dujarric, hanno riferito che il Segretario generale, Antonio Guterres, sta invitando “tutte le parti” a rispettare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza, l’Alta rappresentante ha inserito la crisi nello Stretto di Hormuz in un quadro più ampio di deterioramento dell’ordine internazionale, indicando nella guerra russa contro l’Ucraina e nel conflitto in Medio Oriente le due manifestazioni più evidenti della rottura del diritto internazionale. Per Kallas, la guerra in Medio Oriente non è più soltanto una crisi regionale: i suoi effetti, ha avvertito, si estendono ben oltre l’area, colpendo i prezzi dell’energia, le catene di approvvigionamento e la stabilità economica di numerosi Paesi.

Kallas ha sostenuto che le ripercussioni della crisi si fanno sentire “dall’Europa all’Asia” attraverso l’aumento dei prezzi energetici, mentre “dall’Africa al Sud America” gli agricoltori subiscono le conseguenze della carenza di fertilizzanti. Secondo l’Alta rappresentante, la guerra sta accelerando fragilità già esistenti del sistema globale, tra dipendenze energetiche concentrate, corridoi commerciali vulnerabili e maggiore esposizione asimmetrica delle economie emergenti.

Non è mancato nel discorso dell’Alta rappresentante un riferimento al Libano, nuovamente al centro della guerra tra Israele ed Hezbollah. Come indicato da Kallas, l’UE sta valutando come sostenere meglio le Forze armate libanesi, anche per integrare la presenza delle Nazioni Unite e gli sforzi bilaterali di vari Paesi. Ma ha aggiunto che, per Beirut come per l’intera regione, la priorità resta una sola: “la guerra deve finire il prima possibile”.

Il blocco navale di Trump contro l’Iran può portare al punto di rottura con la Cina

Le accuse alla Russia

Nel suo intervento, l’ex premier estone ha puntato il dito contro la Russia, accusandola di sostenere l’Iran “con intelligence e droni” e sostenendo che il protrarsi della guerra favorisce la Russia attraverso prezzi energetici più elevati, arsenali di difesa aerea occidentali più rapidamente esauriti e una diversione dell’attenzione internazionale dall’Ucraina.

Il tono si è fatto ancora più duro nella replica finale alle accuse di russofobia espresse dal rappresentante permanente della Russia all’ONU, Vasily Nebenzia. Kallas ha respinto l’idea che la sicurezza europea possa essere costruita “con la forza” e ha ribadito che “l’aggressione non può pagare”. Se pagasse in Ucraina, ha avvertito, diventerebbe un precedente pericoloso altrove. Ha poi insistito sul fatto che “i confini non possono essere cambiati con la forza”, richiamando esplicitamente la Carta delle Nazioni Unite.

Rispondendo all’accusa di “russofobia”, l’Alto rappresentante ha ribaltato l’argomento: “La fobia significa paura, paura della Russia. E perché? Perché la Russia ha attaccato molti Paesi in passato”.

Kallas ha quindi ribadito la richiesta alla Russia di porre fine alla “brutale guerra in Ucraina”, invitandola a “rispettare la Carta delle Nazioni Unite, che sancisce: nessun cambiamento di confine con la forza, rispetto dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’indipendenza degli altri Paesi, e ciò è richiesto in particolare ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Hormuz, von der Leyen rilancia rinnovabili e nucleare: così l’Europa può uscire dalla dipendenza dai fossili

Le idee di Kallas per rilanciare l’ONU

Nel suo intervento Kallas ha presentato inoltre una serie di proposte per trasformare un sistema multilaterale messo in crisi da Donald Trump, Xi Jinping e Vladimir Putin. Lo stesso Consiglio di sicurezza “ha una responsabilità particolare nel garantire il rispetto delle regole, perché non può esserci sicurezza in un mondo di impunità”, ha ricordato Kallas, sostenendo le iniziative per “limitare l’abuso del diritto di veto quando il Consiglio “non adempie alla sua responsabilità per la pace e la sicurezza” e invitando a “considerare la possibilità di rimettere la questione all’Assemblea Generale”, ha detto Kallas.

L’Alta rappresentante ha anche lanciato un invito a “pensare fuori dagli schemi” degli ultimi 80 anni, lavorando a “partenariati bilaterali, alleanze, organizzazioni regionali, coalizioni di volenterosi, accordi minilaterali, o plurilaterali”. Secondo Kallas, “se intensificassimo questo tipo di iniziative, a livello regionale e con una massa critica, potremmo rafforzare il sistema nel suo complesso”.

Il mondo, ha affermato Kallas, assiste oggi “alla più grave violazione e al più grave crollo del diritto internazionale dalla Seconda guerra mondiale” e vede ormai una multipolarità fondata su sfere di influenza e rapporti di forza. “La multipolarità, se non è vincolata dalla Carta delle Nazioni Unite o dal diritto internazionale, non è mai stata pacifica, stabile, né favorevole alla sicurezza globale e a uno sviluppo economico equamente distribuito”, ha detto, aggiungendo che “finisce sempre nella devastazione”.

In questo quadro, la responsabile della politica estera dell’Unione ha rivendicato il ruolo dell’UE come partner affidabile del sistema multilaterale, ricordando il peso finanziario europeo dentro le Nazioni Unite. Gli Stati membri dell’Unione, ha ricordato, finanziano un quarto del bilancio regolare dell’ONU, mentre l’Ue e i suoi Paesi rappresentano il 42 per cento dell’assistenza pubblica allo sviluppo pur costituendo solo il 5 per cento della popolazione mondiale. Ma, ha precisato, il sostegno europeo all’ONU non si misura soltanto in termini economici.

Kallas ha poi richiamato una serie di missioni e strumenti europei che, a suo dire, danno sostanza al contributo dell’Unione alla pace e alla sicurezza internazionale. Tra questi, l’operazione IRINI, la missione ASPIDES nel Mar Rosso, il sostegno di lunga data alla stabilizzazione della Somalia, l’appoggio all’Autorità palestinese e gli impegni operativi attraverso EUBAM Rafah ed EUPOL COPPS. Tutte iniziative che, nelle parole dell’Alto rappresentante, dimostrano che l’UE sostiene concretamente l’azione delle Nazioni Unite sul terreno.

, , , , , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *