La guerra in Medio Oriente sta avendo “un impatto enorme” sull’economia dell’Unione europea, con una bolletta per le importazioni di combustibili fossili già aumentata di “22 miliardi di euro”. È l’allarme lanciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che al termine del Collegio dei commissari a Bruxelles ha ribadito la necessità di una risposta europea coordinata contro il caro energia, con stoccaggi gas e scorte petrolifere gestiti in modo comune, misure temporanee e mirate per famiglie e settori più esposti e maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato. Come indicato da von der Leyen, la riunione del Collegio dei commissari ha avuto al centro l’analisi degli impatti derivanti dal persistere del conflitto tra Stati Uniti e Iran e dalla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, con uno sguardo non solo a misure temporanee ma anche di medio-lungo periodo, in particolare per quanto riguarda una maggiore efficienza energetica, l’accelerazione di reti e stoccaggi e una più rapida elettrificazione dell’economia fondata su rinnovabili e nucleare.
Nel suo readout, relativo a un Collegio inizialmente previsto sulla Cina, von der Leyen ha confermato il quadro preoccupante già anticipato la scorsa settimana dal commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis. “Dall’inizio del conflitto, 44 giorni fa, la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro. Quarantaquattro giorni. Ventidue miliardi di euro. Neppure una singola molecola di energia”, ha affermato la presidente della Commissione UE, ammettendo che la crisi non è un evento lontano, ma uno shock immediato per l’economia europea e che “questo mostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia”.
Il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran avvenuti in Pakistan nel fine settimana e la decisione del presidente americano, Donald Trump, di rilanciare e imporre un blocco totale dello Stretto di Hormuz hanno fatto schizzare il prezzo del petrolio greggio benchmark Physical Forties del Mare del Nord, che, secondo dati LSEG, ha raggiunto i 148,87 dollari al barile, superando il picco del 2008.
L’attuale conflitto in Medio Oriente e il conseguente shock energetico giungono a quattro anni dalla crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, che portò i prezzi del gas in Europa a livelli record, intorno ai 300 euro per megawattora, e quelli del petrolio intorno ai 139 dollari al barile. Tuttavia, come indicato nei giorni scorsi dal direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), Fatih Birol, la crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz è “più grave di quelle del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme” e “il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione della fornitura di energia di tale portata”.
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Le misure immediate
Secondo von der Leyen, anche se le ostilità cessassero subito, le perturbazioni delle forniture energetiche dal Golfo continueranno per un certo periodo. Per questo, ha aggiunto, il Collegio dei commissari ha discusso un pacchetto di misure da portare ai leader europei in vista del prossimo Consiglio informale.
La prima risposta individuata da Bruxelles è il coordinamento a livello UE. Von der Leyen ha insistito sul fatto che “prima di tutto è importante che ci sia un coordinamento solido tra gli Stati membri, perché abbiamo imparato che in ogni crisi l’unità è la nostra forza”.
La presidente ha richiamato l’esperienza della piattaforma energetica europea del 2022, sostenendo che quella struttura ha già dimostrato la sua utilità aggregando acquisti di gas e mettendo in contatto domanda e offerta. “Non partiamo da zero con questo coordinamento nel settore energetico, ma possiamo fare di più e naturalmente possiamo fare meglio”, ha affermato von der Leyen. In questa logica rientra l’idea di coordinare a livello europeo il riempimento degli stoccaggi di gas, per evitare che gli Stati membri si presentino contemporaneamente sul mercato finendo per farsi concorrenza tra loro, così come la volontà di coordinare anche i rilasci delle scorte petrolifere per massimizzarne l’effetto.
Allo stesso tempo, la Commissione vuole vigilare affinché le misure d’emergenza nazionali non producano effetti distorsivi sul mercato unico. Il secondo pilastro indicato da von der Leyen riguarda il modo in cui i governi dovrebbero intervenire per proteggere famiglie e comparti economici più esposti all’aumento dei prezzi. Qui la presidente della Commissione UE ha richiamato esplicitamente le lezioni della precedente crisi energetica, spiegando che “le misure devono essere mirate”, non generalizzate, “tempestive”, quindi immediate, e “temporanee”. “Devono essere rapide, non tra un anno, ma immediatamente, e temporanee”, ha precisato von der Leyen, lasciando intendere la volontà di evitare sia sussidi indiscriminati sia strumenti destinati a diventare permanenti.
La presidente ha poi spiegato che la Commissione discuterà con gli Stati membri le migliori pratiche per costruire schemi di sostegno al reddito efficaci e limitati nel tempo e che queste indicazioni confluiranno nella comunicazione che verrà presentata la prossima settimana.
Parlando ai giornalisti, von der Leyen ha anche affrontato il nodo degli aiuti di Stato, precisando che “già questa settimana” vi sarà una consultazione con gli Stati membri su regole più flessibili. L’obiettivo, ha precisato, è offrire “più spazio per un sostegno temporaneo tramite aiuti di Stato nei settori più esposti”.
La presidente ha indicato anche una scadenza politica ravvicinata, spiegando che il suo obiettivo è far adottare questo quadro temporaneo entro il mese.
Al pari di quanto fatto la scorsa settimana dal commissario Dombrovskis, von der Leyen ha gelato quanti chiedono un’attivazione della clausola generale di sospensione del Patto di stabilità e crescita, precisando che, al momento, secondo la Commissione europea, non ci sono le condizioni. “Al momento attuale, mentre stiamo parlando, dobbiamo constatare che le condizioni per attivare misure alternative, come la clausola generale di sospensione (del Patto di stabilità e di crescita) o le clausole nazionali, attualmente, non sono raggiunte”, ha affermato. Tuttavia, ha aggiunto, “manterremo il nostro ruolo vitale di coordinamento, avendo gli interessi economici europei ben presenti”.
Nella sua disamina del Collegio dei commissari, von der Leyen ha affrontato anche il tema della domanda energetica, ricordando che “l’energia meno costosa è l’energia che non viene utilizzata”. La riduzione della domanda, ha spiegato la presidente, dovrà avvenire “nel pieno rispetto della libera scelta dei consumatori”, puntando soprattutto su misure di efficienza energetica come la ristrutturazione degli edifici e il rinnovo delle attrezzature negli impianti industriali, senza evocare razionamenti generalizzati, ma piuttosto una riduzione strutturale dei consumi.
La presidente della Commissione UE ha però analizzato anche la struttura stessa della bolletta energetica europea, facendo notare che, oltre al costo della fonte energetica, pesano oneri di rete, tasse e prelievi, mentre “la parte più piccola” resta quella legata al sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), fortemente criticato in questi mesi.
Sul sistema di scambio delle quote di emissione, la presidente ha difeso le modifiche già avanzate dalla Commissione alla Market Stability Reserve (MSR), spiegando: “Stiamo fermando la cancellazione delle quote e stiamo rafforzando la capacità d’intervento della riserva”. L’obiettivo, ha detto, è aumentare “la stabilità e la prevedibilità dei prezzi dell’ETS senza perdere l’importante segnale di prezzo”.
La Commissione prevede inoltre di consultare a breve gli Stati membri sui benchmark aggiornati e conferma di essere sulla buona strada per presentare a luglio la revisione complessiva del sistema ETS.
Quanto agli altri componenti della bolletta, cioè tasse sull’elettricità e oneri di rete, von der Leyen ha spiegato che il lavoro legislativo sta avanzando e che le proposte saranno presentate a maggio.
Puntare su rinnovabili e nucleare per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili
Per evitare nuove crisi, von der Leyen ha nuovamente rilanciato il percorso intrapreso per decarbonizzare l’UE e renderla indipendente dai combustibili fossili, come già delineato lo scorso 10 marzo nel nuovo pacchetto per l’energia pulita.
“Quello che stiamo vedendo in Medio Oriente non è una crisi lontana: in un mondo in cui tutto è connesso, gli effetti sono diretti e immediati”, ha detto, aggiungendo che questa è “la seconda crisi dei combustibili fossili in pochi anni”.
Per von der Leyen, l’UE sta pagando “un prezzo molto alto” per la propria “eccessiva dipendenza dai combustibili fossili” e “la dura realtà per il nostro continente è che l’energia da combustibili fossili resterà l’opzione più costosa negli anni a venire”.
Tra gli asset a disposizione dell’UE, von der Leyen ha indicato l’elettricità prodotta in Europa da fonti rinnovabili e dal nucleare, ricordando che, in questo contesto di crisi, la “strategia di decarbonizzazione non solo è stata confermata negli ultimi anni, ma cresce di importanza giorno dopo giorno”. L’obiettivo, ha spiegato, è molto chiaro: “Dobbiamo aumentare l’energia prodotta in casa, accessibile e affidabile”.
Ancora una volta, von der Leyen è stata piuttosto esplicita sulla necessità di rilanciare l’energia nucleare, insieme alle rinnovabili, osservando che questa combinazione può garantire all’UE “indipendenza, prevedibilità e sicurezza energetica”.
Secondo la presidente della Commissione UE, “l’unica via d’uscita duratura dalla dipendenza dai fossili è modernizzare”. Modernizzare, ha spiegato, significa “spostare la generazione elettrica verso le rinnovabili e il nucleare” ed “elettrificare l’economia il più rapidamente possibile”. Von der Leyen ha ricordato che oggi queste due fonti rappresentano già oltre il 70% della produzione elettrica europea, ma ha avvertito che questo non basta. Una parte consistente dell’energia pulita disponibile, infatti, “resta inutilizzata o viene addirittura sprecata”. Per questo Bruxelles punta su stoccaggio, flessibilità e accelerazione delle connessioni di rete. “Quello di cui abbiamo bisogno è capacità di stoccaggio. Abbiamo bisogno di flessibilità. Dobbiamo accelerare le connessioni di rete”, ha detto la presidente, aggiungendo che l’attuale calendario per il pacchetto reti è troppo lento: “Credo che sia troppo tempo, il senso di urgenza è troppo alto”. Di qui la richiesta ai colegislatori di approvare il pacchetto già all’inizio dell’estate.
Von der Leyen ha collegato la risposta alla crisi anche alla più ampia strategia di elettrificazione dell’economia europea. “Elettrificare l’Europa significa rendere l’Europa più indipendente”, ha detto, riconoscendo però che l’UE è ancora in ritardo “dietro agli Stati Uniti, per esempio, e dietro alla Cina”. In merito, la Commissione presenterà quindi prima dell’estate una strategia dedicata, con un nuovo obiettivo ambizioso sull’elettrificazione, la rimozione degli ostacoli regolatori ancora presenti e una mobilitazione più forte degli investimenti.
Su quest’ultimo punto, la presidente ha lanciato anche un messaggio agli Stati membri: “I soldi ci sono. Potete investirli nelle reti, nello stoccaggio, nelle batterie. Per favore usateli adesso”. Ma ha anche riconosciuto il limite del solo intervento pubblico: “Il denaro pubblico non basta. Abbiamo bisogno anche di molto più capitale privato”.

