Nel conflitto in Medio Oriente l’Europa continua ad avere una posizione non chiaramente definita, restando per il momento alla finestra nel difficilissimo negoziato tra Stati Uniti e Iran e bloccata al suo interno nel fornire una risposta chiara alle azioni condotte da Israele nella Striscia di Gaza, in Libano e in Cisgiordania. Nel dibattito sulla situazione in Medio Oriente dopo l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per una tregua di 60 giorni, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha indicato che l’intesa per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz può rappresentare “una svolta”, ribadendo che l’UE “è pronta a contribuire alla fase successiva dei negoziati, anche sul programma nucleare iraniano e sulla stabilità regionale, senza tuttavia rinunciare alle sanzioni nei confronti di Teheran”.
Nel suo discorso, Kallas ha richiamato anche la fragilità del Libano, la necessità di mantenere il cessate il fuoco con Israele e le divisioni tra i Ventisette sull’adozione di misure commerciali contro il governo israeliano.
Kallas ha elogiato gli sforzi di mediazione condotti da Pakistan e Qatar, insieme al contributo di Oman, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto. La loro azione diplomatica, ha affermato, “è stata essenziale per evitare una guerra totale e arrivare all’accordo”. L’Alta rappresentante ha riferito di avere parlato negli ultimi giorni con diversi omologhi della regione per valutare il contributo che l’Unione europea potrà offrire alla fase successiva.
“Dalla leva economica e dalle competenze tecniche sulle questioni nucleari a un più ampio impegno diplomatico, l’UE è pronta a sostenere una soluzione sostenibile che promuova la stabilità regionale, proteggendo allo stesso tempo i nostri interessi e la nostra sicurezza”, ha dichiarato.
Kallas ha tuttavia avvertito che “la fase più difficile di questo processo deve ancora arrivare”. La fine delle ostilità e la riapertura di Hormuz rappresentano soltanto il primo passaggio di un negoziato che dovrà affrontare questioni più complesse, a partire dal programma nucleare iraniano e dal ruolo regionale di Teheran.
Kallas: le sanzioni contro l’Iran resteranno
Nonostante l’accordo con Washington, l’Unione europea non intende revocare automaticamente le misure restrittive imposte all’Iran adottate lo scorso 8 giugno. “Per quanto riguarda le sanzioni contro l’Iran, resteranno”, ha affermato Kallas nella replica agli eurodeputati. “Questa è la leva economica che abbiamo e dobbiamo tenere attentamente in considerazione qualunque cosa venga concordata. Dobbiamo prendere le nostre decisioni”.
Le misure europee costituiscono quindi uno strumento autonomo rispetto all’intesa negoziata dagli Stati Uniti. Bruxelles valuterà l’attuazione dell’accordo e il comportamento delle autorità iraniane prima di assumere eventuali nuove decisioni.
Kallas ha ricordato che il Consiglio ha recentemente approvato nuove designazioni contro i responsabili delle azioni iraniane che minacciano la libertà di navigazione. L’8 giugno l’UE ha inserito nella lista delle sanzioni due persone e un’entità coinvolte nelle politiche di Teheran contro il transito nello Stretto di Hormuz. Come sottolineato lunedì al suo arrivo al vertice G7 di Evian dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, la revoca delle sanzioni contro Teheran non è al momento in discussione e dipende da un “cambiamento di comportamento” da parte di Teheran.
In merito, Kallas ha affermato che L’UE “respinge qualsiasi misura che imponga costi aggiuntivi al trasporto marittimo nello Stretto”, come invece vorrebbe Teheran, e sta coordinando la propria azione con i partner internazionali per contrastare i tentativi di limitare la libertà di navigazione e indebolire il diritto internazionale.
Kallas ha richiamato anche il ruolo dell’operazione navale difensiva europea Aspides, impegnata nella protezione del traffico commerciale nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. La minaccia rappresentata dagli Houthi yemeniti, ha osservato, resta elevata e l’UE ha ora “un numero record di navi di pattuglia nell’area”.
Il rischio di una nuova destabilizzazione del Libano
Accanto al dossier iraniano, Kallas ha dedicato particolare attenzione alla situazione in Libano, che rimane “altamente fragile” e richiede un impegno internazionale costante. Al momento lo Stato di Israele non ha alcuna intenzione di abbandonare il Libano, mettendo a serio rischio la firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe tenersi venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera. Lunedì, in conferenza stampa, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ricordato che Israele ha costruito intorno a sé “zone di sicurezza profonde” a Gaza, in Libano e in Siria. “E voglio essere chiaro: rimarremo in queste zone di sicurezza… per proteggere il nostro Paese”, ha affermato.
Sulla situazione in Libano, Kallas ha sottolineato che con l’attuazione dell’accordo complessivo, il cessate il fuoco tra Libano e Israele deve reggere”. La tregua, secondo l’ex premier estone, rappresenta “un’opportunità per porre fine al conflitto, dare una possibilità alla diplomazia e creare le condizioni per una de-escalation sostenibile”.
L’Unione europea continuerà a sostenere le autorità libanesi e, in particolare, “la loro determinazione a disarmare Hezbollah”, ha aggiunto Kallas.
Il punto centrale, secondo l’Alta rappresentante, è impedire che il Libano venga nuovamente trascinato in un conflitto regionale nonostante l’intesa raggiunta tra Washington e Teheran. “Le popolazioni civili in Israele e in Libano meritano pace e stabilità”, ha affermato.
Il sostegno europeo al governo di Beirut resta legato al rafforzamento delle istituzioni statali, al controllo delle armi e alla capacità delle autorità libanesi di riaffermare la propria sovranità sull’intero territorio nazionale.
Israele, insediamenti e possibili misure commerciali
Il punto forse più delicato affrontato da Kallas nel suo intervento nelle successive repliche agli eurodeputati è quello relativo alla posizione europea nei confronti di Israele. Al Consiglio affari esteri che si è tenuto lunedì a Lussemburgo, i ministri non sono riusciti a raggiungere un accordo unanime sull’imposizione di sanzioni contro il ministro israeliano della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, nonostante il numero crescente di Paesi membri, tra cui l’Italia, che sta premendo per misure punitive contro il politico di estrema destra.
Le sanzioni dell’UE richiedono il sostegno unanime di tutti gli Stati membri, e un nucleo di fedelissimi alleati di Israele all’interno del blocco ha di fatto bloccato l’attuazione del provvedimento.
Parlando in plenaria, Kallas ha nuovamente sottolineato le difficoltà in seno al Consiglio, criticando il piano per accelerare l’espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata. Lunedì il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha firmato un accordo quadro da 685 milioni di dollari per promuovere la costruzione di 6.000 appartamenti e gli investimenti nell’insediamento di Karnei Shomron, in Cisgiordania.
“I recenti piani di Israele per espandere rapidamente gli insediamenti in Cisgiordania non sono conformi al diritto internazionale e compromettono ulteriormente le prospettive della soluzione a due Stati”, ha affermato l’Alta rappresentante UE, annunciando di aver chiesto alla Commissione europea di elaborare proposte concrete sul commercio con gli insediamenti israeliani considerati illegali. In particolare, l’ex premier estone ha fatto riferimento a un elenco di opzioni per possibili misure commerciali, comprese misure volte a impedire l’importazione di beni provenienti dagli insediamenti illegali, che la Commissione dovrà elaborare, oltre una valutazione dell’esecutivo UE sulle questioni riguardanti le regole di origine dei prodotti, un altro tema sollevato dai governi europei.
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Pochi progressi nell’attuazione del Piano di pace a Gaza
Kallas ha poi ribadito che l’UE continua a considerare la soluzione a due Stati “l’unica strada praticabile per una fine sostenibile del conflitto israelo-palestinese e per una pace e una sicurezza durature in Medio Oriente”, denunciando allo stesso tempo l’assenza di progressi nell’attuazione del piano di pace per Gaza e il continuo aggravamento della crisi umanitaria. “Non possiamo aspettare oltre”, ha affermato, chiedendo un ingresso “immediato e senza ostacoli” degli aiuti nella Striscia.
Hamas, ha aggiunto, deve deporre le armi e i valichi di frontiera devono essere completamente riaperti secondo quanto previsto dal piano complessivo.
Nella replica al dibattito, Kallas ha indicato nella questione israelo-palestinese il nodo fondamentale delle crisi che attraversano il Medio Oriente.
“È vero che tutte queste altre guerre sono collegate a questo problema”, ha affermato. “Se non raggiungiamo un accordo o una normalizzazione di questo processo, avremo queste guerre ancora e ancora”. Secondo l’Alta rappresentante, gli accordi di pace finora discussi non affrontano due questioni fondamentali: la responsabilità per le ingiustizie commesse e il futuro dei rifugiati.
“Se non vedi nessuno chiamato a rispondere dell’ingiustizia inflitta alla tua famiglia, cercherai vendetta e rappresaglia, e questo circolo vizioso continuerà”, ha avvertito.
L’altra questione riguarda “tutte quelle persone che sono state cacciate dalla Cisgiordania e non hanno un posto dove andare”. Anche questo problema, ha concluso Kallas, dovrà essere affrontato per rendere possibile una pace duratura nella regione.

