Il Parlamento europeo alza il livello di pressione sulla Commissione e sugli Stati membri sul rispetto dello Stato di diritto. Un nuovo rapporto della commissione Libertà civili (LIBE), approvato con 50 voti favorevoli, 17 contrari e due astensioni, segnala progressi “insufficienti” nell’attuazione delle raccomandazioni contenute nel Rule of Law Report 2025 e invita Bruxelles a passare a una fase più incisiva.
Secondo gli eurodeputati, il dato più eloquente è che il 93% delle raccomandazioni della Commissione viene riproposto di anno in anno, segno di un impatto limitato sul terreno. Da qui la richiesta di introdurre parametri più chiari, scadenze precise e un monitoraggio sistematico dell’attuazione, accompagnati dall’uso “di tutti gli strumenti disponibili” per affrontare le carenze persistenti.
Il messaggio è politico oltre che tecnico: senza risultati tangibili, il meccanismo annuale rischia di perdere credibilità proprio mentre crescono le tensioni su indipendenza della magistratura, libertà dei media e corruzione.
Giustizia sotto pressione, corruzione e media
Il rapporto evidenzia come l’accesso a sistemi giudiziari indipendenti ed efficienti resti disomogeneo nell’Unione. Le criticità riguardano in particolare interferenze politiche, modalità di nomina dei giudici e regimi disciplinari.
Gli eurodeputati chiedono risorse adeguate per tribunali e cittadini, ma anche un maggiore controllo parlamentare nazionale sulle riforme della giustizia e il pieno rispetto delle sentenze sia della Court of Justice of the European Union sia della European Court of Human Rights.
Sul fronte della corruzione, il Parlamento denuncia l’insufficiente applicazione delle norme, soprattutto nei casi di alto livello, e richiama il rischio di impunità sistemica. Pur accogliendo positivamente la nuova direttiva europea anticorruzione, gli eurodeputati mettono in guardia da tentativi di indebolire organismi specializzati in alcuni Paesi.
Da qui la richiesta di rafforzare il ruolo della European Public Prosecutor’s Office e di accelerare l’adesione dell’Ue al GRECO, il gruppo anticorruzione del Consiglio d’Europa.
Preoccupazioni marcate anche sulla libertà dei media: giornalisti e testate indipendenti continuano a subire pressioni politiche, intimidazioni e sorveglianza, inclusi casi di spyware, in un contesto aggravato dalla concentrazione della proprietà che limita il pluralismo. Il Parlamento chiede l’attuazione piena e l’estensione del Media Freedom Act e della direttiva anti-SLAPP.
Spazio civico e nuove sfide
Il rapporto segnala inoltre un restringimento dello spazio civico, tra limitazioni normative, difficoltà di accesso ai finanziamenti e pressioni sulle organizzazioni della società civile. Qualsiasi restrizione, avvertono gli eurodeputati, deve restare pienamente conforme agli standard europei e internazionali sui diritti umani.
Tra le altre criticità emergono discriminazioni, odio religioso e razziale, ma anche nuove sfide legate alla dimensione digitale, dalle piattaforme online ai contenuti generati dall’intelligenza artificiale, e l’impatto delle violazioni dello Stato di diritto sul mercato unico, in particolare negli appalti pubblici.
Un punto chiave riguarda il collegamento tra Stato di diritto e protezione del bilancio europeo. Il Parlamento chiede un legame più diretto tra le valutazioni della Commissione e l’attivazione dei meccanismi di condizionalità, sia in chiave preventiva sia reattiva.
Verso il voto in plenaria
Il relatore Konstantinos Arvanitis (The Left) parla di un testo che rafforza le garanzie democratiche e affronta le minacce legate a corruzione, uso improprio dei fondi Ue e separazione dei poteri, auspicando un ampio sostegno politico anche in aula.
“Il nostro testo cerca di rafforzare le garanzie democratiche per i diritti fondamentali, le istituzioni democratiche, il giornalismo e la partecipazione pubblica e affronta la corruzione, affrontando l’abuso dei fondi dell’UE e le sfide nella separazione dei poteri come minacce chiave allo stato di diritto” ha detto.
“Ci aspettiamo di vedere lo stesso livello di sostegno politico e responsabilità nel voto plenario, al fine di inviare un messaggio forte che, in tempi turbolenti e storici, il Parlamento europeo non scenderà a compromessi sui suoi valori”.
Infatti, il rapporto sarà sottoposto al voto della plenaria nella sessione del 27-30 aprile a Strasburgo, in vista della pubblicazione del Rule of Law Report 2026 della Commissione. Un passaggio che rischia di trasformarsi in un nuovo banco di prova per la capacità dell’Ue di far rispettare i propri standard democratici al proprio interno.

