La Commissione europea ha presentato nuove linee guida per aiutare cittadini e comunità a prepararsi alle emergenze, comprese le prime 72 ore di una crisi, e ha annunciato l’intenzione di istituire una Giornata europea della preparazione. Le misure sono state illustrate dalla commissaria per l’Uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi Hadja Lahbib al Forum europeo della protezione civile, come passi successivi nell’attuazione della strategia dell’Unione per la preparazione, adottata a marzo 2025. Il Forum, che quest’anno celebra i 25 anni del meccanismo unionale di protezione civile, riunisce secondo la commissaria circa 2.000 partecipanti da oltre 90 Paesi.

Lahbib ha aperto con un ricordo personale: venticinque anni fa era in Afghanistan come giovane reporter per la televisione belga, mentre a Bruxelles l’Ue decideva che “nessun Paese dovrebbe affrontare un disastro da solo”. Vent’anni dopo, alla caduta di Kabul, il meccanismo ha contribuito a portare in salvo, con voli organizzati da sei Paesi, più di 21.000 persone, in maggioranza europei ma anche afghani la cui vita era in pericolo. Per la commissaria questa è la protezione civile europea: “una promessa fatta in silenzio a Bruxelles, mantenuta vent’anni dopo su una pista a Kabul”.

Le linee guida sulla preparazione della popolazione non sono vincolanti e servono alle autorità nazionali per fornire ai cittadini conoscenze e strumenti. Riguardano quattro ambiti. Il primo è l’autosufficienza per 72 ore: aiutare le persone a soddisfare i bisogni essenziali nei primi tre giorni di un’emergenza, mentre i soccorsi pubblici si mobilitano, anche con scorte di beni essenziali e kit di emergenza da portare con sé. Lahbib ha parlato di aiutare le persone a prendersi cura di sé “in quelle prime ore cruciali” e ha invitato i presenti a scansionare il QR code delle cartoline distribuite al Forum, che rimanda a “consigli molto concreti” per mettere al sicuro sé stessi e la propria famiglia. Il secondo è l’educazione alla preparazione, da inserire nei programmi della prima infanzia e della scuola primaria, con formazione per gli insegnanti e attività adatte all’età, senza creare paura o ansia nei bambini. Secondo la commissaria, imparare cosa fare quando suona la sirena dovrebbe essere “naturale come imparare a nuotare”, attraverso il gioco e la routine: “possiamo insegnare ai bambini a essere preparati, non spaventati”.

Gli altri due ambiti sono la preparazione inclusiva per le persone con disabilità, che prevede di tenere conto delle loro esigenze e di favorirne la partecipazione alla pianificazione, e la comunicazione dei rischi e delle minacce, per garantire informazioni tempestive, accessibili e affidabili prima, durante e dopo le emergenze. Sul primo punto Lahbib ha riferito le preoccupazioni che le persone con disabilità le hanno confidato: “E se non sento l’allerta? E se l’ascensore si ferma e non posso usare le scale in caso di emergenza?”. Domande che “possono essere questioni di vita o di morte”: le linee guida servono ad autorità e primi soccorritori per includere tutti in piani, avvisi e risposta, perché una società preparata “non lascia indietro nessuno”. Sul secondo ha sottolineato che le persone devono sapere cosa fare prima di una crisi e dove trovare informazioni di cui fidarsi: “in un’epoca di profonde falsità, le buone informazioni tagliano la paura”. L’obiettivo è una cultura della preparazione che dia fiducia invece di paura: “allertati, non allarmati. Preparati, non spaventati”. Le linee guida sono pubblicate con quattro documenti di orientamento che includono esempi di buone pratiche degli Stati membri e di altri Paesi, e potranno essere riviste in base ai riscontri ricevuti.

La Commissione propone inoltre di istituire una Giornata europea della preparazione, da celebrare ogni anno il 23 ottobre a partire dal 2027. La data coincide con l’anniversario dell’istituzione del meccanismo di protezione civile dell’Unione, avvenuta il 23 ottobre 2001. L’iniziativa risponde anche alle indicazioni del Panel europeo dei cittadini sulla preparazione, composto da 150 persone e riunito tra marzo e maggio 2026, che tra le sue raccomandazioni aveva suggerito una settimana annuale della preparazione. Quei cittadini, sorteggiati, “hanno portato idee fresche e un messaggio molto chiaro: le persone vogliono far parte della soluzione”. Due di loro erano presenti al Forum. Lahbib ha annunciato che porterà la proposta a Consiglio e Parlamento e ha affidato la riuscita della prima edizione ai presenti: “Sarà la vostra giornata”. La Commissione lavorerà con Parlamento europeo, Consiglio, Comitato economico e sociale europeo e Comitato delle regioni a una dichiarazione congiunta a sostegno della proposta.

Le novità si affiancano a una raccomandazione sulla continuità operativa e sui test di resistenza, adottata di recente e anch’essa non vincolante. Il testo indica a Stati membri e Paesi partecipanti al meccanismo di protezione civile come garantire che i punti di contatto nazionali restino operativi in ogni circostanza, anche durante eventi che causano interruzioni, attraverso piani di continuità e verifiche periodiche. L’obiettivo è che il meccanismo possa funzionare senza sosta e rispondere alle emergenze.

Lahbib ha dichiarato che “la preparazione comincia nelle nostre case, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità” e che l’Ue sta offrendo strumenti pratici ai cittadini rafforzando allo stesso tempo i sistemi su cui le persone contano quando scoppia un’emergenza.

Nel suo intervento la commissaria ha descritto un contesto di rischi in aumento. Lo scorso anno il meccanismo è stato attivato più di 60 volte, dieci volte più spesso rispetto ai primi anni: “Questo numero dice quanto il mondo è cambiato”. L’Europa è il continente che si riscalda più in fretta, e l’ultima estate è stata la più calda mai registrata, con circa 50.000 morti stimati per il caldo, la più letale di questo secolo. Il meccanismo è stato attivato dodici volte per incendi boschivi in una sola stagione. A queste minacce si aggiungono quelle che “non molto tempo fa sembravano inimmaginabili”: la guerra è tornata sul continente, gli hacker prendono di mira ospedali, comunicazioni ed elezioni, e il blackout che ha colpito Spagna e Portogallo ha lasciato al buio milioni di persone. “Non siamo in guerra, non siamo in pace. Viviamo in una pericolosa zona grigia, e quella zona grigia può diventare rossa in un battito di ciglia”.

Lahbib ha ricordato tre crisi che hanno cambiato il modo di lavorare del meccanismo: gli incendi in Portogallo del 2017, che causarono 66 vittime e portarono a rescEU, la riserva europea di risorse di emergenza; la pandemia di Covid-19; la guerra della Russia contro l’Ucraina, la più grande operazione nella storia del meccanismo, con oltre 5.500 pazienti trasferiti in ospedali europei con il sostegno dell’Ue. La Lituania ha inviato in Ucraina un’intera centrale elettrica. “Non stiamo solo aiutando l’Ucraina, stiamo imparando dall’Ucraina”, ha detto, chiedendo di portare quelle lezioni nei piani e nelle esercitazioni europee, “incluso il conflitto armato in Europa”.

Al centro della strategia c’è quella che la commissaria chiama “preparazione fin dalla progettazione”: prima di spendere un solo euro, ci si chiede se renda l’Europa meglio preparata e se funzionerà sotto pressione. Lahbib ha annunciato anche di aver aperto in mattinata la prima riunione del nuovo gruppo consultivo sulla preparazione, di cui aveva parlato la presidente Von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione, e ha chiesto finanziamenti solidi nel prossimo bilancio Ue, perché la solidarietà europea sia “più di una promessa”.

Un passaggio è stato dedicato ai vigili del fuoco, che “corrono verso il pericolo quando tutti gli altri scappano”. Lahbib ha riconosciuto le proteste in corso non lontano dal Forum, dicendo che le loro preoccupazioni “contano” e che meritano “rispetto, riconoscimento e, soprattutto, condizioni di lavoro dignitose”. Ha poi annunciato di voler estendere il prepositioning, cioè il dispiegamento dei pompieri nelle aree ad alto rischio prima dello scoppio degli incendi, perché la fiducia, “il superglue che ci tiene insieme, non si può costruire nel mezzo di una crisi”. Ai partecipanti ha chiesto di uscire dal proprio cerchio abituale: “Se siete pompieri, trovate uno scienziato. Se siete sindaci, trovate un’azienda. Non tornate a casa solo con nuove idee, ma con nuovi partner”.

La strategia per l’Unione della preparazione si basa sulle raccomandazioni del rapporto Niinistö e promuove un approccio che coinvolge l’intera società e l’intero apparato di governo, con responsabilità condivise tra autorità pubbliche, imprese, società civile e cittadini. Prevede azioni concrete per rafforzare la preparazione della popolazione, migliorare la consapevolezza dei rischi e potenziare la capacità di risposta alle emergenze.

Lahbib ha chiuso guardando ai prossimi 25 anni, rivolgendosi ai giovani presenti, che “saranno quelli che risponderanno alla chiamata domani”: un’Europa con “un kit di emergenza vicino a ogni porta, normale come una cassetta di pronto soccorso in auto”, dove ogni bambino sa cosa fare quando suona la sirena e, quando l’acqua sale, l’aiuto attraversa il confine “senza un secondo di esitazione”. “Venticinque anni fa l’Europa ha fatto una promessa: nessun Paese dovrebbe affrontare un disastro da solo. Siamo qui per mantenerla”.

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