In un contesto regionale segnato da conflitti prolungati, crisi umanitarie e crescenti difficoltà operative, l’Unione europea fa ciò che è in suo potere fare per il Medio Oriente, stanziando 458 milioni di euro. I fondi, annunciati dalla Commissione europea, saranno destinati a Palestina, Libano, Siria, Giordania ed Egitto, con l’obiettivo di sostenere milioni di persone in condizioni di estrema vulnerabilità.
La decisione arriva in un momento in cui diversi donatori internazionali stanno ridimensionando la loro presenza nella regione, mentre il diritto internazionale umanitario è sottoposto a pressioni sempre più intense. Bruxelles, al contrario, intende rafforzare il proprio ruolo, mantenendo attivi programmi di assistenza salvavita.
“In un Medio Oriente devastato dalla guerra, l’Unione europea si fa avanti mentre altri si tirano indietro”, ha dichiarato la commissaria europea per la Gestione delle crisi Hadja Lahbib. “Siamo ora il principale donatore che continua a fornire aiuti umanitari in alcune delle crisi più gravi al mondo, aiutando persone che vivono i momenti più bui della loro vita. Dobbiamo stare al loro fianco”.
La quota più consistente dei finanziamenti è destinata alla Siria, che riceverà 210 milioni di euro. A oltre un anno dalla caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, la situazione umanitaria resta critica: 16,5 milioni di persone necessitano ancora di assistenza. In particolare, oltre 3,2 milioni di rimpatriati si trovano ad affrontare infrastrutture distrutte e una grave carenza di opportunità economiche. I fondi europei serviranno a garantire accesso a cibo, assistenza sanitaria, alloggi, acqua potabile e istruzione per i minori esclusi dal sistema scolastico.
In Palestina, dove la crisi è ulteriormente aggravata dalla situazione nella Striscia di Gaza, l’Unione europea destina 124 milioni di euro. Oltre 3,3 milioni di persone restano in condizioni di bisogno, tra cui 2,1 milioni a Gaza e 1,2 milioni nella Cisgiordania occupata. Le condizioni sul terreno sono descritte come estremamente difficili: malnutrizione diffusa, sistema sanitario al collasso e ostacoli sistematici alla distribuzione degli aiuti umanitari.
Il conflitto riaccesosi sul finire del 2023 con Israele e che ha causato l’uccisione di oltre 70mila palestinesi, è tutt’altro che terminato, malgrado l’intervento degli Stati Uniti per la riconsegna degli ostaggi di Hamas. Sul territorio continuano a registrarsi violazioni del cessate il fuoco a cui le istituzioni internazionali non riescono a reagire, soprattutto ora che un nuovo scontro armato sta avvenendo nell’area. La Palestina resta dunque la regione in cui c’è meno sicurezza su quanto effettivamente produrranno i fondi destinati dall’Unione europea.
A proposito del nuovo fronte di guerra, il Libano, direttamente coinvolto in quanto attaccato da Israele, riceverà 100 milioni di euro. Prima ancora dell’attuale emergenza, oltre 3 milioni di persone nel Paese necessitavano di assistenza. Solo nell’ultimo mese, gli attacchi hanno provocato lo sfollamento di più di 800.000 persone. L’Unione europea ha già attivato un ponte aereo umanitario per la consegna di forniture mediche e beni essenziali.
Più limitati, ma comunque rilevanti, i fondi destinati a Giordania ed Egitto: rispettivamente 15,5 milioni e 8 milioni di euro. In Giordania, il sostegno europeo contribuirà a mantenere servizi essenziali come sanità e protezione, oltre a supportare i rifugiati sia nei campi che nelle comunità ospitanti. In Egitto, invece, gli interventi si concentreranno sull’assistenza ai gruppi più vulnerabili, sull’istruzione per i minori fuori dal sistema scolastico e sulla preparazione alle catastrofi.
Tutti i Paesi rientrano nell’Unione per il Mediterraneo, il braccio meridionale della Politica di Vicinato dell’Unione europea. Lo scorso novembre, in occasione del trentennale del Protocollo di Barcellona che aveva avviato i rapporti tra l’Europa e i Paesi nordafricani e mediorientali, la Commissione aveva annunciato grandi piani che prendessero in considerazioni aree internazionali e non più singoli Paesi, per favorire una zona di pace e uno sviluppo economico e politico tangibile.
Secondo la Commissione, questa pratica, come la stessa erogazione degli aiuti, continua a essere ostacolata da vincoli logistici, accesso limitato alle aree colpite e da un restringimento dello spazio umanitario, oltre che da continue violazioni del diritto internazionale umanitario.
Nonostante queste difficoltà, Bruxelles ribadisce che i finanziamenti saranno assegnati esclusivamente sulla base dei bisogni, nel rispetto dei principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza. I finanziamenti sono d’altronde una delle poche possibilità che l’Unione europea ha per sostenere tali Paesi, essendo priva di una politica estera unica che renda i suoi interventi immediati e pratici anche su altri piani.
“Continueremo a fornire aiuti salvavita finché sarà necessario”, ha detto ancora la commissaria Lahbib, che ha ricordato come l’Unione europea si batta per la difesa del diritto internazionale umanitario, strumento di difesa delle persone in difficoltà.
L’attuazione degli interventi sarà affidata alla rete consolidata della Commissione, che comprende agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni internazionali e ONG operative sul campo.

