DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell’autore/autrice.

Uno dei protagonisti assoluti degli ultimi trent’anni della riunificazione tedesca e dell’integrazione europea, Wolfgang Schäuble ci ha lasciato a 81 anni. Noto per le sue posizioni intransigenti nei confronti del debito pubblico e della crisi greca, in realtà Schäuble era un convinto sostenitore di una maggiore integrazione europea. Semplicemente, era convinto che essa dovesse essere accompagnata da una riduzione drastica dell’indebitamento, per non mettere a repentaglio l’intera costruzione comune.

Sia chiaro, le note positive finiscono qui. Schäuble ha imposto all’Europa intera una ricetta di austerità nel momento in cui serviva un gesto di coraggio per sostenere la ripresa economica, dopo la crisi finanziaria originatasi negli Usa e la crisi dei debiti sovrani nell’eurozona, innescata (non semplicemente segnalata) dalla speculazione sui mercati. Una ripresa che infatti è mancata in Europa rispetto ai competitor mondiali, relegandola ad un’area in sistematica crisi di crescita.

Insomma, Schäuble è stato un ossessivo fautore di un Ordoliberalismo rigoroso, intransigente. Lo mostrò col non-paper del 2015. E lo riaffermò a fine 2017, quando scriveva che la Germania avrebbe dovuto perseguire il rigore nei conti pubblici per sé stessa e per l’intera area dell’euro, “whatever it takes”, non casualmente ricalcando il “whatever it takes” col quale Draghi aveva impegnato la politica monetaria ad agire per salvare l’euro a qualsiasi costo.

Come se politica monetaria e fiscale fossero due pilastri contrapposti e non sinergici della politica economica. Come se a fronte dell’esigenza di rafforzare la liquidità per tentare di ridare fiato agli investimenti la politica fiscale non fosse tenuta a fare altrettanto, accompagnando la reflazione monetaria con quella fiscale. Come suggerì prontamente Christine Lagarde nel marzo 2020 all’affacciarsi della voragine del Covid, che infatti vide il lancio (quasi) congiunto del PEPP (la reflazione monetaria pandemica senza il vincolo del capital key, ossia senza rispettare per gli acquisti del debito pubblico la folle regola del capitale di ciascun Paese nella BCE) e del Next Generation EU.

Speriamo che l’eredità di Schäuble non si limiti al rigore finanziario da perseguire a tutti i costi. Perché tutti i costi, nella politica, potrebbero rivelarsi letali. Speriamo dunque che venga ricordato anche per la sua convinzione che, senza rafforzare la componente sovranazionale, un’Europa frammentata in decisioni su base nazionale è destinata all’irrilevanza politica globale.

, , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *