Mentre si diffondono in Europa le proteste dei cittadini che chiedendo condizioni di lavoro e istruzione migliori, salari più alti e interventi per abbassare il costo dell’energia, a Strasburgo si consuma oggi uno scontro politico fra il Parlamento europeo e il Consiglio sul prossimo budget dell’Unione 2028-2034: gli eurodeputati vogliono un budget più ambizioso per rispondere alle richieste dei cittadini, gli Stati, invece, tirano la cinghia e si appellano alla “prudenza”.

“Dietro ogni voce di bilancio che voteremo domani ci sono persone reali e i loro bisogni concreti” ha detto il correlatore del Parlamento europeo per il bilancio 2027, il socialista lettone Nils Ušakovs, che riflette la posizione dell’Eurocamera sul bilancio, ossia non soltanto un esercizio contabile, ma lo strumento attraverso il quale l’Unione decide quali priorità finanziare e quali lasciare indietro.

La posizione del Parlamento europeo resta quindi quella di un bilancio espansivo per far fronte alle vere esigenze dell’UE: non soltanto cancellare i tagli da 141 miliardi chiesti dal Consiglio rispetto alla proposta della Commissione, ma aumentare ulteriormente gli stanziamenti destinati ai programmi considerati prioritari.

Nel suo intervento in Aula, Ušakovs ha annunciato la proposta di ripristinare tutti i tagli del Consiglio, pari a circa un miliardo di euro in impegni e oltre 500 milioni in pagamenti, aggiungendo ulteriori 1,7 miliardi di euro rispetto al progetto di bilancio della Commissione. Dietro le cifre ci sono scelte politiche precise. Il Parlamento propone 96 milioni di euro aggiuntivi per Erasmus+, per consentire a più giovani di studiare all’estero senza dipendere dalle disponibilità economiche delle famiglie. Altri 63 milioni andrebbero a Horizon Europe, il programma europeo per la ricerca, mentre per EU4Health si chiede il ripristino dei tagli del Consiglio e un incremento di 50 milioni. L’agricoltura è un altro terreno di confronto: 85 milioni aggiuntivi per il Fondo europeo agricolo di garanzia e 20 milioni specificamente destinati ai giovani agricoltori. Non mancano gli interventi sulla sicurezza, sulle infrastrutture e sulle regioni di frontiera orientale, per le quali l’Eurocamera propone rafforzamenti mirati superiori a 371 milioni di euro.

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La logica è quella di un bilancio che risponda alle necessità sociali ed economiche dell’Unione, anziché limitarsi a contenere la spesa. “Quest’anno, semplicemente avere un bilancio è già un risultato”, ha riconosciuto Ušakovs, sottolineando la difficoltà di trovare un accordo in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche, dalla pressione sui conti pubblici e dalla crescente frammentazione politica.

Il Consiglio frena: “Non possiamo gravare sui bilanci nazionali”

Dall’altra parte del tavolo, il Consiglio difende la necessità di contenere le spese e conservare margini finanziari per affrontare eventuali emergenze. A rappresentare la posizione degli Stati membri nel dibattito è stato Thomas Byrne, ministro di Stato irlandese per gli Affari europei, secondo il quale il Parlamento non avrebbe dimostrato un sufficiente sforzo di ridefinizione delle priorità.

Le distanze tra le due istituzioni restano significative: secondo Byrne, le rispettive posizioni divergono per oltre 2,17 miliardi di euro in impegni e 1,2 miliardi in pagamenti. Il Consiglio contesta soprattutto l’aumento di numerose voci di spesa senza tagli compensativi altrove. “Utilizzare quasi tutti i margini disponibili”, sostiene Byrne, “significherebbe ridurre la capacità dell’Unione di reagire a crisi impreviste nel corso del 2027”.

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Ma l’argomento più politico riguarda i contributi degli Stati membri.

Un aumento eccessivo degli stanziamenti, avverte il Consiglio, rischierebbe di tradursi in maggiori versamenti nazionali, difficili da sostenere in una fase in cui molti governi devono già fare i conti con finanze pubbliche sotto pressione. È qui che emerge il nodo strutturale del bilancio europeo: un’Unione alla quale si chiede di intervenire su un numero crescente di crisi, ma le cui risorse continuano a dipendere in misura decisiva dalla disponibilità finanziaria e politica dei governi nazionali.

La Commissione tenta la mediazione, ma boccia i tagli del Consiglio

In mezzo allo scontro si colloca la Commissione europea, chiamata a favorire un compromesso tra le due istituzioni. Il commissario europeo al Bilancio, Piotr Serafin, ha riconosciuto le ragioni del Parlamento nel chiedere il ripristino degli stanziamenti iniziali. “Non vi sorprenderà sapere che apprezziamo il fatto che il Parlamento abbia ripristinato la spesa al livello proposto nel progetto di bilancio; come ho già comunicato in precedenza, la Commissione non ritiene giustificati i tagli proposti dal Consiglio” ha detto il commissario polacco, lanciando un chiaro segnale a Byrne.

Allo stesso tempo, Bruxelles invita l’Eurocamera alla cautela: gli incrementi richiesti dal Parlamento rischiano di esaurire i margini disponibili e di richiedere un ricorso significativo agli strumenti finanziari speciali, riducendo la capacità di risposta a nuove emergenze. Serafin ha quindi chiesto di utilizzare la lettera di rettifica presentata dalla Commissione a giugno come punto di partenza per il negoziato, ribadendo la disponibilità dell’esecutivo europeo a sostenere la procedura di conciliazione.

Parlamento e regioni contro un’Europa dei tagli

Il malcontento non si limita all’Eurocamera. La scorsa settimana, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha avvertito che l’istituzione non accetterà di essere ridotta a un mero organo di ratifica delle decisioni dei governi sul prossimo quadro finanziario pluriennale. Un messaggio che rivendica il ruolo democratico del Parlamento in una trattativa nella quale il Consiglio tende a esercitare un peso determinante.

Regioni in trincea per il nuovo bilancio dell’Unione: “Non sacrificare la coesione”

Anche le regioni europee hanno espresso preoccupazione per l’impostazione del nuovo bilancio. Al centro delle critiche vi è soprattutto il rischio di sacrificare la politica di coesione, uno dei principali strumenti con cui l’Unione finanzia infrastrutture, sviluppo locale, occupazione e riduzione delle disuguaglianze territoriali.

Per gli enti regionali, una riduzione delle risorse o una loro maggiore centralizzazione a livello nazionale rischierebbe di indebolire il legame tra le politiche europee e i territori, proprio mentre aumentano i divari economici e sociali.

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