Il Parlamento europeo “sarà un alleato” nella ricerca di un compromesso sul prossimo bilancio dell’Unione europea, ha affermato la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, avvertendo però che l’Assemblea “non sarà mai un mero organo di ratifica”. Parlando in conferenza stampa a margine del Consiglio europeo, iniziato giovedì a Bruxelles e dominato dal confronto sul prossimo bilancio a lungo termine dell’UE, Metsola ha affermato che “per noi, un elemento imprescindibile per costruire un accordo futuro deve essere l’introduzione di nuove risorse proprie dell’Unione europea”. Il Parlamento, ha aggiunto, è disponibile “ad approfondire le diverse opzioni, perché ciò alleggerirebbe la pressione sui bilanci nazionali e garantirebbe che il conto non venga presentato alla prossima generazione”.
A poco più di due mesi dalla fine del 2026, termine entro il quale la presidenza irlandese punta a raggiungere un accordo politico, la sfida è colmare la distanza tra i Paesi cosiddetti “frugali”, tra cui la Germania e diversi Stati del Nord Europa, che chiedono una riduzione di centinaia di miliardi rispetto alla proposta della Commissione, da quasi 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti, e gli “amici della coesione”, che intendono difendere le risorse destinate all’agricoltura e ai territori.
L’obiettivo della presidenza irlandese è trovare un compromesso tra i Paesi UE entro la fine del 2026, prima che le elezioni nazionali previste in alcuni dei principali Stati membri possano alterare gli equilibri politici e complicare ulteriormente la trattativa. Lo scorso 10 ottobre, la presidenza irlandese ha presentato una “negotiating box” che prevede un taglio dell’8% rispetto alla proposta della Commissione UE del 2025, confermando le cinque fonti di entrata proposte dall’esecutivo europeo ed escludendo le proposte del Parlamento europeo: un prelievo sui servizi digitali, un’imposizione sul gioco d’azzardo online e una risorsa collegata alle cripto-attività.
“Il mio messaggio ai leader, oggi, è stato che il Parlamento sarà un partner nella ricerca di un compromesso”, ha affermato Metsola, ricordando però al contempo che “mentre in seno al Consiglio servono 27 Stati membri, per il Parlamento il numero decisivo è 361 voti” su un totale di 720 seggi.
“Come potete immaginare – ha aggiunto – non è facile raggiungere questa soglia”. Per Metsola, un accordo potrà “funzionare soltanto se il prossimo QFP avrà il sostegno dei rappresentanti eletti direttamente dai cittadini”.
In base ai trattati UE, il Parlamento europeo ha il potere di approvare o respingere il regolamento sul Quadro finanziario pluriennale (QFP), ma non può emendarne direttamente il testo nella procedura di approvazione. Il regolamento richiede l’unanimità degli Stati membri in Consiglio e il consenso della maggioranza dei membri dell’Eurocamera. Il Parlamento può quindi esercitare un potere di veto, utilizzandolo come leva negoziale per ottenere modifiche al bilancio e maggiori garanzie sulle priorità di spesa.
La posizione del Parlamento è peraltro più espansiva di quella della Commissione. Nel mandato negoziale approvato il 28 aprile, l’Eurocamera ha chiesto un QFP da 1.789 miliardi di euro a prezzi costanti 2025, pari all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’UE, a cui aggiungere fuori dai massimali 149,3 miliardi per rimborsare il debito di NextGenerationEU. Per la spesa destinata ai programmi europei si tratta di circa il 10% in più rispetto alla proposta della Commissione, che include invece il servizio del debito nel totale del proprio QFP. La richiesta punta a finanziare le nuove priorità senza comprimere le politiche tradizionali.
Come ricorda Rapporteur, dopo l’accordo dei governi sull’ultimo bilancio 2021-2027 sono stati necessari cinque mesi per ottenere il consenso del Parlamento. Dopo le elezioni europee del 2024, l’Assemblea è inoltre più frammentata, con una maggiore presenza di forze euroscettiche favorevoli a ridurre i contributi nazionali a Bruxelles. Come indicato da Metsola, il testo definitivo “deve recare la firma dei nostri relatori”, Siegfried Mureșan e Carla Tavares.
Riguardo alla proposta negoziale (negobox) della presidenza irlandese, Metsola ha osservato che “mantiene alcuni importanti finanziamenti per politiche che producono benefici concreti per i cittadini”. Tuttavia, ha aggiunto: “Ho chiarito molto bene ai leader che i tagli proposti rischiano, innanzitutto, di compromettere il delicato equilibrio tra le nuove priorità e le politiche tradizionali”.
Per la presidente dell’Eurocamera non è possibile “concordare sulle ambizioni dell’Europa e poi tagliare le risorse necessarie per realizzarle”. Metsola ha quindi criticato il taglio del 35% ai finanziamenti per la protezione civile, “dopo l’estate che abbiamo vissuto”, quello del 10% ai fondi per Horizon, “proprio mentre vogliamo che il nostro continente innovi e sia competitivo a livello globale”, e la riduzione del 14% dei finanziamenti per le infrastrutture strategiche e la difesa, “mentre abbiamo una guerra alle porte”: “A nostro avviso, tutto questo è inaccettabile”.

